alta moda a parigi /2

Alla durezza dei tempi la couture risponde con il massimalismo dei sogni. E il glitter diventa politico

di Angelo Flaccavento


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3' di lettura

«Ho cambiato registro», dice Giorgio Armani, introducendo la collezione Armani Privé: «Il bello della moda è che si evolve in continuazione. Noi stilisti non possiamo fermarci, irrigidirci in una idea di coerenza che nega il presente. Penso che questo sia un momento di decorativismo, e allora ho deciso di esplorare il tema a modo mio, adottando un tono pacato invece che urlato, visitando un linguaggio visivo al quale era da un po’ che non mi accostavo».

In passerella la visione si concretizza in una idea di nuovo decò fatto di geometrie sensuali e superfici lucide, compatte, lustre come lacche: chineserie astratte, in rosso acceso e bluette, sospese tra anni Venti e tempo presente, come piacerebbe a Serge Lutens. La donna che si materializza è fredda, ma sotto la lacca che la ammanta è fremente, seducente. Si muove a piccoli passi; ha una grazia civettuola.

Lo show è una festa per gli occhi, amplificata dall'armonia tra la linearità vibrante dei look e l'opulenza degli stucchi e degli affreschi dell'Hotel L'Evreux, con l'impagabile visione di Place Vendome dalle finestre. L'alta moda parigina è affair breve e conciso, in termini di show e numero di giorni, ma ad alto tasso di intrattenimento per occhi e fantasia. A questo giro, forse in reazione alla durezza dei tempi, forse per naturale - e sanissima - sventatezza, il clima in passerella è particolarmente festoso: abbondano i glitter, i colori scintillanti, le superfici lucide, le losanghe clownesche.

Giorgio Armani in smoking al termine della sfilata

Da Armani Privé anche i cappellini a cono con la veletta rigida hanno un che di clownesco. Se anche il sempre sobrio Giorgio Armani opta per una visualità forte e rompe il proprio codice pur mantenendo un innato gusto per la sintesi, la capacità di siglare il pensiero in una silhouette - che è precisa, e verticale - non c'è che da prendere nota. «Bisogna lasciar libera la testa di sognare - conclude - Io lo ho fatto e mi sono divertito». Il messaggio è incontrovertibile, e il cambiamento evidente. Va via anche la T-shirt blu: Armani esce in passerella con lo smoking di velluto, ed è raggiante.

Il clima è festoso anche da Chanel, benché l'assenza di Karl Lagerfeld in passerella alla fine dello show, giustificata da un annuncio che lo vuole “molto stanco” crei non poca agitazione tra il pubblico. Ma lo show deve proseguire, ed è leggero e spensierato come un pomeriggio d'estate in villa, sulla riviera francese, ascoltando Mina e motivetti orecchiabili, indugiando in un lussuoso dolce far niente.

Chanel porta fra la neve di Parigi un giardino d’estate mediterraneo

Chanel porta fra la neve di Parigi un giardino d’estate mediterraneo

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I capelli spazzolati all'insù e gli occhi fumigati, le giovin signore Chanel si aggirano svagate per il giardino in lunghi tailleur scintillanti dai colori pastello, gonne vaporose, combinazioni bianche e nere. Sprizzano una opulenza che sa un po' di anni Ottanta, senza che però nulla appaia greve, o forzato. Nel clima gentilmente festoso, la sposa si spoglia di tutto ma non degli scintillii, e rimane in velo e costume da bagno argento. La prova ha una leggerezza che convince, e che solleva.

Givenchy

La couture di Clare Waight Keller per Givenchy emana una sensualità algida, ma in qualche modo magnetica. Sembra creata in vitro, trasformando l'atelier in un laboratorio, da tanto che è chirurgico l’innesto di elementi contrastanti, come il latex e i pizzi, gli zaini e i fiocchi, il maschile secco e il femminile fremente. Sembra un esercizio ingegneristico, da tanto che è esatta la silhouette: scolpita sul busto, cesellata dalle baschine che imitano gilet, liberata dai volumi che si gonfiano sul dorso. Di collezione in collezione, Waight Keller prende confidenza con il vocabolario Givenchy, che interpreta in modo insieme personale e rispettoso del codice. Il ghiaccio bollente è la sua sigla, e va benissimo.

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