cinema

Alla scoperta del neo-noir, un genere capace di parlare della realtà

Pubblicato da Rubbettino Editore, il libro «Brivido caldo – Una storia contemporanea del neo-noir» di Pier Maria Bocchi ragiona su una serie di film appartenenti a questo filone. In vendita dal 24 ottobre

di Andrea Chimento


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2' di lettura

«Questo libro nasce dal presupposto che nel cinema contemporaneo – diciamo nell'ultimo ventennio – il neo-noir abbia sostituito l'horror quale genere capace di parlare della realtà»: si apre così l'introduzione del libro «Brivido caldo – Una storia contemporanea del neo-noir», scritto da Pier Maria Bocchi e pubblicato da Rubbettino Editore.

Il noir classico, che era stato uno dei generi di riferimento nell'America degli anni Quaranta con film come «Il mistero del falco» di John Huston, «La fiamma del peccato» di Billy Wilder o «Il grande sonno» di Howard Hawks, ha visto il suo tramonto (secondo l'opinione più diffusa) alla fine degli anni Cinquanta, in particolare con lo straordinario «L'infernale Quinlan» di Orson Welles.
La nascita del neo-noir viene fatta risalire a qualche anno dopo, quando a metà degli anni Sessanta escono pellicole quali «Detective's Story» di Jack Might del 1966 e, soprattutto, «Senza un attimo di tregua» di John Boorman del 1967. Quest'ultimo film, almeno negli Stati Uniti (vista la presenza in Francia di un capolavoro in quest'ottica fondamentale come «Fino all'ultimo respiro» di Jean-Luc Godard del 1960), è stato un vero e proprio spartiacque del deciso cambiamento all'interno del genere, che avrà enormi influenze negli anni e nei decenni successivi.

A differenza di ciò che può apparire a prima vista, questo importante volume non segue una prospettiva prettamente storica e una cronologia dei principali stilemi e titoli del filone di riferimento, ma propone un'analisi che si sviluppa tramite macro-argomenti, grazie ai quali si delinea una panoramica esaustiva e completa di un genere di cui ancora non si è parlato abbastanza.
Il primo capitolo descrive la “fenomenologia della femme fatale”, figura chiave del noir, iniziando la riflessione attorno alla celebre scena dell'interrogatorio di «Basic Instinct» con protagonista la novella dark lady Sharon Stone. È proprio sul tema del corpo che, a ragione, l'autore continua spesso a tornare, descrivendo anche la condizione maschile all'interno del neo-noir.

Corredato da un'ampia serie di immagini che mostrano numerosi esempi dei film citati (tra cui non mancano anche titoli italiani, come «Sensi» di Gabriele Lavia o «Tenebre» di Dario Argento), il volume procede per spunti suggestivi e interpretazioni affascinanti, chiudendosi con un breve inventario dei paradigmi narrativi ed estetici di un genere che, come scrive l'autore, «non rielabora soltanto gli scenari del noir, ma riesce nel tempo ad articolare una grammatica autonoma».

Bocchi, così, è riuscito davvero a creare una mappatura di grande intensità su un argomento non semplice da trattare, sottolineando come il neo-noir non sia soltanto un genere con delle sue regole, ma anche un filone capace di rappresentare il mutamento del pensiero e della società, riuscendo così a farci ragionare su una contemporaneità che, sullo schermo quanto nella realtà, è sempre più difficile da cogliere.

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