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Allarme della Bis: dollaro a rischio liquidità, crollata l’offerta di banche e intermediari

Aumentata a dismisura invece la domanda attraverso swap in valuta: il sottostante nel 2019 ha superato 50 mila mila miliardi.

di Laura Serafini

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Aumentata a dismisura invece la domanda attraverso swap in valuta: il sottostante nel 2019 ha superato 50 mila mila miliardi.


2' di lettura

C'è un rischio sistemico insidioso che si annida dentro la pandemia dal coronavirus. E' il rischio di liquidità del dollaro, una minore capacità del settore bancario e del mercato dei fondi di investimenti monetari di offrire questa valuta che, a causa della peculiarità della crisi generata dalla pandemia, minaccia un avvitamento dell'economia che può tradursi in una ulteriore catastrofe economica globale se non si corre ai ripari. E questo perché la catena di distribuzione a livello mondiale, a causa dello stop legato al Covid-19, necessita di supporto per sostenere il capitale circolante che in buona parte fa perno sui dollari. Ma questa valuta per una serie di concause comincia a scarseggiare.

L'allarme è lanciato da un report appena pubblicato dalla Banca dei regolamenti internazionali, che ha preso in esame l'andamento dei contratti derivati, gli swaps, con i quali un numero sempre più crescenti di intermediari finanziari (assicurazione, fondi pensione, asset manager) prende a prestito dollari fornendo in pegno un'altra valuta.

Il mercato degli swap in dollari supera 50 mila miliardi

Come è noto il dollaro è considerato un bene rifugio in tempi di crisi finanziarie come quella attuale e garantirne la liquidità è un obiettivo chiave della Federal Reserve, e non solo, per garantire la stabilità a livello globale. Dalla crisi del 2008 a oggi il mercato dei Foreign Exchange swap è cresciuto a dismisura: la Bis stima che a fine giugno 2019 l'ammontare sottostante complessivo a questi contratti fosse pari a circa 50 mila miliardi di dollari (72 miliardi se si considerano anche i contratti forward), di cui buona parte swap su dollari. Tra i primi investitori che prendono a presto la valuta Usa con gli swap ci sono banche e intermediari giapponesi, canadesi e svizzere; la domanda dall'Asia è molto alta. La Bis stima che le assicurazione giapponesi possiedano tra 1.500 e 2000 miliardi di dollari in bond in valuta estera di cui la gran parte denominati in dollari e coperto con contratti swaps, tutti con maturità media a brevissimo termine, tre mesi o meno. Per dare un'idea di quanta liquidità richieda gestire questa massa la banca dei regolamenti calcola che coprire 2 mila miliardi di dollari in portafoglio, di cui l'80% denominata in dollari e con un tasso di copertura del 60% richiede che siano fatti girare ogni 3 mesi 960 miliardi di dollari in swap, o 320 miliardi ogni mese.

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