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All’automobile (anche elettrica) serve un pieno di energia a basso costo

I prezzi in aumento delle materie prime allontanano le vetture elettriche di massa. Su tutto il comparto pesa il «caro bollette»

di Mario Cianflone

Dalla Svezia con tanta Cina. Il suv elettrico Volvo EX90 è realizzato con un mix di componenti derivati dalla casa madre Geely

3' di lettura

Fine di un sogno: l’auto elettrica per tutti, quella utilitaria nel vero senso della parola, che chiunque può comprare per muoversi a emissioni zero (in abito locale, però) non arriverà. Almeno non nei tempi che gli analisti prevedevano, gli stessi “partner” di grandi firm della consulenza, che sono soliti fare previsioni a 20 anni con dati allo “zero virgola”, i medesimi esperti che davano per certa l’auto volante nel 2020, quella a guida autonoma costruita da Google oppure da Uber. Non le abbiamo viste, insieme, soprattutto alle batterie a ioni di litio da 100 dollari a kWh (e anche molto meno). Non è successo, anzi il costo continua a salire, oltre quota 130/140 perché come hanno recentemente evidenziato top manager dell’auto come Luca de Meo, ceo di Renault Group o Matthew Harrison, numero uno di Toyota Motor Europe, il costo delle materie prime “battery grade”, litio in testa, ma anche rame e cobalto è in costante crescita, spinto da speculazioni e ben note pressioni geopolitiche che stanno creando non pochi problemi allo sviluppo della Lithium Economy al cui centro c’è proprio la rivoluzione dell’auto a batteria.

Del resto le case puntano ai margini e non più ai volumi: è sotto gli occhi di tutti la polarizzazione del mercato verso l’alto: megasuv (elettrici) ai confini dell’irrazionale per massa e dimensioni, citycar in phase out e auto medie (B-Suv per lo più) ibride o full electric che costano come vetture di lusso dell’era prepandemica. A proposito: tutte le case continuano a puntare sul premium (anche se mostrano un’immagine di marca che oscilla tra il pop e il cheap) e questo vuol dire modelli costosi e per pochi, anzi per pochissimi.

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Aumentano i prezzi, i listini crescono ed ecco che si verifica un altro fenomeno che pone ulteriori dubbi sulla transizione all’auto elettrica imposta “armatevi e partite” dalla Ue: l’aumento del costo d’uso. Secondo l’ultimo aggiornamento dello studio «Global Automotive Outlook» di AlixPartners il repentino aumento dell’energia sposta in alto il punto di pareggio tra vetture con motore termico e auto elettriche. Secondo Alix, infatti, «aumenta ulteriormente il numero di chilometri da percorrere per pareggiare il differenziale di prezzo rispetto alle equivalenti vetture con motore termico: il punto di pareggio Bev vs Ice (auto elettrica contro macchina con motore a scoppio) passa da 105mila km nel 2020 a 415mila km attuali». E, per inciso, 415mila chilometri, considerando la percorrenza media pro capite europea, significa oltre 40 anni! Come dire che avremmo raggiunto oggi il punto di pareggio di una Fiat Uno fresca di lancio. Il tutto, fermo restando che ci sono dubbi sul fatto che una batteria possa offrire una simile durata temporale e chilometrica.

E questo sul fronte del’utilizzo, ma sul lato mercato/produzione sono sempre i costi dell’energia, e delle materie prime, ad addensare le nubi più minacciose per i prossimi mesi. Sempre secondo AlixPartners «i volumi complessivi di nuovi veicoli immatricolati a livello mondiale confermeranno nel 2022 la lieve flessione rispetto al precedente anno, raggiungendo 78 milioni di vetture rispetto alle 80 del 2021 e ancora lontane dai livelli 2019 quando nel modo furono targati 90 milioni di veicoli». Per gli analisti di Alix si verificherà nel 2023 soltanto un leggero recupero con un volume di 84 milioni e un rialzo più sostanzioso nel 2024 a quota 90 milioni. E questo grazie a due driver: la riduzione del chip shortage che ferma la produzione e soprattutto dal mercato cinese che, in fase espansiva, potrebbe attestarsi a oltre 30 milioni di veicoli nel 2026, aumentando il proprio peso sulle vendite globali a discapito di Europa e Stati Uniti.

Inoltre, sempre secondo AlixPartners dovrebbe calare il costo delle materie (non parliamo di batterie ma di metalli e plastiche contenute in un’automobile). A marzo del ’22 si sono sfiorati i 3mila dollari per vettura mentre ora si attesta a quota 1.850 euro. Un livello comunque molto più alto rispetto a quello pre Covid (1,475 dollari). E sempre sui costi di produzione continua a pesare la bolletta energetica con un incremento, negli ultimi mesi, di 500 dollari per ogni auto prodotta. Insomma, ci saranno auto più care e sempre più made in China e questo ridefinisce la geopolitica dell’automotive.

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