Il rapporto

Fisco, Corte conti: «Prelievo sbilanciato sui dipendenti, va spostato da Irpef a Iva»

I magistrati contabili sulla sulla spesa per la previdenza: «Rilevante elemento critico per i conti pubblici»

di Andrea Carli

Pensioni, Inps: 1,8 milioni in piu' nel 2020, sale l'eta' media

6' di lettura

Fisco e previdenza (ma anche le politiche attive del lavoro) finiscono sotto la lente del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2021 della Corte dei conti, pubblicato oggi, 28 maggio. Il documento riprende i principali temi di finanza pubblica, con un'attenzione ai settori più coinvolti dalla crisi scaturita dalla pandemia Covid-19 e dalle misure adottate dal Governo per farvi fronte.

Nel primo ambito, quello fiscale, viene sottolineata la necessità di una «profonda revisione del modello organizzativo e procedimentale» e una rivisitazione dell'intero sistema della riscossione «per individuare soluzioni idonee a potenziare l’efficienza della struttura amministrativa e tutelare adeguatamente l'interesse dello Stato».

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Nel report viene messa in evidenza anche la perdita di gettito che le agevolazioni fiscali produrranno anche quest’anno. Qui le considerazioni si inseriscono nell’ambito delle ipotesi di revisione dell’Irpef. Indipendentemente dal modello di base imponibile che si vorrà adottare, non devono tralasciare gli «obiettivi strategici», ovvero - sottolinea la Corte dei conti - da un lato il contrasto all’evasione («che rimane a tutt’oggi il più rilevante vulnus all’equità orizzontale e verticale») e dall’altro il processo di semplificazione.

Riforma Irpef, prelievo ora concentrato su dipendenti e pensioni

Per quanto riguarda la riforma dell’Irpef, la Corte dei Conti avverte: l’ipotesi d'intervento dovranno guardare ad efficienza ed equità del sistema tributario nel complesso, considerando forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti. Il documento pone l’accento su «un prelievo concentrato sui redditi da lavoro dipendente e pensione, piuttosto sbilanciato sui redditi medi e con andamenti irregolari e distorsivi delle aliquote marginali effettive. Il declino del peso dei redditi da lavoro sul Pil, la persistente e significativa evasione e il proliferare di trattamenti tributari differenziati contribuiscono a mettere in dubbio che si possa ancora parlare di prelievo “generale” sui redditi».

Spostare prelievo da Irpef a Iva

«I prossimi anni richiederanno un considerevole sforzo fiscale per far fronte ai costi della pandemia. Sarà dunque necessario - scrive la Corte dei conti - guardare all’efficienza e all’equità del sistema tributario, ipotizzando varie forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti alla copertura del bilancio» dello Stato. «Un’adeguata attenzione - si legge ancora nel documento - potrebbe essere riservata ad un parziale spostamento del prelievo dall’Irpef all’Iva». obbedendo così anche alle richieste degli organismi internazionali.


Quanto poi al secondo dossier, quello previdenziale, il documento mette in evidenza che l’approccio che ha caratterizzato non solo l’Italia ma tutti i paesi dell’area euro, ovvero quello che ha fatto della spesa per prestazioni sociali in denaro (399,4 miliardi nel 2020) una delle voci del bilancio pubblico che meglio esprimono lo sforzo dell'ultimo anno per mitigare gli effetti economici della pandemia, spinge la Corte dei conti a lanciare un allarme: la spesa per la previdenza, è il messaggio, è «un rilevante elemento critico per i conti pubblici».

LA CORSA DELLA SPESA PER LA PREVIDENZA
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La corsa della spesa previdenziale

Tra le voci del bilancio pubblico che meglio esprimono lo sforzo dell'ultimo anno per mitigare gli effetti della pandemia coronavirus, l’attenzione della Corte dei conti si concentra sulla spesa previdenziale in senso stretto. spesa previdenziale in senso stretto. L’anno scorso è risultata pari a 341 miliardi, con una crescita di 23 miliardi rispetto al 2019 (+7,3 per cento), il 59 per cento dei quali dovuti a prestazioni non pensionistiche (spese per integrazioni salariali ordinarie e in deroga, per indennità di disoccupazione eccetera).
L'aumento della spesa per le sole pensioni si è stabilizzata sul 2,4 per cento (+6 miliardi), ma la straordinaria caduta dell'attività economica ne ha fatto crescere la sua incidenza sul Pil al 17,1 per cento (dal 15,4 per cento).

L’effetto Quota 100 e blocco dell’adeguamento alla speranza di vita

Il rapporto mette in evidenza che hanno contribuito alla crescita della spesa previdenziale le misure del decreto legge 4/2019: Quota 100 e il blocco dell'adeguamento alla speranza di vita dell'anzianità contributiva per l'accesso a pensione anticipata. Al 31 gennaio 2021 il numero di pensioni complessivamente liquidate con Quota 100 risultava pari a 278 mila, prevalentemente riferibili a lavoratori maschi del settore privato. L'anzianità media di contribuzione è risultata pari a 40 anni,di cui 19 nel sistema retributivo (24 nel 2019).Sono proseguiti i pensionamenti in deroga anche attraverso gli altri due principali canali di uscita anticipata, Opzione donna e Ape sociale: nel 2020 sono state accolte rispettivamente 16.300 e 10.800 domande.Nel 2020 la spesa previdenziale non pensionistica è cresciuta del 39 per cento, trainata soprattutto dalle uscite per cassa integrazione ordinaria e in deroga, con il totale degli assegni di integrazione salariale aumentato da 800 milioni a 14,4 miliardi. Di qui, la conclusione: «Quale che sia l’evoluzione programmatica del prossimo biennio, la spesa previdenziale potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici».

