Lavoro

All’ex-Ilva scompare l’assenteismo per malattia

Le assenze sono calate dalle 1.700 di alcuni giorni fa a circa 200. L’organico medio in fabbrica si assesta su 3.300 persone sui tre turni

di Domenico Palmiotti

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(Reuters)

Le assenze sono calate dalle 1.700 di alcuni giorni fa a circa 200. L’organico medio in fabbrica si assesta su 3.300 persone sui tre turni


2' di lettura

È partita la cassa integrazione Covid 19 in ArcelorMittal, stabilimento di Taranto, dopo quella ordinaria per crisi di mercato applicata da luglio a marzo. Quella Covid 19, in conseguenza della fermata di una serie di impianti, tra cui l'altoforno 2 e l’acciaieria 1, con la produzione ai minimi termini, è stata chiesta dall'azienda per 8.173 addetti. Quasi tutta la forza lavoro del siderurgico, ma si tratta solo di un tetto perché il numero medio reale di cassintegrati è di 2.600.

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I tre turni nello stabilimento
L’organico medio in fabbrica si assesta invece su 3.300 persone sui tre turni. Circa 200 sono in smart working, le assenze per malattia sono calate dalle 1.700 di alcuni giorni fa a circa 200, mentre tra diretti e indiretti si calcolano meno di 5.000 presenze. Anche perchè ArcelorMittal ha per ora fermato i cantieri relativi ai lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale che impegnavano 900 unità.

Sino al 3 maggio, riferiscono i sindacati che ieri hanno incontrato l’azienda, non dovrebbe mutare nulla circa l'impiego della forza lavoro. Per le misure di prevenzione, in arrivo alle portinerie della fabbrica le termo camere in sostituzione dei termo scanner. ArcelorMittal sta inoltre vedendo con Asl Taranto come attivare i Rapid Test nei confronti dei propri dipendenti.

Nel frattempo, è in tensione l’indotto-appalto. Le imprese rivendicano i pagamenti per le fatture scadute. ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati che “sono state pagate le fatture per oltre 23 milioni di euro e che gli stessi pagamenti continueranno nei prossimi giorni”. Ma dal fronte delle imprese si evidenzia che questi pagamenti a molti non risultano, tant'è che ci sono aziende che stanno preparando gli atti ingiuntivi verso ArcelorMittal e Confindustria Taranto ha chiesto un nuovo tavolo al prefetto che è stato convocato per martedì. “Chiediamo il punto sui pagamenti arretrati ma anche la definizione di un percorso di transizione da qui a novembre, quando, stando all'accordo tra le parti, ArcelorMittal avrà un nuovo assetto con l'ingresso dello Stato” dichiara Antonio Marinaro, presidente Confindustria Taranto. Oltre alle imprese, sul piede

di guerra anche i trasportatori del siderurgico. Due i problemi sollevati: il pagamento delle fatture scadute, al pari degli altri imprenditori, e l'avvio, da parte di ArcelorMittal, di una nuova piattaforma per la gestione di tutti i servizi di trasporto. “In pratica - dicono i rappresentanti di categoria - qualsiasi trasportatore, da qualsiasi parte d'Italia, può iscriversi ed offrire ad ArcelorMittal i suoi servizi. Per noi, questa piattaforma ha una sola finalità: spingere al massimo la concorrenza tra i trasportatori con il committente che sceglie chi pratica il prezzo più basso. Ma non può esserci una iscrizione senza garanzie ed un minimo di certezze per chi opera da tanti anni nello stabilimento”.

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