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Allarme climate change: gas serra ai massimi degli ultimi 800mila anni

Un nuovo report dell’agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti avverte: il 2018 è stato il quarto anno più caldo dall’Ottocento, per il trentesimo anno di fila i ghiacciai continuano a sciogliersi a una velocità preoccupante , mentre il livello dei mari ha toccato un nuovo record dopo sette anni di crescita ininterrotta

di Enrico Marro


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2' di lettura

I gas serra sono ai massimi sia degli ultimi sessant’anni, quelli delle moderne tecniche di misurazione, sia degli ultimi 800mila anni, verificati tramite carotaggio dei ghiacciai. Il 2018 è stato il quarto anno più caldo dall’Ottocento, con temperature superiori di 0,3-0,4 gradi alla media del periodo 1981-2010. Per il trentesimo anno di fila i ghiacciai continuano a sciogliersi a una velocità preoccupante, mentre il livello dei mari ha toccato un nuovo record dopo sette anni di crescita ininterrotta.

Sono pessime le notizie che arrivano dalle 325 pagine del rapporto «State of the Climate in the 2018», basate su dati raccolti e analizzati da 475 scienziati di 57 Paesi. Il report, redatto dal National Oceanic and Atmospheric Administration’s Centers for Environmental Information, agenzia scientifica del Governo statunitense, punta in particolare l’indice sui gas serra, aumentati dal 1990 di un allarmante 43%: la sola anidride carbonica è salita l’anno scorso a un record di 407,4 parti per milione, appunto «il livello più alto degli ultimi 800mila anni».

Preoccupante anche il continuo aumento del livello dei mari, in media pari a 3,1 centimetri per decennio, e il riscaldamento delle acque che continua a risultare superiore a quello della media del periodo 1981-2020. A questo si sono accompagnati fenomeni di temperature estreme, sia in un senso che nell’altro, mai registrati negli ultimi 68 anni: in Europa la colonnina di mercurio ha registrato il secondo anno più caldo almeno dal 1950. Mentre negli Stati Uniti si sono verificati 14 eventi climatici estremi (come uragani e alluvioni) che hanno provocato danni per oltre un miliardo di dollari, quarto bilancio più pesante dal 1980.

«Il Dna del cambiamento climatico è ora chiaramente visibile ovunque, dal meteo ai raccolti agricoli, dalla salute dei cittadini alle riserve d’acqua - sottolinea Marshall Shepherd, docente all’Università della Georgia ed ex presidente della American Meteorological Society - ponendo preoccupazioni serie anche sulla stessa sicurezza nazionale».

Il report diffuso ieri dal National Oceanic and Atmospheric Administration’s Centers segue a pochi giorni di distanza la pubblicazione della nuova analisi dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo di studio sul cambiamento climatico, focalizzata sui pericoli legati al sistema alimentare globale : lo sfruttamento intensivo dei terreni agricoli contribuisce infatti per circa il 30% alle emissioni di gas serra di origine umana, ed è quindi indispensabile - sottolinea lo studio delle Nazioni Unite - un cambiamento radicale delle abitudini alimentari, con minori consumi di carne.

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