Sanità

Alla medicina di territorio serve un piano da 8,2 miliardi

Nomisma e Rekeep: interventi necessari per soddisfare il fabbisogno di assistenza tramite una rete di strutture per la salute vicina ai cittadini

di Marco Morino

Il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna

3' di lettura

Nell’attesa di scoprire se il prossimo autunno-inverno ci consentirà di superare definitivamente l’emergenza Covid, una certezza resta granitica: l’intero settore della sanità ha bisogno di nuovi investimenti per recuperare anni e anni di tagli e abbandono.

Come ripensare l’assistenza sanitaria italiana in modo da superare le criticità emerse durante la pandemia? Se, come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), risulta fondamentale adottare un nuovo modello territoriale, quali e quante risorse sono necessarie per renderlo realtà? Con quali benefici per il sistema Paese? Sono questi alcuni dei temi a cui intende fornire una risposta la ricerca realizzata da Nomisma e dalla società Rekeep, capofila del principale gruppo italiano attivo nell’integrated facility management. Lo studio si focalizza, in particolare, sugli spazi e le strutture necessari per portare cura e assistenza più vicine alle persone, in grado di superare le criticità emerse durante la pandemia. In futuro un ruolo fondamentale sarà ricoperto dallo sviluppo di una rete di strutture sanitarie territoriali che possano diventare punto di riferimento per i cittadini.

Loading...

All’interno del Pnrr, la missione salute prevede 15,63 miliardi di euro da investire per il potenziamento del sistema sanitario nazionale.

Guardando al pacchetto di misure proposto dal governo Draghi, 7 miliardi saranno destinati al potenziamento degli ospedali stessi e dei servizi sanitari di prossimità, oltre che allo sviluppo della telemedicina. La medicina di prossimità diventa strumento strategico per combattere le sfide future e per questo, entro il 2026, saranno realizzare 1.288 Case della Comunità (o Case della Salute), dei veri e propri centri di intervento sanitario per i quali è previsto un investimento di 2 miliardi di euro. Un altro miliardo sarà investito per la realizzazione e l’attivazione di 381 Ospedali di Comunità (ancora entro la metà del 2026), ovvero strutture sanitarie a ricovero breve e per interventi sanitari non gravi. Infine, 308 milioni sono riservati al potenziamento delle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali).

Tuttavia, per attivare un modello di sanità che sia realmente più vicino alle persone e ai territori la ricerca Nomisma-Reekep sostiene che sia necessario fare di più, realizzando strutture aggiuntive a quelle indicate nel Pnrr. In Italia esistono circa 2 milioni di metri quadrati di strutture socio-sanitarie inutilizzate o inutilizzabili che, teoricamente, potrebbero essere riqualificate o ricostruite e destinate a Ospedali di Comunità, Case della Salute o Rsa. In questo modo gli spazi necessari potrebbero essere realizzati senza consumare ulteriore suolo.

Sul piano finanziario, lo studio indica che sono da reperiore:

1 1,3 miliardi di euro aggiuntivi per l’attivazione di ulteriori 661 Ospedali di Comunità, per un investimento complessivo quindi pari a 2,3 miliardi di euro;

2 1,4 miliardi di euro aggiuntivi per attivare ulteriori 1.233 Case della Comunità, per un investimento che, sommato all’ammontare di 2 miliardi di euro previsto nel Pnrr, porta il valore complessivo a 3,4 miliardi di euro;

3 2,6 miliardi di euro per la realizzazione delle 527 Rsa (per una superficie di 2,2 milioni di mq), di cui 308 milioni già previsti nel Pnrr.

In totale, dunque, per dotare il modello di sanità territoriale delineato dal Pnrr delle strutture utili a far fronte al fabbisogno di assistenza sarebbero necessari 8,2 miliardi di euro. Parte di questo importo, pari a 3,308 miliardi di euro, è già previsto nel Pnrr, mentre sarebbero necessari ulteriori 4,907 miliardi di euro, per completare tutti gli interventi.

Come e dove reperire tali risorse aggiuntive? Un contributo importante, suggeriscono Nomisma e Reekep, potrebbe arrivare dal coinvolgimento degli operatori privati (si veda l’approfondimento a fianco): non solo la sanità privata che potrebbe essere interessata a investire nella realizzazione di nuovi spazi, ma anche gli operatori dei servizi a supporto della sanità, facility management in primis, attraverso la formula del Partenariato Pubblico Privato. Questa soluzione prevede di affidare a una società esterna gli interventi che vengono ripagati attraverso la gestione successiva dell’immobile, o attraverso operazioni in project financing. Le imprese private potrebbero, quindi, essere un alleato fondamentale della Pubblica amministrazione, in grado di mettere a sistema risorse aggiuntive in una logica di accelerare gli investimenti, oltre a fornire le competenze progettuali per generare reali efficienze e riduzione dei consumi, in particolare nell’ipotesi della riqualificazione di edifici dismessi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter RealEstate+

La newsletter premium dedicata al mondo del mercato immobiliare con inchieste esclusive, notizie, analisi ed approfondimenti

Abbonati