Nel 2020 spesa per assistenza oltre i 67 miliardi (+28,4%)

La crisi scaturita dalla pandemia ha avuto ripercussioni anche sulla spesa per l’assistenza. L’anno scorso quella sotto forma di prestazioni in denaro e in natura ha superato i 67 miliardi, con una crescita del 28,4 per cento su base annua. Fra le tre tipologie di interventi - invalidità, pensioni e assegni sociali e altri assegni e sussidi - il gruppo che ha registrato l'aumento più vigoroso è stato il terzo, soprattutto a motivo degli interventi operati in materia di Reddito di cittadinanza/Reddito di emergenza e disoccupazione, segnatamente,
in tale ultimo caso, per i sostegni ai redditi di talune categorie di lavoratori, anche autonomi. L'incremento di oltre 15 miliardi delle erogazioni per altri assegni e sussidi - si legge nel documento -, sembra configurarsi per un terzo di natura strutturale e per due terzi di natura congiunturale».

Meno 53 miliardi in meno di gettito fiscale a causa di 250 agevolazioni

Come detto, oltre a previdenza e assistenza anche l’assetto fiscale registra, agli occhi della magistratura contabile, alcuni punti deboli. Tra questi, «la proliferazione delle spese fiscali e dei trattamenti differenziati - si legge nel report - ha significatamente contribuito a rendere complesso il prelievo; nonostante siano stati assunti nel tempo continui impegni a limitarne l’uso, il loro numero ha continuato ad aumentare sensibilmente». In particolare, rileva ancora la Corte dei conti, sono circa 250 le agevolazioni, che causano una significativa perdita di gettito (circa 53 miliardi nel 2021).

LA FOTOGRAFIA DEL CASHBACK
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Super cashback, premio eccessivo

La Corte dei Conti pone sotto la lente anche l’operazione Italia Cashless, il piano messo a punto dal Governo Conte e confermato (per ora) da quello Draghi per incentivare l'uso di carte e app di pagamento, e limitare così i pagamenti in contante, a rischio evasione. «Con riferimento al super cashback - è l’indicazione - , allo scopo di contenere gli abusi - che i dati forniti dal Dipartimento (delle Finanze ndr) alla data del 30 aprile sembrano confermare - potrebbe essere opportuno limitare il numero di operazioni effettuabili con lo stesso operatore nell'arco della medesima giornata (anche se con carte diverse), limitando in questo modo anche il probabile frazionamento artificioso degli acquisti. La misura del premio, 1500 euro ai primi 100 mila utenti per numero di operazioni nel semestre, appare inoltre eccessiva».

Lotteria degli scontrini, adesione al momento limitata e settoriale

Quanto poi all’altra iniziativa messa in campo per combattere l’evasione, ovvero la Lotteria degli scontrini, «l'adesione alla lotteria degli scontrini è risultata al momento alquanto limitata e settoriale, concentrata nella grande distribuzione. Un ostacolo è certamente costituito dalla complessità delle operazioni, mentre la conoscenza solo differita della vincita costituisce un'ulteriore remora alla partecipazione, affievolendo l'interesse del consumatore. Dai primi elementi in ordine al credito di imposta del 30 per cento delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate - si legge ancora nel Rapporto -, emerge che tra settembre 2020 e aprile 2021, i crediti compensati ammontano complessivamente a 3,31 milioni, coinvolgendo un numero limitato di soggetti. Resta da valutare - osserva la Corte dei conti - se la misura possa produrre gli effetti attesi con specifico riferimento alle attività economiche di minore dimensione, nelle quali si concentra la resistenza all'uso dei mezzi di pagamento elettronici».

Politiche attive del lavoro, risultati nettamente inferiori alle attese

Tra i tanti punti deboli che la Corte dei conti individua nell’indagine c’è n’è poi uno che riguarda il mercato del lavoro. Nell'anno della pandemia, pur considerando la straordinarietà della situazione economica generale, «si è avuto conferma di risultati nettamente inferiori alle attese per quel che riguarda il secondo pilastro dell'Reddito di cittadinanza, quello finalizzato alle politiche attive del lavoro. Le informazioni dell'Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro, ndr) sulle caratteristiche dei soggetti indirizzati presso i Cpi (Centri per ll’impiego, ndr) evidenziano che alla data del 1° aprile 2021, a fronte di un milione e 656 mila soggetti convocati, poco più di 1 milione e 56 mila erano tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro. Al 10 febbraio 2021, poco oltre 152 mila persone avevano instaurato un rapporto di lavoro successivo alla data di presentazione della domanda». La Corte dei conti tira allora le somme: «Rimane forte l'esigenza di un serio rafforzamento dei centri per l'impiego, obiettivo al momento mancato e da rilanciare nell'ambito di una nuova e robusta politica attiva per il lavoro, da realizzare anche nel quadro degli specifici investimenti a ciò destinati dal Piani nazionale di ripresa e resilienza».


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