Ristoranti

Alla scoperta dei pop up d’estate

di Maria Teresa Manuelli


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3' di lettura

Iniziato come esperimento, diventato una moda, ormai è quasi una tradizione: è quella dei ristoranti che aprono per un breve periodo di tempo, spesso in location particolari o solitamente chiuse al pubblico, la cui cucina porta la firma di chef celebri. Si chiamano pop up restaurant, letteralmente ristoranti “animati”, nel senso che prendono vita, inaspettatamente, dal nulla. È il concetto alla base dei ristoranti temporanei, fenomeno che da quasi un decennio sta spopolando anche in Italia.
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Possono apparire in luoghi insoliti, come negozi, musei, gallerie d’arte, parchi o più frequentemente dentro ristoranti già esistenti, dove gli aspiranti chef o maestri stellati propongono cucina ad alto livello per periodi limitati di tempo, da un giorno a pochi mesi. I menù sono solitamente tematici e si pongono come esperienza gastronomica completa, con un ambientazione speciale, musica e animazione.

I più fanno risalire l’origine di questo fenomeno alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, per svilupparsi solo all’inizio del 2000 sulla scia dei temporary shop. A lanciarli in Europa fu lo chef e celebrità televisiva Jamie Oliver, creando forse il fenomeno che ha reso Londra uno dei migliori posti al mondo per sperimentare i luoghi del cibo non tradizionali. I vantaggi dei pop up sono molteplici: offrono l’occasione per promuovere la carriera di un aspirante chef o testare la forza commerciale di un ristorante prima del lancio sul mercato o ancora, nel caso di chef già famosi, creare un evento esclusivo e unico dal forte richiamo.

Se poi le località sono molto scenografiche e “instagrammabili” il successo è assicurato. Così, in Costa Smeralda hanno aperto Nobu, Pacifico e il temporary restaurant dello Yacht Club di Porto Rotondo. Al Forte Village quest’estate è arrivato anche Heinz Beck, cui si affiancheranno fino a settembre i pop up dei protagonisti nella Notte dei Grandi Chef, tra cui Errico Recanati, Alfio Ghezzi, Andrea Berton, Enrico Cerea, Francesco Sposito, Terry Giacomello. Mentre a Firenze lo chef giapponese Haruo Ichikawa (Iyo di Milano, primo a vedersi riconoscere una Stella Michelin come etnico) ha inaugurato “Magnolia”, il nuovo GastroBar asiatico all’interno del Giardino della Gherardesca del Four Seasons.

Negli ultimi anni, poi, i pop up restaurant sono diventati anche un’originale idea di marketing per diverse aziende. È il caso del Carapelli Restaurant che ha inaugurato la stagione estiva dei temporary restaurant a Milano (è rimasto aperto dal 17 al 26 maggio scorso). Negli spazi suggestivi di Mari&Co, in un ex complesso industriale, Carapelli ha dedicato ai food lover uno speciale ristorante in cui cucinare per i propri amici insieme allo chef stellato Filippo Saporito.

Ma il caso più frequente è quello i cui già noti ristoranti aprono i loro spazi ad altri ristoranti per un tempo limitato, per fidelizzare i propri clienti o per acquisirne di nuovi: gli ospiti apprezzano la possibilità di provare piatti creati da mani nuove, approfittando di un evento unico e limitato nel tempo. A Venezia lo chef Lionello Cera, 2 stelle Michelin, ha deciso così di illuminare la terrazza dell’Hotel Excelsior Venice Lido Resort con un esclusivo pop up restaurant per esaltare e raccontare il meglio della gastronomia locale, reinterpretando i grandi classici della tradizione in chiave contemporanea.

Il caso opposto è quello di un ristorante che cambia location, menu e persino la sua immagine per un certo periodo per diventare un pop up. Come ha fatto lo chef catanese Philip Guardione che quest’estate ha portato la sua premiata Piccola Cucina (miglior ristorante di New York, secondo il sito Tripadvisor) sia a Ibiza sia in Montana, grazie a una collaborazione con il ristorante Ox Pasture a Red Lodge. Una suggestiva commistione di sapori in perfetto equilibrio tra l’autentica cucina siciliana e le materie prime locali, fresche e di stagione.

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