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Allarme assembramenti, il Cts spinge per un lockdown durante le feste di Natale. L’ipotesi all’esame del governo

L’idea: rendere tutta l’Italia zona rossa o arancione nelle giornate più a rischio, permettendo però uno specifico allentamento per i piccoli Comuni. Le immagini degli assembramenti del weekend hanno destato allarme nell’esecutivo

Coronavirus e Natale: da Roma a Milano, è allarme assembramenti

6' di lettura

Si deciderà probabilmente tra martedì sera e mercoledì la nuova stretta di Natale sul quale è al lavoro il governo. Alle 18 si è svolta una nuova riunione del Comitato tecnico-scientifico dopo il vertice di questa mattina con il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione. Gli esperti del Cts avrebbero spinto per una nuova stretta, sia per l’impossibilità di un controllo capillare del territorio, sia per via dei dati ancora “preoccupanti”, con un’incidenza dei nuovi casi ancora troppo alta (nell’ultimo monitoraggio era di 193 ogni 100mila abitanti, quando dovrebbe essere a 50 ogni 100mila per poter garantire il tracciamento). Di qui la necessità di misure da estendere e rafforzare con una sorta di lockdown per tutto il periodo di Natale.

Speranza: nuove misure per scongiurare ipotetica terza ondata

«La mia opinione è chiara: nuove misure ci possono aiutare nelle settimane delle vacanze di Natale a evitare che arrivi una terza ondata e una recrudescenza. Stiamo ragionando sulle 2 settimane delle vacanze, quello è il periodo più complicato» ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, al Tg3. La necessità di una stretta è di fatto condivisa da tutto l’esecutivo. Ma sulle modalità, anche normative, non è stata ancora trovata una quadra complici le diverse sensibilità tra “rigoristi” e “aperturisti”. Anche per questo non è ancora certo che la stretta di concretizzi trasformando, nei giorni festivi e pre-festivi, tutta l’Italia in zona rossa. Misura, quest'ultima, che una parte del governo ritiene forse eccessiva. Perplessità le solleva anche una parte dei presidenti di Regione. «I dati confermano la Liguria una Regione decisamente in fascia gialla, ragione per cui in questo momento mi risultano particolarmente preoccupanti le voci di possibili scelte di divieti omogenei nelle giornate di Natale» ha dichiarato il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti.

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Miozzo (Cts): unanimi sull’inasprimento delle misure

«È stata una riunione difficile e intensa in cui si sono espressi tutti i componenti del Comitato, come sempre accade nei nostri incontri» ha detto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, al termine dell’incontro con l’Esecutivo. « Alla fine abbiamo raggiunto un punto d'incontro e condiviso all’unanimità la necessità di inasprire le misure di contenimento del contagio. Al ministro Roberto Speranza e al governo abbiamo quindi suggerito di considerare quanto previsto dalla normativa già in vigore».

Le opzioni in campo

E poi c'è il nodo ristori: la chiusura di negozi, bar e ristoranti porterà i gestori, automaticamente, a chiedere un ulteriore sostegno economico. Nelle prossime ore il governo tornerà ad aggiornarsi e, in ogni caso, la decisione non verrà formalizzata prima di un vertice con le Regioni. L’idea di un lockdown nel periodo delle feste aveva preso forma in occasione del vertice tra Conte, i ministri Boccia e D’Incà, Fraccaro e i capidelegazione delle forze politiche che sostengono il governo che si era tenuto a Palazzo Chigi nella serata di domenica 13 dicembre: rendere tutta l’Italia zona rossa o arancione nelle giornate più a rischio. Misure restrittive per il periodo delle feste che sono state già decise in Germania dalla cancelliera Angela Merkel. Resta possibile una deroga che dia, a chi abiti in città sotto i 5mila abitanti, la possibilità di spostarsi anche fuori dal Comune entro i 30 chilometri.

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Le immagini degli assembramenti nel week end

Nel corso della riunione tra il premier, i ministri e i capidelegazione è emerso un sostanziale accordo nel valutare nuove restrizioni nei giorni festivi e prefestivi. Il vertice, infatti, è stata convocato sull’onda delle immagini degli assembramenti del weekend, che hanno destato allarme nell’esecutivo.

L’ipotesi di introdurre restrizioni ad hoc per i giorni di Natale, seguendo quello che nel governo chiamano “modello Merkel” ha messo in evidenza tuttavia un nodo: quello dei ristoranti. I partecipanti alla riunione si sono divisi in “rigoristi” e sostenitori della linea morbida. Questi ultimi si sono distanziati dai primi che invece hanno spinto per la chiusura anche a pranzo, come avviene per le zone rosse o arancioni. La riunione si è aggiornata alla tarda mattinata di lunedì 14 dicembre, dopo il vertice con il ministro Lamorgese e il Cts.

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Verso una mozione di maggioranza

Il vertice di domenica sera si è reso necessario per affrontare la sfida che la maggioranza dovrà affrontare mercoledì 16 dicembre, quando è previsto in aula al Senato il voto su una mozione di opposizione contro il blocco previsto a Natale per gli spostamenti tra Comuni.

La soluzione che sarebbe emersa dall’incontro è quella che passa per la presentazione di una mozione di maggioranza, che verrebbe depositata a Palazzo Madama nel pomeriggio, prima della conferenza dei capigruppo. La mozione di maggioranza potrebbe essere votata anche da parte delle opposizioni

L'ipotesi, delineata all’interno della mozione, sarebbe quella di consentire di uscire, ponendo un limite chilometrico, dai Comuni sotto i 5mila abitanti, anche se alcuni tra i senatori Pd spingono per una deroga sotto i 10mila abitanti. La mozione potrebbe però non dare una indicazione precisa, chiedendo più genericamente al governo di intervenire per gli abitanti dei Comuni più piccoli.

