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Allarme Covid nelle università: nel 2020-21 a rischio 10mila iscritti

Allarme Svimez: la diminuzione degli immatricolati su scala nazionale potrebbe ammontare a circa 9.500 studenti, di cui 6.300 nel Mezzogiorno e i restanti 3.200 al Centro-Nord

di Claudio Tucci

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(Adobe Stock)

Allarme Svimez: la diminuzione degli immatricolati su scala nazionale potrebbe ammontare a circa 9.500 studenti, di cui 6.300 nel Mezzogiorno e i restanti 3.200 al Centro-Nord


3' di lettura

Il Covid-19 rischia di condizionare anche gli studi universitari: nel 2020/21, infatti, ha stimato lo Svimez, circa 10mila studenti potrebbero non iscriversi ai nostri atenei. Parliamo, per l’esattezza, di circa 9.500 studenti su scala nazionale, di cui 6.300 nel Mezzogiorno e i restanti 3.200 per il Centro Nord. L’analisi, basata anche su quanto accaduto nella precedente crisi del 2008/2009, secondo i ricercatori dello Svimez, farebbe scattare l’allarme sulle iscrizioni all’università nel prossimo anno accademico.

Si riduce il tasso di passaggio scuola/università
Entrando nel dettaglio della nota dello Svimez, elaborata dal direttore Luca Bianchi e da Gaetano Vecchione (Svimez - università Federico II Napoli), si sottolinea come a fine mese si stimino approssimativamente 292mila maturi al Centro Nord e circa 197mila al Mezzogiorno. La precedente crisi del 2008/2009 ha evidenziato una elevata elasticità del tasso di passaggio tra scuola e università legato all’indebolimento dei redditi delle famiglie soprattutto nel Mezzogiorno: alla luce di ciò lo Svimez ha stimato una riduzione del tasso di proseguimento di 3,6 punti nel Mezzogiorno e di 1,5 nel Centro-Nord.

Mezzogiorno penalizzato
Già la precedente crisi economica, quella, come detto, del 2008-2009 che si è trascinata fino al 2013, aveva provocato un crollo delle iscrizioni alle università, soprattutto nel Mezzogiorno, ha ricordato lo Svimez: tra il 2008 e il 2013 il tasso di passaggio scuola-università nel Mezzogiorno è crollato di 8,3 punti percentuali, quattro volte la diminuzione del Centro-Nord (1,6 punti). In un quinquennio gli iscritti si sono ridotti di oltre 20mila unità nelle regioni del Mezzogiorno. Anche nel Centro-Nord, la crisi aveva determinato un calo del tasso di proseguimento degli studi (-2 punti circa) ma per effetto della crescita dei diplomati non si è determinato una flessione del numero complessivo degli iscritti.

La ripresa degli immatricolati e del tasso di passaggio nel periodo di debole ripresa (2013-19) ha consentito solo un parziale recupero per il Mezzogiorno, ancora lontano dai valori del 2008, a differenza del Centro-Nord che è ritornato sui valori precrisi. Secondo il dato più recente (2019) il Mezzogiorno ha ancora 12mila immatricolati in meno rispetto al 2008 e un tasso di passaggio di oltre 5 punti percentuali più basso. Viceversa, il Centro-Nord ha registrato per l’intero periodo un incremento di 30mila immatricolati circa e un aumento di oltre un punto percentuale del suo tasso di passaggio.

Cosa fare? No tax area strutturale e borse di studio per coprire le rette
Cosa fare, quindi, per contenere il rischio crollo iscrizioni? Lo Svimez ha proposto, intanto, di rendere sistematica la no tax area proposta dal ministero dell’Università estendendola da 13mila a 20mila euro in tutto il Paese, prevedendo l’ulteriore innalzamento a 30mila euro. In secondo luogo, lo Svimez ha chiesto di «prevedere, in conseguenza della crisi, una borsa di studio statale che copra l’intera retta 2020 nelle università pubbliche, vincolata al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di studi nel primo anno di corso». « La crisi - ha chiosato lo Svimez - ha dimostrato poi l’utilità degli strumenti digitali e il Mezzogiorno deve farsi trovare pronto per evitare un ulteriore acuirsi del fenomeno della fuga dei cervelli in versione digitale». Infine, va «definito un piano organico di interventi per l’università che coinvolga anche altri livelli istituzionali. Regioni o altri ministeri - ha spiegato lo Svimez - possono fare la loro parte prevedendo ulteriori misure a sostegno dei giovani che intendono intraprendere la carriera universitaria. Non solo in termini di tasse universitarie ma anche di servizi agli studenti, trasporti pubblici, diritto allo studio. La Campania, la Sicilia, la Puglia hanno già dato ottimi segnali in questo senso».

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