Sanità

All’ospedale Gaslini una nuova Tac grazie al ravvedimento di un condannato

Dona 850mila euro in beneficenza dopo un patteggiamento per diversi reati, tra i quali associazione a delinquere e frode assicurativa

di Raoul de Forcade

3' di lettura

«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior»: così cantava Fabrizio De André in un verso della sua Via del Campo. E proprio a Genova, città natale del grande cantautore, si dimostra quanto la poesia, talora, si avvicini alla realtà.

Grazie, infatti, al ravvedimento di un uomo che ha violato a lungo le leggi e che, per riscattarsi, oltre a saldare il suo debito con la giustizia, ha deciso di fare una cospicua donazione di 850mila euro, l’ospedale pediatrico genovese Istituto Giannina Gaslini può disporre di 750mila euro per acquistare una nuova apparecchiatura per la tomografia assiale computerizzata (Tac). Gli altri 100mila euro sono andati all’istituto di Genova San Marcellino (opera sociale dei gesuiti).

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«Siamo molto felici di questa donazione veramente importante – affermano Edoardo Garrone, presidente del Gaslini (oltre che del Sole 24 Ore e di Erg) e Renato Botti, dg dell'ospedale – che ci consente di acquisire una nuova Tac, prima in Europa per le sue caratteristiche, specificamente dedicata alle attività diagnostiche dei piccoli pazienti».

Apparecchiatura all’avanguardia

Grazie, dunque, «alla generosità di un singolo donatore - proseguono - abbiamo la possibilità di dotarci un’apparecchiatura all’avanguardia, che migliorerà l’accuratezza nella diagnosi per migliaia di bambini. Il nostro ringraziamento va alla Procura e alle forze dell’ordine: Genova può contare su uomini dello Stato che sanno andare al di là dell’espletamento del proprio dovere, sanno unire le forze e riescono a portare ulteriore aiuto a chi ha più bisogno».

Il riferimento alla Procura di Genova è naturale, visto che, proprio grazie al lavoro del Sostituto Giovanni Arena, dopo una denuncia alla polizia locale di Genova di Genova da parte della compagnia assicurativa Aviva, è nata l’indagine che ha fatto emergere l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alle truffe alle compagnie assicurative, organizzata e capeggiata da Giuseppe Tacchella, gestore di una carrozzeria, e composta da almeno una decina di soggetti, tra i quali falsi testimoni e due avvocati del foro genovese.

Una lunga frode

La frode, hanno stabilito gli inquirenti è durata oltre 20 anni e, tra i sinistri falsi, ne figurano sei nei quali la parte danneggiata o responsabile alla guida della propria Porsche 911 è addirittura una signora ultranovantenne (zia di Tacchella), deceduta nel 2017.

L’indagine, che la Procura ha proseguito col supporto della commissariato Foce Sturla e del nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di finanza, ha consentito di procedere al sequestro preventivo di oltre 6,5 milioni tra fondi, titoli e depositi in conto corrente, in gran parte riconducibile alle truffe assicurative e all'evasione fiscale.

Nei giorni scorsi ci sono stati 20 rinvii a giudizio, 20 archiviazioni e 17 patteggiamenti, tra cui quello di Tacchella. Questi, chiarisce la Procura, ha manifestato ravvedimento «decidendo di saldare fino all’ultimo centesimo il suo debito verso la giustizia per l’attività illecita posta in essere nel corso di oltre vent’anni».

Patteggiamento e donazione

Oltre a «prestare consenso per un patteggiamento allargato, concordando la pena significativa di quattro anni e otto mesi di reclusione e 23mila euro di multa», Tacchella, spiegano ancora dalla Procura, «ha acconsentito alla liquidazione di parte del patrimonio sequestrato, tramite l'amministratore giudiziario nominato dal Gip, per complessivi 4,3 milioni di euro». In più da Tacchella è arrivato il versamento, a titolo di beneficienza, di 850mila euro, di cui di 750mila, come si è detto, al Gaslini e di 100mila al San Marcellino.

«Come cittadini - ha sottolineato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - siamo grati per l’attività che il Gaslini svolge per tutti noi. E questa vicenda, con la donazione, dimostra come la giustizia a volte raggiunga risultati più che apprezzabili».

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