ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùesperienza in diretta

Alla guida di un A320 da Fiumicino a Linate col simulatore di volo di Alitalia

A bordo del simulatore dove ogni anno si addestrano 1.600 piloti della compagnai italiana, oltre ai cadetti e a quelli di altre compagnie

di Antonio Dini


default onloading pic

7' di lettura

Cielo limpido, ottima visibilità, temperatura ideale. L'Airbus A320 di Alitalia è fermo a inizio della pista 25, in attesa del via libera. È il giorno perfetto per decollare dall'aeroporto di Fiumicino: correre verso il mare, alzarsi e virare a destra, puntando verso lo scalo di Linate risalendo la costa tirrenica. Routine, per molti passeggeri abituali della tratta più trafficata d'Italia e una delle più dense al mondo.

L'unico problema è che questa volta seduto a destra, nel posto del primo ufficiale, c'è il quippresente giornalista, che in più di vent'anni di professione di aerei ne ha presi a centinaia, ma non ne ha mai pilotato uno. Anche perché non ha nessuna qualifica per farlo.

«Non si preoccupi – dice il comandante Fabio Polloni, 53 anni, direttore dell'addestramento Alitalia – la guido io. Adesso finiamo di configurare l'assetto per il decollo e poi andiamo. Tenga i piedi sulla pedaliera, porti avanti la manetta di tre scatti e mantenga l'aereo al centro della pista mentre prende velocità. Quando glielo dico, tiri leggermente verso di sé lo stick per alzare il muso dell'aereo e decollare. Mi raccomando, un movimento limitato, gentile. A chiudere il carrello ci penso io».

Non si preoccupi comandante, penso, anche se in realtà c'è da preoccuparsi e anche molto.

Il comandante Fabio Polloni, direttore dell’addestramento di Alitalia

Comunque, un occhio sulla pista e uno sull'orizzonte artificiale, anche se il panorama dalla cabina di pilotaggio è invidiabile: i finestrini dell'Airbus sono abbastanza ampi da far vedere non solo davanti ma anche di lato. I comandi gemelli dei due motori avanzano di tre scatti e l'aereo comincia la corsa di decollo. La cabina vibra e si muove, mentre la pista scorre sempre più veloce. L'aereo tende leggermente a destra o forse è solo una impressione: con la pedaliera comunque compenso. Tiro leggermente verso di me lo stick sulla destra e l'aereo si solleva. Per davvero.

La scuola di volo di Alitalia

Polloni è un comandante di lungo corso di Boeing 777 e ha all'attivo 16mila ore di volo. Oltre a questo, è direttore dell'addestramento Alitalia, cioè sia dei piloti che degli assistenti di volo e del personale di terra. Proviene da AirOne, dove ha ricoperto anche il ruolo di direttore operazioni volo. Sono i due ruoli dirigenziali apicali che tradizionalmente i piloti possono ricoprire in una compagnia aerea (il terzo è quello di responsabile della sicurezza).

Il decollo che abbiamo appena fatto è all'interno di una riproduzione estremamente fedele di un A320 che è collocato in una grande sala dedicata di una palazzina di Alitalia a Fiumicino. Il simulatore di volo visto da fuori è una specie di navicella bianca sospesa a dieci metri di altezza.

Antonio Dini, autore dell’articolo, all’interno del simulatore

Bracci idraulici o pneumatici lo tengono sospeso su tre assi mentre una passerella consente di accedere a una stanza, che è composta da una specie di anticamera con una postazione per l'istruttore, e il davanti dell'aereo: cioè la cabina di pilotaggio, riprodotto con estrema fedeltà sino all'ultimo interruttore e all'ultima lucetta. Fuori dai finestrini, a una certa distanza per dare un effetto di profondità più realistico, uno schermo riproduce la simulazione del decollo, del volo e dell'atterraggio.

Pronti al decollo

Quando iniziano le operazioni si alza la passerella e i grandi attuatori che sorreggono la cabina si muovono dando una dimensione di realismo fisico che nessun occhiale di realtà virtuale potrà mai offrire. Io sono seduto nella poltrona di destra. Se avessi frequentato la scuola di volo di Alitalia come cadetto prima di questo decollo avrei alle spalle mesi di teoria e di pratica all'aeroporto di Roma Urbe con “piccoli” bimotori: sarebbe infatti impratico, pericoloso e troppo costoso far fare l'addestramento su un vero aereo di linea. I simulatori ci sono per questo.

Qui vengono i cadetti quando cominciano la parte di volo in preparazione alla loro entrata in linea. Vengono anche i piloti, sia di Alitalia che di altre compagnie che si appoggiano all'eccellenza della nostra compagnia di bandiera per fare il corso annuale di aggiornamento oppure per ottenere le certificazioni necessarie a un cambio di tipo: ad esempio passare da un A320, che è un aereo relativamente piccolo per il medio raggio, a un A330 o a un Boeing 777, che sono molto più grandi e fanno voli di lungo raggio, da Roma a Tokyo o New York per esempio.

I piloti sono certificati per operare un solo tipo di velivolo per volta: è una esigenza di sicurezza su cui non è permesso derogare. Tipi di aerei diversi hanno caratteristiche e quindi procedure differenti: non sia mai che in un momento critico i piloti si confondano.

Le strisce sulla manica dei piloti

Se avessi seguito quel percorso, adesso sarei seduto sulla poltrona di destra, quella del copilota, con una striscia sulla manica della divisa di Alitalia. Tra l'altro l'idea delle divise, che ricordano quelle degli ufficiali di Marina, l'ha avuta negli anni Trenta la Pan-Am per ragioni di marketing, cioè tranquillizzare i clienti dei primi idrovolanti, e da allora è tradizione di tutto il settore.

