Europa League

Roma travolta all’Old Trafford: Manchester è l’Olimpo del calcio in Europa

Il Manchester United schianta i giallorossi (6-2) e di fatto vola già in finale di Europa League. La città inglese sogna il record: due squadre in finale: oltre allo United, il City a un passo dalla Champions.

di Simone Filippetti

(NurPhoto via Getty Images)

6' di lettura

C’è sempre l’Inghilterra nel destino calcistico europeo della Città Eterna, sponda giallorossa. Ed è quasi sempre un destino amaro. Negli ultimi tre anni, tutte le volte che la As Roma è approdata in semifinale si è trovata sempre di fronte a un club inglese. Senza contare la storica, e fatale, finale persa contro il Liverpool, nel lontano 1984.

C’è da quarant'anni un conto in sospeso tra la Lupa e il calcio britannico. Nel 2018 è stata ancora la volta dei Red Devils, nella cornice prestigiosa della Champions League: semifinale della coppa, persa dagli italiani. La storia si ripete anche la sera del 29 aprile 2021: un'altra semifinale, contro il Manchester United.

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Stavolta è la meno ricca (economicamente) Europa League, ma non meno nobile. Non foss’altro perché la As Roma è l'unica squadra italiana rimasta in una competizione internazionale e perché l'ultimo trofeo europeo sulla bacheca del club romano è ormai impolverato: risale a sessanta anni fa.

Era il 1961 e la Roma alzò al cielo la Coppa delle Fiere, che sarebbe diventata la Coppa Uefa negli Anni 70, e poi l'attuale Europa League dagli Anni 90. L'avversario, allora, era il Birmingham City. Nemmeno gli Dei sfuggono al loro destino, insegna la tragedia greca. Nel destino della Roma, ha deciso la dea Eupalla, ci deve essere sempre l'Inghilterra. E ancora una volta l’Inghilterra ha sopraffatto l’Italia: un umiliante, e tennistico, 6-2 fa già volare di fatto lo United in finale di Europa League.

Rule Britannia

All’Old Trafford, uno dei vari Olimpo del calcio, l'undici di Paulo Fonseca ha cercato, invano, di fermare lo strapotere del calcio britannico: i giallorossi si giocavano l'accesso alla finale della Europa League, dove l'anno scorso arrivò l’Inter di Antonio Conte, ma perdendola). Una finale che manca da 30 anni: l'ultima volta fu proprio la coppa campioni persa col Liverpool.

Quaranta anni fa, Italia e Inghilterra si contendevano lo scettro del calcio. Oggi la Serie A è in declino, l'ultimo trofeo internazionale risale al 2010, l'anno del Triplete dell'Inter di Josè Mourinho: mai l'Italia ha avuto un così lungo digiuno.

La Premier League, invece, domina il calcio in Europa: quest'anno 4 club su otto sono approdati alle semifinali di Champions ed Europa League. Nessun paese ha così tante squadre nel G8 del calcio continentale. Non solo: dopo la remuntada del Manchester City, altra sponda della città, contro il PSG, a Parigi la sera del 28 aprile, e il pareggio in casa del Real Madrid da parte del risorto Chelsea di Tuchel, l'Inghilterra potrebbe monopolizzare la Champions League: la finale di Istanbul rischia di essere un banale derby di Premier, come due anni fa lo fu la finale di Europa League, vinta dal Chelsea allora allenato dall' incompreso e sottovalutato Maurizio Sarri, peraltro in predicato di sostituire proprio Fonseca, un altro incompreso, sulla panchina della Roma.

La città di Manchester, poi, insegue un record nel record: potrebbe essere la prima ad avere le sue due squadre cittadine in due finali di coppa contemporaneamente. E siccome ai medesimi Dei piace anche prendersi beffe degli uomini, lo strapotere della Gran Bretagna cade nell'anno della Brexit: dal primo gennaio il paese è fuori dalla Ue. Ma è ben dentro l'Europa del pallone. Rule Britannia era la canzone patriottica degli inglesi nell' 800 quando il paese dominava i mari di tutto il mondo e sull'impero della Regina Vittoria non tramontava mail il sole.

La sfida più difficile

Per la Roma, deludente e discontinua in campionato ma “bella di notte”, ripescando un famoso epiteto dell'ex romanista Zbigniew Boniek, anche se a coniarlo fu l’Avvocato quando il polacco era nella Juve, la sfida col Manchester United, era la sfida più difficile finora affrontata dal club della capitale in tutta la stagione.

