TERRA PROMESSA DEL DESIGN

Alla scoperta della Bauhaus segreta tra i grattacieli di Tel Aviv

Nella metropoli israeliana sono concentrati oltre quattromila edifici di stile Modernista, una densità unica al mondo che ha valso alla White City il titolo di patrimonio dell’umanità Unesco. Per il centenario della Bauhaus, il comune di Tel Aviv e la Germania hanno restaurato l’iconica Max-Liebling House, trasformandola in un punto di riferimento mondiale per i cultori della scuola di Dessau

di Enrico Marro


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Tel Aviv-Jafo Municipality

6' di lettura

È Tel Aviv la vera capitale Bauhaus. Nell’anno del centenario della scuola di Dessau, con relative celebrazioni soprattutto in Germania, pochi sanno che la maggior concentrazione di edifici della più importante avanguardia di design del Novecento non si trova in Germania ma a Tel Aviv, città già negli anni Trenta affamata di futuro, di spazio e soprattutto di un’identità contemporanea e distintiva. Sono oltre quattromila i palazzi che, tra gli anni Trenta e Cinquanta, hanno raccolto l'eredità dei maestri di Dessau per dare vita a un modernismo unico, con le sue linee semplici ed eleganti, i balconi a nastro e i giardini di sapore tropicale che abbracciano i visitatori. Quasi il simbolo di una nuova Israele, allora ancora sotto mandato britannico, pronta ad accogliere le migliaia di rifugiati dalla Germania nazista diventando la terra promessa dell'emigrazione ebraica.

A Tel Aviv c'è la maggior concentrazione mondiale di edifici modernisti, il che ha permesso alla “White City” di diventare nel 2003 patrimonio mondiale dell'umanità Unesco (foto Barak Brinker).

La Max-Liebling House torna a splendere
Per celebrare il centenario della “White City”, dal 2003 patrimonio dell’umanità Unesco proprio per la sua concentrazione unica di edifici modernisti, il Comune di Tel Aviv e la Repubblica Federale Tedesca (con uno sforzo congiunto di tre milioni di euro) hanno restaurato l’iconica Max-Liebling House, nel cuore della città. Trasformandola nel White City Center, punto di riferimento per i cultori dello Stile Internazionale dove convivono museo e spazi per esposizioni o conferenze, caffè e libreria, laboratorio e area per bambini, biblioteca per ricercatori e residenza per artisti.

Tel Aviv capitale Bauhaus (con 4mila edifici)

L’edificio venne costruito nel 1936 su progetto di Dov Karmi, architetto di origine ucraina, come residenza privata appunto di Max Liebling, ebreo tedesco in fuga dalla Germania nazista. Per l’inaugurazione non a caso è stato scelto il 19 settembre, ovvero un 19.9.19 che avrebbe strappato un sorriso di complicità ai maestri Bauhaus.

Per il centenario della Bauhaus, il comune di Tel Aviv e la Germania hanno restaurato l'iconica Max-Liebling House, trasformandola in un punto di riferimento mondiale per i cultori della scuola di Dessau (foto Yael Schmidt).

Una Bauhaus mediorientale
Debitori dell’insegnamento di Le Corbusier ed Erich Mendelsohn, a Tel Aviv approdarono quattro dei circa settecento studenti che ebbero la fortuna di frequentare la Bauhaus: Arieh Sharon, Munio Gitai-Weinraub, Shmuel Mestechkin e Shlomo Bernstein. Assieme a loro, emigrarono nell’allora Palestina sotto mandato britannico decine e decine di architetti provenienti dalle università di tutt’Europa, sedotti dal Modernismo e dalla prospettiva di creare da zero una città ideale incarnandola nell’allora giovanissima Tel Aviv, fondata solo nel 1909.

Arieh Sharon, in particolare, rappresenta il simbolo della nuova Israele, degnamente celebrato l’anno scorso da una colossale esposizione proprio nella White City: cinquecento le opere esposte, frutto di cinque anni di ricerca coordinati da Eral Neuman, fondatore dell’Archivio di architettura Azrieli e di Open Source Architecture.

Un momento della serata di inaugurazione del White City Center, il 19 settembre scorso: un 19.9.19 scelto non a caso, che avrebbe strappato un sorriso di complicità ai maestri Bauhaus (foto Yael Schmidt).

