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Alitalia, la Ue accende i riflettori sui 3 miliardi del decreto rilancio

La costituzione di una nuova società per il trasporto aereo a capitale pubblico, come previsto dal decreto, dovrà passare al vaglio dell’Antitrust europeo. Ma l’ennesimo salvataggio a spese dei contibuenti sarà un’operazione difficile da spiegare ai partner, proprio mentre l’Italia chiede aiuti comunitari a fondo perduto per superare la crisi economica provocata dalla pandemia

di Giuseppe Chiellino

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La costituzione di una nuova società per il trasporto aereo a capitale pubblico, come previsto dal decreto, dovrà passare al vaglio dell’Antitrust europeo. Ma l’ennesimo salvataggio a spese dei contibuenti sarà un’operazione difficile da spiegare ai partner, proprio mentre l’Italia chiede aiuti comunitari a fondo perduto per superare la crisi economica provocata dalla pandemia


2' di lettura

La Commissione europea non ha ancora chiuso le due pratiche aperte su Alitalia per i prestiti di 900 e 400 milioni, che già deve riaccendere i riflettori sui 3 miliardi di euro di capitale previsti da decreto Rilancio per capitalizzare una nuova società che - nelle intenzioni del governo - prenderebbe il posto di Alitalia. La “nuova” compagnia sarebbe controllata dal Ministero dell’Economia o comunque da una società a maggioranza pubblica.

L’operazione è subordinata all’autorizzazione della commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, che proprio all’inizio della pandemia aveva sospeso il giudizio sul prestito da 400 milioni alla “vecchia Alitalia”, in amministrazione straordinaria. Prima di allora la Commissione non ha motivo di pronunciarsi, anche se i contatti tra Roma e Bruxelles sono già avviati.

Operazione difficile da spiegare ai partner Ue

La strada però si presenta già in salita. L’ennesimo salvataggio a spese dei contribuenti, in un Paese che chiede a gran voce ai partner europei aiuti a fondo perduto, è una mossa difficile da spiegare. Poiché a fine 2019 la compagnia non era in bonis, non sono applicabili le regole flessibili sugli aiuti di Stato introdotte da Bruxelles per la pandemia, quel temporary framework grazie al quale Lufthansa otterrà 9miliardi di euro dal governo tedesco. Secondo le autorità italiane, la costituzione di una newco a capitale pubblico è un’operazione di mercato e dunque l’erogazione di 3 miliardi non costituirebbe un aiuto di Stato. A sostegno di questa tesi ci sarebbe il valore attribuito agli slot sul medio e lungo raggio di cui la vecchia Alitalia ancora dispone e il fatto che la crisi del trasporto aereo, provocata dal Covid, ha drasticamente abbassato il costo del noleggio degli aeromobili. Sia per gli slot che per gli aerei, così come per il personale, la newco dovrebbe attingere alla società commissariata.

La discontinuità aziendale

Perché l’operazione sia autorizzata dalla Ue, è necessaria la discontinuità aziendale, come peraltro già accaduto nel 2008. Questo comporta alcune condizioni, a cominciare dal ridimensionamento del perimetro della compagnia, con la riduzione delle rotte (a fine 2019 erano 81, di cui 24 in Italia, per circa 3600 voli settimanali), del numero delle macchine (118 attuali) e del numero dei dipendenti, oggi poco meno di 12mila.

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    Giuseppe ChiellinoUfficio centrale

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese, Francese

    Argomenti: Politiche europee, politica di coesione, fondi strutturali Ue, integrazione carta-web

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