Libri

Alla riscoperta del compositore Riccardo Zandonai

In libreria per i tipi di Edizioni Curci, “Liriche per canto e pianoforte”, di Giorgio Fasciolo con prefazione di Diego Cescotti

di Giuliana Adamo

(Afp)

3' di lettura

È appena uscita questa magnus opus tra i cui parecchi meriti brilla quello di aiutare a squarciare l'oblio sul compositore roveretano Riccardo Zandonai (1883-1944). Se è vero che nella sua terra natale una serie di iniziative, a partire dal convegno per il centenario della nascita, ha cominciato a rendergli giustizia, è anche vero che a livello nazionale/internazionale la sua fama è ancora offuscata. L'arduo lavoro del curatore, Giorgio Fasciolo, musicista e filologo, ha portato alla pubblicazione di due volumi, sottotitolati: L'apprendistato.The Apprenticeship. Liriche da L1 a L49, dal 1897 al 1899 (pp. 322) e Le liriche d'arte. Art Songs. Liriche da L50 a L106, dal 1900 al 1939 (pp. 368).

Si tratta della I edizione critica completa delle Liriche per canto e pianoforte del compositore, che rende finalmente accessibile a studiosi e interpreti una gran parte del suo repertorio di lirica da camera - finora tralasciato o inedito, fondamentale per la formazione e il consolidamento della sua arte -, genere ideale «ove misurare il proprio paesaggio interiore e forgiare le sonorità atte ad esprimerlo» (Cescotti).

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108 partiture

L'edizione, punto di arrivo di un lavoro di revisione della composizione musicale e delle fonti poetiche, raccoglie 108 partiture composte sulle liriche di una varietà di poeti (60 ca), soprattutto contemporanei, legati ad una dimensione crepuscolare (abbastanza Pascoli, pochissimo D'Annunzio, molta Negri, tanto Stecchetti e Panzacchi, ma anche Tennyson, Heine, et multi alii).

Male di vivere

I testi declinano variamente la topica del male di vivere, del ripiegamento interiore, della ricerca di un Altrove di fuga e di scampo, del rapporto con una Natura amica o selvaggia. La morte aleggia, evocata, memento della finitezza e brevità del vivere. Ma, su tutto, l'Amore, dispiegato in un'ampia casistica. Tra i colleghi del suo tempo, è di Zandonai la maggiore produzione di componimenti lirici.

Nato con un grande istinto per il teatro e, quindi, per il trattamento lirico della voce, il giovane Zandonai accoglie in totale sympathia il coevo «modello di romanza da camera rinnovato nei segni e nei contenuti il cui presupposto culturale sarebbe stato garantito da una musica libera da impacci e dotata di una più intensa capacità di emozione e penetrazione psicologica» (Cescotti). Oggi, grazie all'impresa di Fasciolo (corredata da dettagliati indici, elenchi, ampia introduzione) e all'ottima grafica di Curci, quanto celato nello scrigno segreto di Zandonai può essere letto e interpretato, eseguito e cantato nella sua integrità. I volumi sono importanti anche perché permettono di entrare nell'officina del compositore rivelando: le fonti da cui attingeva le liriche, come e cosa leggeva e selezionava, come componeva. L'apparato critico che accompagna ciascuna lirica ne spiega genesi, storia esterna, varianti apportate dal maestro, etc. Questo lavoro consente di rintracciare i passi compiuti dal compositore da giovane nel suo formarsi artistico e umano (I vol.), e quelli della sua maturità (II vol.) quando ai suoi tempi, ormai celebre autore della Francesca da Rimini (première 1914, libretto di Tito II Ricordi ispirato alla tragedia di D'Annunzio), continua, pur a ritmo sempre meno intenso, a comporre liriche da camera: ostinata fedeltà ai juvenilia che lo formarono e che amò, eseguì privatamente, riusò fino alla fine.

Riccardo Zandonai, Liriche per canto e pianoforte
Revisione critica di Giorgio Fasciolo, Prefazione di Diego Cescotti, 2. voll.
Edizioni Curci, 2021


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