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Alla Consulta la parola sullo slittamento della riforma Cartabia

A sollevare la questione di legittimità è stato il giudice unico del tribunale di Siena

di Giovanni Negri

Cartabia: su giustizia concluderemo riforme prima di fine governo

2' di lettura

A pochi giorni dalla sua entrata in vigore il primo decreto legge del Governo Meloni finisce davanti alla Corte costituzionale. Per il suo eterogeneo contenuto e per il rinvio della riforma Cartabia del processo penale. A sollevare la questione di legittimità è stato il giudice unico del tribunale di Siena con un’ordinanza depositata l’11 novembre dove, per 33 pagine, si mettono nel mirino le norme sotto una pluralità di punti di vista.

La mancanza dell’urgenza

A mancare innanzitutto sono i requisiti di necessità che, soli, possono giustificare l’adozione di un provvedimento d’urgenza. Il contenuto è infatti assolutamente frammentario , conseguenza ovvia della distanza che, sottolinea l’ordinanza, corre tra le ragioni giustificative di ciascuna delle misure previste.

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Con esse, infatti, si spazia dalla necessità di reintegrare il personale medico nelle strutture ospedaliere, all’obiettivo di prevenire e reprimere le riunioni organizzate ritenute pericolose per l’ordine pubblico, con l’introduzione di un nuovo reato; dalla necessità di predisporre interventi organizzativi di supporto alla riforma del processo penale, a quella di impedire pronunce d’incostituzionalità in materia di ergastolo ostativo.

Il rinvio al 30 dicembre

Più nello specifico, a non convincere è il rinvio al 30 dicembre della riforma, impedendo l’applicazione dal 1° novembre delle modifiche più favorevoli all’imputato o al condannato, permettendo la sopravvivenza, oltre il termine previsto, della precedente e peggiore disciplina.

L’ordinanza ricorda infatti come «il principio di non ultrattività delle norme penali più sfavorevoli, pur non avendo la stessa tutela costituzionale accordata al principio di irretroattività delle norme incriminatrici meno severe, non è affatto privo di copertura costituzionale».

Le distinzioni dell’ordinanza

In questa prospettiva allora se l’obiettivo dichiarato dal Governo è rappresentato dalla necessità di adottare misure di natura soprattutto organizzativa per evitare la paralisi degli uffici giudiziari, allora l’intervento dovrà avere per oggetto non tanto l’intera e complessiva riforma, soprattutto se organica e di sistema, ma soltanto le parti che concretamente richiedono l’adozione di queste misure.

«Di contro - si osserva-, tutto quel che di più viene precluso e inibito, in termini di impossibilità per gli organi giudiziari di applicare nuove discipline normative sostanziali, esula e così fuoriesce dallo scopo di preservare il bene-interesse dell’amministrazione della giustizia e dell’efficienza del processo, in siffatta parte palesandosi pertanto la misura come non necessaria».

Il trattamento più favorevole

Se poi a essere impedite dal rinvio sono modifiche normative dalla cui applicazione deriva un trattamento più favorevole per gli imputati, la maggiore invasività dello slittamento è in contrasto con valori e diritti di rango costituzionale tra i quali quello a essere giudicati in base alle più favorevoli valutazioni dell’ordinamento su un fatto prima punito più gravemente.

Un rinvio di tutta la riforma dunque non appare certo il «meno invasivo possibile» , quando sarebbe bastato procedere a rinvii selettivi, lasciando entrare in vigore le parti della riforma che dispongono modifiche sostanziali più favorevoli.

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