Il bello del Modernismo israeliano è che rappresenta un’evoluzione molto affascinante della Bauhaus. «I canoni stilistici della scuola fondata da Gropius vennero adattati al clima torrido della regione e ai materiali da costruzione locali, creando una variante unica dello Stile Internazionale» spiega Jörg Haspel, presidente in Germania di Icomos, l’organizzazione mondiale per la conservazione degli edifici storici.

«La combinazione degli ampi balconi a nastro che creano un gioco di luci e ombre con le facciate bianche, ma anche l'uso di sontuosi giardini tropicali e di fontane che invitano i visitatori all’entrata, sono solo alcune delle caratteristiche di questa particolare e intrigante variabile mediorientale della scuola modernista», spiega Haspel. Dove non mancano, in filigrana, anche elementi dell’Eclettismo da cui provenivano alcuni architetti prima di convertirsi alla Bauhaus, un mélange di Art Déco e stili arabeggianti.

Jörg Haspel, presidente in Germania dell’organizzazione mondiale per la conservazione degli edifici storici, indica il punto della Max-Liebling House dove sono state trovate piastrelle di fabbricazione tedesca.

Piastrelle naziste per le case degli ebrei
Ma la longevità del patrimonio modernista di Tel Aviv si deve anche all’uso di materiali europei di ottima qualità, in buona parte provenienti proprio dalla Germania nazista, come i profughi e gli architetti ebrei in fuga dalla croce uncinata. Si tratta del controverso “Transferumbau”, il “patto segreto” tra i leader sionisti israeliani e i vertici nazisti grazie al quale decine di migliaia di ebrei vennero autorizzati a lasciare il Reich in cambio di cospicui pagamenti in denaro.

I soldi per permettere ai “juden” di varcare i confini tedeschi venivano depositati presso le banche britanniche del protettorato in Palestina e trasferiti in Germania per l’acquisto di materiale edilizio, con un’ingegnosa sovrafatturazione di dimensioni colossali che andò avanti fino allo scoppio della seconda guerra mondiale permettendo ai nazisti di incassare qualcosa come 1 50 milioni di Reichsmark dagli ebrei.

Alcuni container in partenza dal porto di Brema, con le proprietà degli ebrei in fuga dalla Germania nazista alla Palestina allora sotto mandato britannico (foto Transferumbau Liebling, The Hermann Reil file of Staatsarchiv Bremen).

Anche nei muri dell’appena inaugurato White City Center sono state trovate piastrelle costruite nel Reich, celebrate all’ultimo piano della Max-Liebling House dall’esposizione “Liebling: Transferumbau”. «Sapevamo dell’arrivo di materiali da costruzione dalla Germania nazista - spiega la curatrice della mostra Hila-Cohen Schneiderman - ma i lavori di restauro del palazzo del White City Center ci hanno fatto scoprire quanto fosse massiccio l’uso di piastrelle e altri prodotti di qualità dal Terzo Reich».

L’elegante Rothschild Boulevard è particolarmente ricca di palazzi Bauhaus: questo è stato costruito nel 1933 su progetto di Yizhak Rappaport, un interprete dello Stile Internazionale molto attento al ruolo degli spazi verdi.

Il restauro conservativo degli edifici
Per assaporare il modernismo di Tel Aviv basta fare due passi intorno a piazza Bialik, a due passi dalla Max-Liebling House, oppure nell’elegante Rothschild Boulevard, la strada più “in” della white city con prezzi al metro quadrato che si aggirano sui 20mila euro. Qui il restauro conservativo dei palazzi Bauhaus ha dato il meglio di sé, affidato però solo agli sforzi dei privati. «Molti proprietari hanno deciso di rimettere in sesto i palazzi proprio per valorizzarli e poterli affittare a un prezzo più alto», spiega Amnon Bar Or, l’architetto che forse più di altri ha contribuito al restauro conservativo dei palazzi Bauhaus.

Amnon Bar Or, l’architetto che forse più di altri ha contribuito al restauro conservativo dei palazzi Bauhaus, mostra lo stato dell’edificio disegnato da Rappaport prima dei lavori di recupero.

In un perfetto italiano, appreso durante gli studi a Firenze, l’architetto israeliano sottolinea come per gli esterni siano stati scelti solo materiali originali «che oggi non sono più l’ideale ma che restano importanti per mantenere l’ecosistema dei palazzi». Sono stati firmati da Bar Or, per esempio, i recenti restauri dell’edificio modernista di Rothschild 117, costruito nel 1933 su progetto di Yizhak Rappaport, un interprete dello Stile Internazionale molto attento al ruolo degli spazi verdi.

