DAL XII SECOLO AL 2018

All’Eurogruppo lo spettro di un revival della Lega anseatica contro la manovra italiana

di An.C.


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Da sinistra a destra, il Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in occasione della riunione dell’Eurogruppo (foto Reuters)

3' di lettura

All’Eurogruppo, la riunione dei 19 ministri dell’Economia dei paesi che aderiscono all’euro in agenda oggi e domani a Bruxelles, aleggia lo spettro di una riedizione della “Lega anseatica”, in salsa anti italiana. Nota come Hansa, termine germanico usato nel senso di “raggruppamento”, la “Lega anseatica” è stata un’alleanza commerciale, che ha preso vita nel XII secolo, tra i mercanti dell’Europa settentrionale. L’alleanza aveva sedi in numerose città che si affacciavano sul mare del Nord e sul mar Baltico.

Ora, nel 2018, un gruppo di una decina di Stati, in gran parte del Nord Europa, ha messo nel mirino la manovra italiana, ovvero la decisione dell’Italia di confermare un rapporto tra deficit e Pil al 2,4% nel 2019. Olanda, Finlandia, Irlanda, Slovacchia, Repubblica ceca, Estonia, Lituania, Lettona, Danimarca e Svezia hanno spinto nei giorni che hanno preceduto l’Eurogruppo per pubblicare un documento che propone la riforma dell’eurozona, tramite una stretta sul Fondo Salva Stati e una maggiore responsabilità dei singoli stati sulle perdite. Il tutto in un contesto che tra pochi giorni potrebbe registrare il via libera da parte di Bruxelles alla procedura Ue contro l’Italia per mancata riduzione della regola di riduzione del debito.

Il paper:più responsabilità nazionale sulle perdite
Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal quotidiano olandese De Volkskrant, il paper sarebbe un «forte avvertimento all’Italia: gli investitori in titoli di stato italiani potrebbero perdere i loro soldi». I privati con titoli pubblici, è il ragionamento, in caso di intervento del Fondo Salva Stati Esm subirebbero perdite analoghe a quelle della normativa del bail in per le banche in difficoltà. I 10 Paesi della “neo-lega anseatica” sarebbero infatti convinti che il «fondo Salva Stati debba essere adeguatamente attrezzato» e avere per questo «pieno accesso» alle informazioni dei bilanci pubblici degli stati. I Paesi del Nord chiedono politiche fiscali prudenti e sostengono «il ruolo rafforzato dell’Esm, come istituzione intergovernativa responsabile dei suoi azionisti. Il suo ruolo principale dovrebbe rimanere il finanziatore di ultima istanza per gli Stati».

La Slovacchia: l’Italia mette a rischio la riforma dell’Eurozona
L’Eurogruppo, almeno in assenza di colpi di scena, non potrà fare altro che prendere atto della scelta italiana di non modificare i saldi di bilancio, pur sperando che da qui al 13 novembre (giorno entro il quale il governo deve rispondere alla richiesta di modifica della legge di bilanci) maturi qualcosa di meglio. Al di là del fatto se il paper circolato alla vigilia della due giorni belga sarà pubblicato o meno, nel braccio di ferro tra il governo giallo verde e Bruxelles sui conti pubblici, i paesi del Nord fanno quadrato sulla Commissione europea. «Il mio messaggio è questo: l’Italia dialoghi con la Commissione Ue», dove quest’ultima «ha respinto il bilancio italiano: ora spetta all’Italia rispondere e poi di nuovo alla Commissione». Così il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra al suo arrivo all’Eurogruppo, aggiungendo: «non spetta a me speculare su cosa potrebbe succedere in futuro» se l’Italia non dovesse rispondere a Bruxelles e sulle conseguenze per la riforma dell’eurozona, che potrebbe così restare bloccata. «Temo che l’approccio e i passi assunti dal governo italiano stiano mettendo a rischio questi obiettivi, del completamento dell’architettura dell’Eurozona, questa è la mia preoccupazione», ha aggiunto il ministro delle Finanze slovacco Peter Kazimiral.

L’Irlanda: la crisi ha insegnato che tutti sono responsabili
«Una delle dolorose lezioni della crisi economico-finanziaria che abbiamo imparato è che, se tu condividi la moneta con molti altri Paesi, abbiamo tutti una responsabilità verso gli altri». È il monito del ministro delle Finanze irlandese Paschal Donohoe, il cui Paese a fine 2010 ha dovuto chiedere aiuto finanziario all’Ue e sottostare a un programma della Troika. «Spero che Commissione e Italia possano lavorare insieme», perché «è nel miglior interesse di tutti ora che sia raggiunto un accordo, e noi sosteniamo la Commissione Ue in questo», ha sottolineato. Al momento, ha precisato il ministro, gli effetti delle tensioni provocati dalla situazione italiana sui mercati «sono minimi sui bond irlandesi».

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