ALIMENTazione

Alla Corte di Giustizia inizia la discussione sul mais transgenico in Italia

dalla Redazione

3' di lettura

Produzione di mais transgenico in Italia, inizia alla Corte di Giustizia Ue la «discussione orale» della causa C-111/16 (Giorgio Fidenato, Leandro Taboga e Luciano Taboga). La causa è dedicata alla coltivazione di una qualità di mais transgenico (geneticamente modificato), vietata dalla legislazione nazionale ed è stata sollevata in base al rapporto dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare («EFSA») che considera sicura detta qualità di mais, alla possibilità per la Commissione di adottare misure provvisorie urgenti e all’incidenza del principio di precauzione sull'adozione di misure provvisorie da parte di uno Stato membro.
Il contenzioso nasce dalla previsione sull’autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) concessa caso per caso a livello UE, previa presentazione di una domanda. Agli Stati membri spetta di procedere alla valutazione iniziale dei rischi connessi alla coltivazione degli OGM.
Nel 1998, ricorda la Corte di Giustizia, la Commissione ha autorizzato l'immissione in commercio di un mais geneticamente modificato prodotto dalla Monsanto Company, il MON810, particolarmente resistente agli insetti.
Diversi Paesi hanno notificato all'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) clausole di salvaguardia, che però sono state dichiarate dalla stessa, nel 2009, scientificamente infondate. In pratica, l'EFSA ha ritenuto il MON810 sicuro per la salute e per l'ambiente.
L'11 aprile 2013 il governo italiano, sulla base di recenti studi scientifici che evidenziavano la necessità di adottare certe precauzioni nella coltivazione del mais transgenico, ha chiesto alla Commissione di adottare una misura d'urgenza e di vietare, quantomeno provvisoriamente, la coltivazione e l'immissione in commercio del MON810.
La Commissione, tuttavia, ha ritenuto insussistente, nella specie, l'urgenza di provvedere e ha chiesto un nuovo parere scientifico all'EFSA. Quest'ultima ha confermato l'assenza di pericolosità del prodotto. La Commissione, pertanto, non ha adottato alcun provvedimento teso a vietare la coltivazione del mais in questione o a prescriverne particolari modalità di coltivazione.
Nonostante ciò, l'Italia ha vietato, per una durata di diciotto mesi, la coltivazione del mais geneticamente modificato MON810 sul suo territorio, con decreto del 12 luglio 2013 del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare [2], emesso in ossequio agli articoli 53 e 54 del regolamento (CE) nº 178/2002 [3]. Il legislatore ha, inoltre, stabilito sanzioni penali per chi viola detto divieto [4].
Le motivazioni per cui il governo italiano ha stabilito il divieto, nonostante il parere dell'EFSA, si trovano esposte nelle premesse del citato decreto del 12 luglio 2013. In particolare, ivi si legge che:
- “il mais MON810 è stato autorizzato nel 1998, ai sensi della direttiva 90/220/CE, in base alla quale i requisiti in materia di valutazione dei rischi sono molto inferiori a quelli stabiliti dalla Direttiva 2001/18/CE che la abroga e sostituisce;
- … nel parere dell'8 dicembre 2011 sul mais Bt11 (n.d.r.: altro tipo di mais transgenico), l'EFSA ha concluso che la coltura di questo mais presenta impatti in relazione all'acquisizione di resistenze da parte di parassiti e sulla mortalità delle popolazioni di lepidotteri sensibili e ha ritenuto che questi risultati si applichino al mais MON810 che produce la stessa tossina Cry1Ab, raccomandando, pertanto, un rafforzamento delle relative misure di gestione e di sorveglianza;
- il suddetto parere mette in evidenza che la coltivazione del mais MON810 è chiaramente suscettibile di presentare un grave rischio per l'agrobiodiversità in mancanza di misure di gestione che siano in grado di limitare questo rischio…”.
I signori Fidenato e Taboga sono imputati in un procedimento penale davanti al Tribunale di Udine per avere, in concorso tra loro, posto in essere coltivazioni di mais transgenico di tipologia MON810.
Il Giudice del Tribunale di Udine chiede, in via pregiudiziale, alla Corte di giustizia se il divieto dell'Italia di coltivazione del mais transgenico MON810 sia compatibile con il diritto dell'Unione.
In particolare, il Tribunale di Udine chiede alla Corte:
1)se la Commissione sia tenuta ad adottare delle misure urgenti a richiesta di uno Stato membro ai sensi dell'articolo 54 del regolamento n. 178/2002 anche se ritiene insussistenti rischi per la salute o per l'ambiente;
2)se uno Stato membro possa adottare misure temporanee urgenti (ai sensi dell'articolo 53 del medesimo regolamento), quando la Commissione gli ha comunicato la mancanza dei presupposti per l'adozione di tali misure urgenti;
3)se uno Stato membro possa adottare misure di urgenza ai sensi dell'articolo 34 del regolamento (CE) n 1829/2003[5], in assenza di rischi gravi ed evidenti, sulla base del solo principio di precauzione, e mantenere tali misure a seguito della comunicazione dell'assenza di rischi da parte della Commissione e dell'EFSA;
4)se uno Stato membro possa mantenere le misure precauzionali adottate o rinnovarle quando il periodo transitorio è scaduto, anche se è chiaro che la Commissione ritiene, a seguito del parere EFSA, che non sussistono le condizioni per adottare misure di emergenza per alimenti o mangimi animali.

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