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Alitalia, tre indagati per bancarotta fraudolenta

di Gianni Dragoni


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Ansa

5' di lettura

Emergono i primi dei nomi degli indagati per bancarotta fraudolenta per il collasso di Alitalia-Sai, nella gestione targata Etihad. Gli indagati sono i tre manager che si sono succeduti alla guida della compagnia dal primo gennaio 2015 al 2 maggio 2017: Silvano Cassano, Luca Cordero di Montezemolo, Cramer Ball.

Le ipotesi della Procura di Civitavecchia
L'indagine è condotta dalla Procura di Civitavecchia, guidata da Andrea Vardaro, competente per territorio. Il 22 maggio la Guardia di finanza, inviata dai pm della città laziale, ha fatto perquisizioni negli uffici della compagnia a Fiumicino, ha sequestrato documenti, relazioni e personal computer.

Adesso, ha scritto il quotidiano La Stampa di oggi, ci sono tre manager indagati, sono quelli che nel periodo della gestione Etihad (che possedeva il 49% di Alitalia) hanno esercitato le deleghe operative di amministratore delegato. Dall'esame delle carte gli investigatori avrebbero ravvisato una serie di criticità e anomalie. Secondo gli inquirenti Cassano, Montezemolo e Ball avrebbero avuto responsabilità nell'ipotesi di una bancarotta fraudolenta di Alitalia.

Cassano primo a.d. della gestione Etihad
Il 26 novembre 2014 l'assemblea dei soci di Alitalia-Sai aveva nominato Montezemolo presidente (senza deleghe operative) e Cassano, già consulente di Etihad per fare il piano Alitalia, era stato indicato come amministratore delegato. L'australiano James Hogan, all'epoca a.d. di Etihad, fu nominato vicepresidente di Alitalia (non è indagato). Di fatto le cariche sono divenute operative dal primo gennaio 2015, quando sono scattati i conferimenti delle attività di volo alla nuova società, la “newco”, Alitalia-Sai. Ed è da qul giorno che Etihad è entrata nel capitale con il 49%, una partecipazione detenuta fino al 2 maggio 2017, quando la compagnia è stata commissariata dal governo Gentiloni per insolvenza e le quote dei soci si sono azzerate.
L'obiettivo della nuova Alitalia era quello di raggiungere il profitto operativo nel terzo anno, nel 2017, invece dopo appena due anni e quattro mesi è arrivata l'insolvenza. Cassano ha retto meno di un anno, si è dimesso il 18 settembre 2015 “per motivi personali”. Cassano non ha mai spiegato i veri motivi, non ha fatto dichiarazioni, ma i risultati erano peggiori delle previsioni, nel primo semestre 2015 la compagnia aveva perso 130 milioni di euro.

Le deleghe a Montezemolo
Lo stesso giorno delle dimissioni di Cassano il cda di Alitalia ha affidato le deleghe di gestione a Montezemolo, fino alla nomina del nuovo a.d. “Il consiglio di amministrazione _ scrisse Montezemolo in una lettera ai dipendenti _ ha assegnato a me i poteri fino alla designazione del nuovo amministratore delegato. Passeremo ora alla prossima fase della nostra strategia di trasformazione del business con una nuova guida. Vi daremo presto informazioni sul nuovo amministratore Delegato. Nel frattempo vi comunico che le competenze per la gestione ordinaria del business saranno ripartite ad interim tra il nostro chief operations officer, Giancarlo Schisano, ed il nostro chief financial officer, Duncan Naysmith, che riporteranno a me fino alla designazione del nuovo amministratore delegato”.
La scelta del nuovo a.d. è stata più lunga del previsto. Così l'ex presidente della Ferrari e della Fiat ha svolto il doppio ruolo di presidente e a.d. di Alitalia per poco più di sei mesi.