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Il pressing sull’esecutivo per attenuare la stretta

Del resto il pressing sul governo per allentare la stretta sugli spostamenti, prendendo in prestito un’espressione dal mondo del calcio, c’è ed è “a tutto campo”. E non sono solo le forze di opposizione a chiedere nei giorni scorsi di allentare il divieto di spostarsi tra comuni diversi il 25, il 26 dicembre e il 1° gennaio.

La richiesta è giunta anche dall’interno della maggioranza, da una Italia Viva che negli ultimi giorni ha alzato i toni del confronto, aprendo la strada all’ipotesi di una verifica all’interno della maggioranza. ll Pd nelle ultime otre ha chiesto di valutare nuove misure di contenimento al fine di evitare un balzo dei contagi Coronavirus nelle festività.

Gli assembramenti del fine settimana nelle vie dello shopping

Il governo, in ultimo con le dichiarazioni dei ministri Speranza e Boccia, ha ribadito la necessità di mantenere la linea del rigore in vista di Natale e Capodanno.

Le immagini degli assembramenti nelle vie dello shopping natalizio e il boom delle prenotazioni di voli e treni nei giorni a ridosso dello stop agli spostamenti (ad eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute o per tornare alla residenza/domicilio) previsto dal 21 dicembre al 6 gennaio dal Dpcm del 3 novembre, non sono passati inosservati a Palazzo Chigi, tanto che il timore che un allentamento delle misure possa determinare una terza ondata di contagi a gennaio, sul modello di quanto accaduto in agosto e settembre, c’è, ed è reale.

I DATI DEL CONTAGIO
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Lo scenario di una modifica del decreto di Natale

Bisognerà in ogni caso mettere mano alla norma.Gli uffici legislativi della presidenza del Consiglio e di diversi ministeri hanno chiuso alla possibilità di intervenire con le Faq, le risposte fornite dal governo alle domande frequenti sulle misure anti contagi.

A questo punto si delineano due ipotesi. La prima: un emendamento al decreto di Natale, già giunto in Parlamento. La soluzione non convince però la maggioranza, in quanto difficilmente percorribile considerati la ristrettezza dei tempi e l'affollamento di provvedimenti da votare (dalla manovra al decreto ristori, al provvedimento sulla sicurezza, il parlamento è a rischio ingorgo).

L’ipotesi di un nuovo provvedimento

La seconda: un nuovo decreto che modifichi quello del 2 dicembre. Prima di procedere nella direzione di questa seconda direzione, tuttavia, Conte dovrebbe convincere in consiglio dei ministri il responsabile della Salute e quello degli Affari regionali, Speranza e Boccia: entrambi hanno chiarito in più di un’occasione di essere contrari a ogni apertura, in quanto rischierebbe di rendere vani i sacrifici fatti e di esporre il paese a una terza ondata di contagi Coronavirus, e di esser pronti a metterlo a verbale.

Pisano, appello a compagnie: videochiamate gratis a Natale

La ministra per l’Innovazione Paola Pisano ha lanciato ai microfoni del Tg1 la proposta di rendere gratuite le videochiamate la sera del 24 e il giorno 25 dicembre. Ha dunque lanciato un appello alle compagnie telefoniche e digitali, «affinchè agevolino l'uso dei canali digitali di comunicazione e li rendino gratuiti. In questo modo sarà più semplice essere in collegamento con le persone care», ha spiegato.

L’allarme degli esperti su una terza ondata di contagi a gennaio

La linea del no agli spostamenti per le feste natalizie è condivisa nella sostanza dall’Istituto superiore della sanità, con il presidente Silvio Brusaferro che nelle ultime ore ha messo in evidenza la necessità nelle prossime settimane di «essere attenti e rigorosi nel rispetto di queste misure perchè questa incidenza la dobbiamo abbassare proprio per poter ripartire il prossimo anno. In questa fase particolarmente critica la ripartenza è difficile».

Covid: De Luca, mobilità tra Comuni? Sarà catastrofe

Contrario all’ipotesi di consentire gli spostamenti a Natale, Santo Stefano e il primo dell’anno nei piccoli comuni è il governatore campano Vincenzo De Luca. «Se apriamo la mobilità nei piccoli Comuni che sono 10 milioni di abitanti - ha sottolineato intervenendo a “Che tempo che fa” - non ci sarà più nulla da fare perché avremo una ripresa drammatica del contagio a gennaio». De Luca ha bocciato le scelte di governo «che - a suo avviso- sono state a macchia di leopardo»: in parte hanno frenato il contagio, ha spiegato, ma il risultato è stata l'estensione a tutta Italia. «E ora non mi si dica di aprire la mobilità a dieci milioni di abitanti», ha detto ancora De Luca. ritenendo tale scelta inaccettabile.

Bonaccini, nuove restrizioni al vaglio su base dati contagi

«Non so niente di più perché l'ho letto pochi minuti prima del collegamento. Credo si stia valutando sulla base dei dati di questi ultimi 2-3 giorni quali possano essere le misure ulteriori». Così Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, a “Live Non è la D'Urso”. «Abbiamo bisogno che i comportamenti siano adeguati. Se i comportamenti non sono adeguati il rischio è che qualcuno debba prendere una decisione di restringere», ha aggiunto.

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