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Allarme capienza bus e metro, trasporti pubblici a rischio

Studio Asstra: con una capienza dei mezzi al 50%, ogni giorno si impedirebbe a circa 275mila persone di beneficiare del servizio di trasporto

di Marco Morino

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(Ansa)

3' di lettura

L'emergenza ora sono i trasporti pubblici. Con le immagini quotidiane che raccontano di resse e assembramenti in metro e bus, cresce il pressing degli enti locali perché si riduca la capienza dei mezzi attualmente all’80%. Il trasporto pubblico locale (Tpl) resta un rebus. Di complicatissima soluzione. Il 14 ottobre la ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha convocato le associazioni rappresentative delle aziende del Tpl, i rappresentanti della Conferenza delle Regioni, di Anci (Comuni) e di Upi (Province) per un confronto sulle misure di contenimento dei contagi sui mezzi pubblici.

L’ufficio studi di Asstra (l'associazione delle imprese del trasporto pubblico locale) ha fornito alcuni dati, partendo da un presupposto: in presenza di una riduzione ulteriore del valore del coefficiente di riempimento dei mezzi attualmente consentito (80%) risulterebbe difficile per gli operatori del Tpl continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni.

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Solo nelle ore di punta mattutine, stima l'associazione, si rischierebbe infatti di non poter soddisfare da oltre 91mila (ipotesi capienza massima consentita al 75%) a circa 550mila spostamenti ogni giorno (scenario al 50%), arrecando un notevole disservizio quotidiano all'utenza. Esprimendo tale dato in termini di singola persona, significherebbe ad esempio, nell'ipotesi di riduzione al 50% della capienza massima consentita, impedire a circa 275mila persone al giorno di beneficiare del servizio di trasporto sia per motivi di studio che di lavoro.

Avverte l'Asstra: «Le ulteriori limitazioni al servizio di Tpl obbligherebbero buona parte dell'utenza a fare ricorso alla mobilità privata per continuare a effettuare i propri spostamenti», che potrebbe passare a seconda della riduzione della capienza dei mezzi da oltre 42mila a oltre 250mila spostamenti in auto in più ogni giorno solo nelle ore di punta mattutine. Inevitabili sarebbero le ripercussioni negative in termini emissioni inquinanti, soprattutto nei grandi centri urbani e sulla congestione delle strade.

Il Covid si è abbattuto come una mannaia sul Tpl. Rispetto ai 15 milioni al girono pre-pandemia, i passeggeri trasportati durante il lockdown sono stati il 10 per cento. Poi una lenta risalita, ma le frequentazioni dei mezzi pubblici non hanno ancora recuperato i livelli ordinari. Le riduzioni variano da un -50% ad un -60% rispetto allo stesso periodo della precedente annualità con perdite per circa 8 milioni di viaggi al giorno.

Andrea Gibelli, presidente di Asstra, parla di mancati ricavi da traffico per oltre 2 miliardi di euro. Mentre di ora in ora crescono i timori per una nuova stretta imposta dal governo sulla percentuale di riempimento dei mezzi.Sulla questione interviene anche il presidente di Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani), Antonio De Caro, che è sindaco di Bari: «La capacità del mezzo di trasporto pubblico non deve superare l'80%. Noi vorremmo abbassare questa percentuale. Il Cts parlava del 50% per stare tranquilli, ma per arrivare al 50% abbiamo bisogno di più mezzi e risorse. Tutti quelli in circolazione li stiamo utilizzando. Le aziende di trasporto non ce la fanno e l ’unica possibilità è differenziare gli orari di ingresso e uscita delle scuole e tornare allo smart working com’era fino a qualche mese fa».

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