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Alla scoperta di Green Pea, il primo green retail park al mondo

A Torino, la sostenibilità si fa pratica diffusa. Fra brand internazionali e materie prime riciclate, l'ultima idea di Oscar Farinetti apre a un modo diverso di fare acquisti

di Lisa Corva

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L'esterno del Mall nell'area del Lingotto, a Torino.

2' di lettura

In questi tempi grigi di pandemia, Green Pea non è solo un nuovo negozio, una nuova impresa, un enorme shopping mall, ma è anche un segnale di speranza. Appena inaugurato a Torino da un'idea di Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly, Green Pea è tutto dedicato alla sostenibilità. È il primo green retail park al mondo, 15mila metri quadrati con sedie e lampade, idee di energia, movimento, casa e naturalmente moda.

Il curatore della parte abbigliamento è Roberto Orecchia, imprenditore del settore a Torino con Vestil (alla quarta generazione), che segue il progetto da ben dieci anni. «Abbiamo chiesto ai brand del made in Italy di cominciare, insieme a noi, una conversione industriale verso la sostenibilità. Non solo capsule collection, quindi, che non rappresentano più una vera svolta», racconta, entusiasta, Orecchia. «Partiamo dal terzo piano del mall, con quattro nomi importanti: Ermenegildo Zegna, Brunello Cucinelli, Herno e Sease (fondato dai figli di Loro Piana).

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Herno, ad esempio, ha preso i suoi quattro piumini iconici e li ha resi eco: non solo il nylon è riciclato, ma anche l'imbottitura, fatta con piuma recuperata e piuma sintetica ricavata dal Pet rigenerato (da 600 euro). I creatori di Sease, invece, hanno messo in scena le loro passioni, la neve e il mare: ecco allora la tuta da sci fatta con Solaro, il tessuto cangiante, iconico e brevettato Loro Piana, abbinato a un guscio di Pet riciclato. O, ancora Zegna, che ha voluto un terrazzo davanti al negozio, un angolo verde, dove ha ricostruito un pezzo dell'Oasi Zegna. Con il progetto Use the Existing ha raccolto tutti gli scarti di produzione, dalla filatura alla tessitura, e li ha trasformati in capi e accessori: dai guanti (da 150 euro) alla giacca (da 900 euro)».

Nel corner Zegna, filati e tessuti “12 milmil 12”, lana merino Achill Farm e #Use The Existing, che riutilizza gli scarti.

Sono tanti i brand coinvolti: Borbonese, PT Torino, ESEMPLARE, Oscalito1936, Drumohr, Ecoalf, North Sails, Ortigni. «Ognuno ha una bella storia da raccontare. Borbonese, ad esempio, da noi propone borse in pelle trattata con concia vegetale, senza piombo, e tinte con colori naturali (da 250 euro). La pelle è la scelta particolare: viene dalle mucche di La Granda, un'associazione di allevatori piemontesi, nata nel 1996. È una carne pregiata, da anni in vendita da Eataly, e, quindi, perché non utilizzare anche la pelle? Maglificio Po, invece, con lo storico marchio di intimo Oscalito1936, ha prodotto per noi delle maglie eco Natyoural (da 100 euro)».

Tracolla Heritage in pelle La Granda, BORBONESE (420€).

È uno shopping consapevole, ma curioso. «Abbiamo appeso al muro 50 materiali, in una sorta di installazione che chiamiamo Materioteca: c'è il Pet riciclato; l'Econyl, il tessuto che si ricava dalle reti da pesca; il cashmere rigenerato. Per ognuno spieghiamo esattamente che cos'è e in quale brand e capo si trova impiegato. Perché in questo momento fare prodotti sostenibili non è un'utopia, è solo questione di volontà: non abbiamo più scuse. È questa la frase che abbiamo voluto all'entrata».

I progetti per il futuro parlano di aperture nel mondo, insieme ai partner di Green Pea. «Dalle Galeries Lafayette a Selfridges: sono tutti, devo dire, molto interessati a questa scommessa», conclude Orecchia.

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