Sempre nella Rothschild Boulevard, la Engel House - opera di un allievo di Le Corbusier - è famosa per il suo enorme giardino, dove venne scavato un rifugio antiaereo dopo il bombardamento italiano di Tel Aviv del settembre 1940.

Sempre Bar Or ha restaurato di recente la Engel House, opera di Ze'ev Rechter, allievo di Le Corbusier, nel cui enorme giardino venne prima ospitato un asilo e poi scavato un rifugio antiaereo dopo il bombardamento italiano di Tel Aviv del settembre 1940. Dopo il restauro l’edificio è stato dotato di ascensori e garage verticali a scomparsa.

L’enorme patrimonio di Rothschild Boulevard ma in generale dell’intera Tel Aviv viene valorizzato ogni anno grazie a Open House, iniziativa di tre giorni che porta in giro turisti e cittadini alla scoperta delle architetture della loro città, con guide d’eccezione come l’architetto Aloin Bin Nun, uno dei fondatori dell'iniziativa.

L'Assuta Bauhaus Village, appena completato, è un complesso residenziale con grattacielo di 24 piani incastonato su un ospedale modernista risalente al 1936.

Il grattacielo sopra l’ospedale Bauhaus
Uno dei progetti più grandiosi e arditi è rappresentato dall’Assuta Bauhaus Village, firmato dal famoso architetto israeliano Moshe Zur e appena completato: si tratta di un complesso residenziale, con tanto di grattacielo di 24 piani, incastonato su un ospedale modernista completato nel 1936 e utilizzato per cinquant'anni come principale nosocomio della città.

«La conversione della struttura medica in complesso residenziale è stata fondamentale per dare un nuovo significato a quest’area», spiega Zur nel suo splendido appartamento al 22° piano del grattacielo, quasi uno showroom arredato con il meglio dei grandi marchi del made in Italy («l’Italia è la mia passione», spiega sorseggiando un caffè Mauro e raccontando della sua amata Maserati Granturismo bianca).

Qui con la moglie, l’architetto israeliano Moshe Zur ha progettato il complesso Assuta Bauhaus Village come grande omaggio al Modernismo, utilizzando alluminio bianco, ampie vetrate e pergolati.

«Una delle grandi sfide dal punto di vista tecnico è stata per esempio scavare quattro piani interrati di parcheggio in una zona piena di falde acquifere - spiega Zur, che ha alle spalle oltre 1100 progetti in 35 Paesi tra i quali 20 grattacieli - mentre dal punto di vista stilistico la “tower” rappresenta un grande tributo al Modernismo, a partire dall'uso dell’alluminio bianco che lo ricopre fino alle ampie vetrate, dai pergolati ai piani orizzontali, che si fondono con le linee essenziali dell’ospedale disegnato negli anni Trenta da Yosef Neufeld». All'interno del complesso è stato anche incorporato un asilo pubblico, mentre nel piano interrato ci sono piscina, palestra e spa.

Ultimata nel 1938 su progetto di una donna, l’architetto Genia Averbuch, la circolare Dizengoff Square rappresenta l’unico esempio al mondo di piazza di sapore modernista. E' stata completamente restaurata l’anno scorso (Tel Aviv-Jafo Municipality).

Il Bauhaus Center e la piazza modernista
A due passi dalla circolare Dizengoff Square, unico esempio al mondo di piazza di sapore modernista, troviamo infine il Bauhaus Center Tel Aviv. «Siamo un’impresa completamente privata nata nel 2000 come veicolo di diffusione del sapere sull’architettura modernista - spiega il fondatore Micha Gross - : negli ultimi dieci anni circa 15mila persone hanno partecipato ai nostri tour alla scoperta degli edifici Bauhaus della città, ma abbiamo anche uno spazio per esposizioni, una libreria e uno shop». Il Bauhaus Center è anche una casa editrice con oltre trenta titoli pubblicati, tutti naturalmente dedicati allo Stile Internazionale, compreso un intrigante volume sul razionalismo italiano in una città coloniale come Asmara, in Eritrea.

Dal nuovo White House Center ai tour cittadini di Open House, dal Bauhaus Center all’Archivio di architettura Azrieli: nel centenario della scuola di Dessau, l’inquieta e dinamica Tel Aviv torna a riappropriarsi della sua identità delle origini, del sogno modernista di città ideale, unica, internazionale. Custodito come un tesoro sotto l’ombra degli avveniristici grattacieli che oggi punteggiano la “startup city”.

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