L'australiano Ball
Il terzo a.d. della gestione Etihad, e per ora terzo indagato per bancarotta fraudolenta, è Cramer Ball, il manager australiano che lavorava in un'altra compagnia partecipata da Etihad, l'indiana Jet Airways. Ball è stato a.d. di Alitalia dal 7 marzo 2016 fino al 2 maggio 2017 e in quel periodo Montezemolo è rimasto presidente, senza deleghe.
Le condizioni della compagnia sono peggiorate sempre più, mentre il settore del trasporto aereo a livello mondiale continua a fare profitti a palate. Lo scorso 5 dicembre l'associazione mondiale delle compagnie, la Iata, ha stimato che nel 2017 le aviolinee di tutto il mondo abbiano fatto 34,5 miliardi di dollari di utili netti aggregati, di cui 9,8 miliardi in Europa. Per quest'anno la Iata ha stimato utili netti aggregati per 38,4 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui 11,5 miliardi in Europa.

L'insolvenza di Alitalia
A far scattare l'inchiesta giudiziaria sono state la dichiarazione d'insolvenza di Alitalia, pronunciata con sentenza dal tribunale di Civitavecchia un anno fa, l'11 maggio 2017, e le carte successive, in particolare la relazione dei tre commissari sulle cause d'insolvenza, un documento obbligatorio previsto dalla legge Marzano, che è stato depositato dai commissari il 26 gennaio 2018. Era stato lo stesso cda Alitalia a presentare ricorso per insolvenza sia al tribunale sia al ministero dello Sviluppo economico, con un'istanza firmata dall'allora presidente Montezemolo.
Nella sentenza del tribunale che ha dichiarato l'insolvenza di Alitalia si fa riferimento all'ultimo bilancio depositato (relativo al 2015) “che registra una perdita d'esercizio pari a 408 milioni di euro e un rapporto di 1 a 2 tra attivo circolante e debiti”. Inoltre la sentenza citava “la situazione patrimoniale aggiornata al 28 febbraio 2017 che riporta un patrimonio netto negativo di 111 milioni di euro, perdite _ solo nel periodo che va dall'1 gennaio 2017 al 28 febbraio 2017 _ per 205 milioni di euro e un rapporto di 2 a 5 tra attività e passività correnti, evidenziando il perdurare di una situazione di oggettiva impotenza economica di natura non transitoria”.

Il ruolo di Hogan
Molte scelte nella gestione di Alitalia-Sai dal 2015 in poi sono state dettate da Etihad, il cui numero uno James Hogan è stato vicepresidente di Alitalia fino al commissariamento, inoltre molti uomini della prima linea di Alitalia erano anglosassoni provenienti dal gruppo Etihad o scelti comunque da Hogan. Nessuno di loro è indagato, almeno per ora.

I commissari
Dal 2 maggio 2017 la compagnia è affidata ai tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Gubitosi era stato anche nel cda di Alitalia, dal 15 marzo 2017 fino allo scioglimento il 2 maggio. Nella relazione sulle cause d'insolvenza i commissari hanno evidenziato come nel periodo 2008-2015 Alitalia abbia cumulato “2 miliardi di perdite”, 1,5 miliardi di aumenti di capitale e un miliardo di debiti. Non sono riportati i dati del 2016, anzi il bilancio 2016 non è stato redatto dai precedenti amministratori né dai commissari. Nell'audizione al Senato il 17 maggio scorso Laghi ha affermato che “la responsabilità della redazione del bilancio 2016 ricadeva sui precedenti amministratori, non sui commissari”.

Le perdite continuano
I risultati di Alitalia rimangono negativi, la compagnia perde 500-600 milioni l'anno (non essendoci un bilancio né del 2016 né del 2017 non si può affermare con precisione), l'anno scorso il governo ha dato un prestito statale di 900 milione perché la compagnia continui l'attività in attesa di trovare un compratore. Il decreto legge che proroga, per la seconda volta, il termine per la vendita di Alitalia fino al 31 ottobre prossimo è all'esame del Senato, che dovrebbe votarlo oggi in aula. Poi passerà alla Camera.

Non ci sono offerte d'acquisto vincolanti
Nessuna offerta vincolante d'acquisto è stata presentata ai commissari. Sono state presentate proposte per l'acquisto solo di pezzi dell'attività di volo di Alitalia, da Lufthansa, easyJet e Wizz Air. La procedura di cessione è bloccata in attesa che arrivino indicazioni politiche dal nuovo governo. “Il tempo per scongiurare l'ennesimo fallimento” di Alitalia “è molto ridotto”, dice il relatore del decreto al Senato, Mario Turco (M5S)

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