SALE IN ZUCCA

Alitalia, i voli pindarici di Di Maio e il brusco atterraggio nella realtà

La rotta di Alitalia, dopo tanti proclami e tante cordate, è oggi quasi obbligata: la nazionalizzazione

di Giancarlo Mazzuca


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(Ansa)

2' di lettura

Nell'ultimo anno Luigi Di Maio ci ha abituato ai voli pindarici anche perché, spesso e volentieri, riesce a dire tutto e il contrario di tutto. Ma nella vicenda Alitalia il leader dei grillini si è davvero superato. Basta ricordare il piano di privatizzazioni che l'attuale ministro degli Esteri annunciò, nel novembre del 2018, con tanto di lettera ufficiale dell'allora governo gialloverde all'Unione Europea. In quella missiva veniva, tra l'altro, precisato che, nel corso del 2019, le cessioni delle aziende pubbliche avrebbero raggiunto la modica cifra di 18 miliardi di euro, l'uno per cento del Pil.

Già allora era evidente come i numeri di quel faraonico piano fossero esagerati e parlammo subito di obiettivo utopistico. In effetti, sarebbe stato sufficiente soffermarsi sull'entità delle precedenti vendite di Stato: le dismissioni in sette anni, dal 2010 al 2017, erano state complessivamente 8,7 miliardi, cioè meno della metà della cifra ipotizzata soltanto per il 2019. Eppure molti avevano creduto al proclama di Luigino: dopo Giuliano Amato, l'uomo delle grandi privatizzazioni, ecco Di Maio, il nuovo Dottor Sottile.

Ma oggi siamo costretti a prendere atto che quel traguardo non è stato affatto centrato: come volevasi dimostrare. Non solo, esattamente un anno dopo, nel novembre del 2019, i soloni romani hanno anche riconosciuto che la rotta di Alitalia, dopo tanti proclami e tante cordate, è oggi quasi obbligata: la nazionalizzazione. Dopo il danno, la beffa: è stato lo stesso Stefano Patuanelli, succeduto a Di Maio al dicastero dello Sviluppo Economico, a dover ammettere che il consorzio per il salvataggio della compagnia aerea - capitanato dalle Ferrovie dello Stato, con Tesoro, Delta Airlines ed Atlantia - non è più percorribile dopo i tanti proclami estivi.

Che fare adesso? Qualcuno vorrebbe ripescare, oltre a Lufthansa, gli aspiranti “partner” (gruppo Toto e German Efromovich) che solo pochi mesi fa erano stati messi fuori dalla porta. Ma, a questo punto, la strada più percorribile sembra proprio la nazionalizzazione di Alitalia. Insomma, ancora una volta, tanto per cambiare, si rischia di ricorrere al cento per cento ai quattrini pubblici. Ma dove rastrellarli? Magari si aumenterà qualche imposta perché non c'è nulla di nuovo sotto il cielo tricolore: tanto paga Pantalone ….

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