Comunque, se avessi fatto la scuola di volo adesso la striscia sulla mia manica indicherebbe che sono un pilota di seconda, cioè neoassunto. Con 36 mesi di anzianità nella compagnia le strisce diventano due, ad indicare il grado di pilota di prima, a cui poi segue il grado di primo ufficiale, che in Alitalia viene dato dopo 5 anni e almeno quattromila ore di volo e si riconosce per le tre strisce sulla manica (o sulla spallina).

Come si diventa comandanti

Per potermi spostare sulla poltrona di sinistra, indossare la quarta striscia e quindi fregiarmi del ruolo di Comandante, dovrei aver superato l'esame del “corso di comando”. La parte difficile è accedervi: infatti è l'azienda che apre i corsi sia per esigenze di organico sia perché ritiene che il pilota abbia l'esperienza giusta. Se si supera la selezione all'entrata e l'esame alla fine si diventa comandate.

Un’immagine dei comandi del simulatore

Ma non è finita. Passano altri cinque anni e sul braccio del comandante arriva automaticamente anche la stella, che segnala l'anzianità di ruolo. La stella ovviamente è sulla manica sia di Polloni che del comandante Renzo Voceri, 53 anni, mantovano, che è il responsabile dell'addestramento piloti, vola su Airbus A320 e ha al suo attivo 18mila ore di volo. La mia giacca, inutile dirlo, è solo quella di un passeggero che oggi si trova a pilotare. Comunque, non potrei essere in mani migliori, mi ripeto.

Il nostro aereo virtuale è decollato da Fiumicino in direzione del mare, in una giornata limpida e senza vento. Appena arrivati in quota, ho messo la prua a nord, verso Milano, cercando di allineare la direzione a quella indicata dagli strumenti.

Una serie di punti di navigazione, impostati sul computer di bordo prima della partenza, stabiliscono il piano di volo e indicano i segmenti da seguire. Abbiamo cambiato l'assetto ritirando i flap, i motori rallentano, l'aereo comincia lentamente a salire verso la quota di crociera.

La simulazione semplificata

Siccome oggi il pilota è un giornalista di mezza età che non ha neanche il brevetto per il volo civile né tantomeno esperienza se non qualche videogioco anni addietro, la simulazione è estremamente semplificata.

Abbiamo saltato l'ora di briefing nella saletta dedicata dove ci sono anche i computer che alimentano il simulatore vero e proprio, l'impostazione del computer e dell'aereo l'ha fatta velocemente il comandante, nessuna avaria prevista per farmi ripassare le procedure di emergenza (per fortuna!), che poi è lo scopo della simulazione per i piloti di linea. Infine, il decollo è stato estremamente semplificato, senza traffico né controllori in torre con cui dialogare, senza check-list né procedure particolari.

Insomma, per il giornalista è come sedersi in un gigantesco videogioco che costa quasi come un aereo di linea, cioè qualche decina di milioni di euro, mettere il gettone e fare una partita.

Però il momento in cui il velivolo accelera e poi alza il naso per il decollo e la stanza si muove in solido come se fosse un aereo vero, cambia tutto Non è più un gioco. Quando l'aereo vira lentamente rispondendo ai piccoli movimenti della mia mano destra che controlla il sidestick, la sensazione è di un realismo impressionante. Appare evidente perché, sin dagli anni Venti, sia nata una intera industria per sviluppare i simulatori di volo.

L'esigenza di allenare i piloti, insegnare loro la navigazione notturna e poi il volo vero e proprio, simulando tipologie differenti di macchine e consentendo anche di memorizzare tutte le infinite procedure che i piloti devono conoscere a menadito per poter reagire con sicurezza a qualsiasi imprevisto accada durante il volo, è una delle caratteristiche del settore del trasporto aereo. Un settore in costante crescita dal dopoguerra che solo in Europa conta più di un miliardo di passeggeri all'anno con un traffico sessantamila voli al giorno.

Ventiquattro ore al giorno tutto l'anno

Finiamo il volo bruscamente, a metà strada con Linate: non c'è tempo per andare avanti. I sei simulatori di Alitalia sono impegnati giorno e notte tutti i giorni. Coppie di piloti più l'istruttore fanno quattro ore di simulazione, oltre a un'ora di briefing e una di debriefing prima e dopo il lavoro in cabina: ci sono 1.600 piloti di Alitalia che passano da qui ogni anno, oltre ai cadetti e a quelli di altre compagnie aeree che si appoggiano (a pagamento) al servizio della Scuola di volo. E poi ci sono anche i 3.400 assistenti di volo, che devono anche loro essere addestrati e poi certificati ogni anno, sotto la responsabilità di Maurizio Ceciliani, 50 anni.

L'interruzione del volo è quasi traumatica: fermiamo la simulazione, riaccendiamo la luce, faccio scorrere la poltrona indietro per uscire dalla posizione di pilotaggio mentre il simulatore si “siede” in assetto neutro.

Scende la passerella. Non sono andato malissimo, soprattutto perché non ho dovuto fare l'atterraggio. Per rientrare a Milano, qualche ora dopo, prenderò un volo di linea di Alitalia, questa volta seduto dietro come è naturale che sia però con la soddisfazione di vedere che la rotta è esattamente la stessa. E l'emozione del volo davvero molto simile.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...