sale in zucca

All’Italia un importante incarico economico nel nuovo governo europeo

di Giancarlo Mazzuca

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(Ludmila Smite - stock.adobe.com)


2' di lettura

2019: l'anno zero nei rapporti tra Italia ed Europa. Se il Belpaese ha trascorso gli ultimi mesi con la spada di Damocle della procedura d'infrazione nei nostri confronti minacciata dalla Commissione, gennaio si è aperto con un clima che appare un po' più disteso dopo il varo della manovra ritoccata. Ma, sulla strada che porta a Bruxelles, restano molti intralci, a cominciare dall'esito delle Europee di primavera. Cosa succederà con il voto di maggio? Ci sarà davvero un'ondata sovranista in tutto il Vecchio Continente - come sostengono i gialloverdi italiani - in grado di dare nuova linfa alla fronda degli euroscettici anche per via dell'emergenza-immigrazione? O ci sarà una tregua in modo d'allentare, nonostante le previsioni poco rosee, la stretta della crisi economica? Tanti, insomma, gli interrogativi di queste settimane. Uno tra i tanti: la situazione delle banche, a cominciare dagli sviluppi della vicenda Carige con tutti i risvolti europei.

Per capire meglio quali potranno essere i rapporti con la “nuova” Europa, ho sentito il parere del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli che non ha dubbi: l'Italia dovrà avere più peso all'interno della Commissione e, con forte determinazione, dovrà chiedere “un importante incarico economico nel governo europeo che verrà dopo maggio”. Il “numero uno” dell'Associazione bancaria italiana è piuttosto esplicito perché, a suo parere, non ci sono grandi alternative: la Ue avrà tanti difetti, ma per noi la strada appare sempre più obbligata. Basta solo vedere cosa è successo in autunno, con lo “spread” schizzato verso l'alto dopo le nostre prese di distanza dalla Commissione. Facendo tesoro anche di questo precedente - così come della mediazione in “zona Cesarini” del premier Conte che ha smentito tutti coloro che lo ritenevano solo un fantasma - dovremo cercare di avere, all'interno della Comunità, più voce in capitolo invece che mandare a quel paese i successori di Juncker & C. Dobbiamo contare di più perché, anche quando sembravamo ancora più fragili, ai vertici Ue potevamo sempre contare su personaggi di peso come Romano Prodi e lo stesso Mario Monti. Oggi abbiamo solo Mario Draghi alla guida della Bce, ma Francoforte non è Bruxelles e, per giunta, il suo mandato scadrà proprio quest'anno. Sì, credo proprio che il presidente dell'Abi abbia ragione: l'Italia dovrà avere più peso in Europa sul fronte economico. La strada appare obbligata.

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