pubblici esercizi

Allarme chiusure e rischio default per bar e ristoranti nelle città d’arte

Cursaro (Fipe): in Toscana 3mila attività nei centri storici non riapriranno più

di Enrico Netti

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A Roma chiusi nel 2020 oltre 4mila esercizi tra ristoranti, pub e bar

Cursaro (Fipe): in Toscana 3mila attività nei centri storici non riapriranno più


3' di lettura

Uno stillicidio di chiusure che settimana dopo settimana si aggrava sempre di più mentre si spera in una accelerazione delle vaccinazioni. Questa la situazione dei pubblici esercizi del Centro Italia, in particolare a Roma e Firenze, città d’arte che attirano turisti da tutto il mondo. Lo scorso anno, secondo i dati di Fipe, nella Capitale hanno riconsegnato la partita Iva e non hanno più sollevato la saracinesca oltre 4.100 tra ristoranti, pub, wine bar, locali per aperitivi e pizzerie mentre a Firenze si sfiora il migliaio. In termini economici la perdita di fatturato a Roma è di 2 miliardi oltre al taglio di quasi 21mila posti di lavoro e un boom di richieste di cassa integrazione. Nel capoluogo toscano mancati incassi per mezzo miliardo e circa 5mila addetti in meno. I pubblici esercizi accusano il colpo della perdita di 2,5 miliardi di incassi in meno, quasi 12 mesi senza turisti stranieri oltre a mesi di smart working che hanno svuotato le zone con la maggiore densità di uffici. Si continua a sperare nei milioni di dosi di vaccini promessi e in una ripartenza lenta, senza affollamenti che farebbero ritornare indietro le lancetta della pandemia. Ma chi resiste sul mercato ha esaurito la liquidità e spesso anche i risparmi di famiglia.

Come non mai il business della ristorazione si scopre ancora più fragile. Il rating delle imprese del mondo della ristorazione, secondo i calcoli di Cerved Rating Agency sulle probabilità di default del sistema, precipita così verso l’area più speculatica, dove i rischi sono maggiori.

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«In Toscana ci sono poco meno di 3mila attività destinate a non riaprire più la saracinesca. E la stragrande maggioranza di questi locali si trova nei centri storici di Lucca, Pisa, Siena e soprattutto Firenze - sottolinea Aldo Cursano, presidente di Fipe Confcommercio Toscana e vice presidente Fipe nazionale -. È colpa della mancanza di turisti, in particolare quelli stranieri, ma anche di una programmazione assente. È grave che fino ad ora non si sia pensato a come riorganizzare i centri delle città cambiando i modelli esistenti. Bisogna riportare i residenti nei centri storici, che negli ultimi 20 anni sono stati disegnati a misura di turista. Bisogna ripensare il sistema dei trasporti, rivedere le ztl che impediscono l’accesso dei cittadini in centro e anche ragionare su una diversa offerta per quanto riguarda i locali. Non possono più esserci strade con 30 ristoranti o altre con 15 pub. Serve disegnare città policentriche capaci di redistribuire ricchezza e persone. Cominciare a pensarci ora, però rischia di essere tardi».

Per pub, wine bar, locali per aperitivi e ristoranti che si affacciano su piazza Navona, piazza Trilussa, San Lorenzo, Trastevere a Roma con i colleghi di Firenze, prima del passaggio in zona arancione, con locali a Borgo La Croce, Piazza Sant’Ambrogio, Via Pietrapiana, piazza della Signoria o la zona di Oltrarno pesava come non mai l’assenza di turisti. «La città è senza turisti e a febbraio con il distanziamento siamo al 15% di coperti con una perdita d’incasso del 95% rispetto ai mesi pre pandemia» segnala Valentina Borgogni, proprietaria del ristorante ’O Munaciello a Firenze. Metà dei clienti del locale sono turisti e con il passaggio in zona gialla, fino al 14 febbraio, i fiorentini sono ritornati a frequentare i locali del centro città. Un po’ come è accaduto a Roma quando nel week end il rischio assembramenti raggiunge l’apice. Situazioni difficili da gestire e al riacuirsi della pandemia il rischio è ritornare in zona arancione o rossa. Come a Perugia e diversi comuni della provincia che fino a lunedì prossimo saranno in zona rossa. Qui per bar, pizzerie e ristoranti la ripartenza è forzatamente rinviata.

Secondo TheFork, piattaforma per le prenotazioni online di Tripadvisor, per i ristoratori le prospettive sono buone. A Roma le richieste gestite segnano un +42% contro una media nazionale del +34%. C’è voglia di tornare nei locali per il pranzo e la cena.

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