I Red Devils non sono più quelli dei tempi d'oro e vivono una fase di declino, ma vantano una rosa temibile, soprattutto l'ex juventino Paul Pogba e il mattatore di coppa Bruno Fernandes. Soprattutto, i Diavoli Rossi sono in cerca di riscatto in Coppa: lo United è secondo in campionato, ma a distanza siderale dagli odiati cugini del City di Pep Guardiola. Avevano già perso la semifinale della Carabao Cup (una sorta di Coppa Italia) nel derby stracittadino con il City, e viene da un pareggio dalla trasferta di Leeds contro i Peacocks di Andrea Radrizzani. La finale di Europa League, peraltro già vinta quattro anni fa, è l'unico obiettivo stagionale rimasto, così come per la Roma.

Entrambe avevano bisogno vincere. Il pendolo della Storia, purtroppo, giocava a favore degli inglesi e tale si è confermato: lo United ha sempre vinto tutte le sfide contro la Roma. E all'Old Trafford, il club non perde una semifinale dal 1997. La Roma, invece, non vince una partita in trasferta, fuori d'Italia, nella massima competizione europea da venti anni: l'ultima volta era il 2001, c'era ancora una volta la bestia nera Liverpool.

In casa giallorossa c'era qualche talismano: il “vecchietto” Edin Dzeko è un ex Manchester City che più volte ha castigato più volte lo United e lo ha fatto anche con la Roma. Ha raggiunto un record personale (ha segnato in casa dello United con tre maglie diverse), ma non è servito a niente. Pure il centrocampista Henrik Mkytharian, uno dei pochi a salvarsi nella debacle dell’Old Trafford, e Chris Smalling, uno dei peggiori invece, sono ex Premier League.

Destini paralleli in Borsa

Destini analoghi di Roma e Manchester si intrecciano anche sul versante della finanza e della Borsa: lo United è stato il primo club di calcio al mondo a quotarsi, nel 1990, alla fine del decennio di Margaret Tatcher, che segnò l'inizio del turboliberismo del Regno Unito. Ma poi è stato delistato dal London Stock Exchange nel 2012 per quotarsi a New York al prezzo di 12 dollari ad azione. Oggi vale lo stesso prezzo e capitalizza 2,5 miliardi.

La Roma, invece, vanta il mini-record di essere stato il secondo club in Italia nel Duemila e oggi capitalizza 139 milioni di euro. Anch'essa è in odore di dire addio a Piazza Affari (perché ormai il flottante, attorno al 10%, è così scarso che non ha senso rimanere quotati) e la famiglia Friedkin, i nuovi proprietari americani, hanno già tentato un delisting, ma senza successo, l'anno scorso.

Dalle parti di Chiambretti

Al fischio finale alle 21.50 ora locale, nonostante la cocente delusione, il top manager della As Roma Guido Fienga, un passato tra telefonia e pay-tv, prima in Wind e poi nella defunta Dahlia Tv, aveva di che consolarsi: essere arrivati a una sola partita dalla coppa, ha già portato in cassa circa 15 milioni di euro di premi Uefa finora incassati (più la quota di mercato che la Uefa deve ancora definire).

Anche se l'avventura della “Maggica”, come la chiamano i tifosi, si ferma all'Old Trafford (il ritorno all'Olimpico, il 6 maggio 2021, potrebbe tranquillamente non disputarsi), per i bilanci della Roma, ricordando una famosa battuta dello showman Piero Chiambretti, è stato un successo: è probabile che i ricavi da diritti tv e premi torneranno sopra la soglia dei 100 milioni di euro.

Negli ultimi cinque anni, la AS Roma aveva sempre tenuto la Quota 100 negli introiti: nel 2017 il club incassò 105 milioni (inclusi 10 milioni di quota mercato Uefa), perché aveva partecipato al preliminare di Champions ed Europa League. L'anno dopo, quella della gloriosa semifinale col Liverpool il bilancio toccò la cifra record di 128 milioni e la quota Uefa salì a 45 milioni. Il 30 giugno del 2019, invece, la cifra incassata era scesa a 112 milioni.

Lo scorso anno, la tegola del Covid (che ha sospeso campionato e coppe poi e i relativi diritti tv slittati al 2020-2021) ha fatto crollare gli incassi a 80 milioni. E l'ultima riga di bilancio si è chiusa con una maxi perdita di 200 milioni, dieci volte tanto il passivo dell'anno prima (-24 milioni). Tra gli introiti rinviati dell'anno scorso e l'approdo alla semifinale la AS Roma dovrebbe ritornare a introiti a rivedere Quota 100.

Se fosse arrivata addirittura alla finale di Danzica, cosa che non succede dal 1991 all'epoca della finale tutta italiana contro l'Inter, 30 anni fa esatti, la torta sarebbe ancora più ricca, tanto da eguagliare il record del 2018. E il giro d'affari della Lupa avrebbe potuto rivedere quota 200 milioni come nel 2019, prima della pandemia.

La convinzione degli antichi greci, che temevano il destino come la forza più potente dell'universo, ha trovato l’ennesima conferma: ancora una volta la AS Roma è uscita sconfitta dal potente calcio inglese.


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