rischio recessione

Allarme di Confindustria: senza stop all’aumento Iva, Italia a crescita zero

Secondo il Centro studi di Confindustria, l’Italia «è ancora sulla soglia della crescita zero rischiando di cadere in recessione in caso di nuovi shock». In uno scenario a politiche invariate, includendo il rialzo dell’Iva, il Pil rimarrebbe fermo nei due anni.Gualtieri: disattiviamo Iva ma con debito in calo


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(foto Ansa)

7' di lettura

Un Pil italiano fermo sia nel 2019 che nel 2020 sulla base di politiche invariate (con aumenti di aliquote Iva e accise per 23,1 miliardi di euro e spese indifferibili per 2,7 miliardi). Il prodotto interno lordo, in particolare, è stimato attestarsi a fine 2020 poco sotto i livelli toccati nel 2011, ma ancora inferiori del 4,3 per cento rispetto al massimo di inizio 2008. A scattare questa fotografia è il Centro Studi di Confindustria nel rapporto “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica”, presentato oggi lunedì 7 ottobre dal capoeconomista Andrea Montanino.

Gualtieri: disattiviamo Iva ma con debito in calo
La manovra del Conte-due si profila come «la più restrittiva dal Governo Letta ad oggi, anche perché il rapporto deficit-pil si sta avvicinando al 3% ed è quindi necessaria una correzione», ha sottolineato Montanino. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha sottolineato: gli scenari principali previsti dal rapporto di Confindustria, zero crescita non disattivando le clausole Iva o una lieve crescita ma disattivandole in deficit, «fortunatamente e positivamente sono esclusi dalla Nadef, che prevede di disattivare completamente le clausole Iva ma non integralmente in deficit e mettendo il debito in un trend discendente». Le stime di crescita della Nota di aggiornamento del Def, ha continuato il ministro, «non tenevano conto degli ultimi dati Istat del 4 ottobre che ha rivisto al rialzo il profilo trimestrale del Pil: questo dato fattuale ci incoraggia a pensare che, sia sul 2019 che sul 2020, le nostre stime non sono ottimistiche, ma più ancorate alla realtà effettuale e che la stima dello 0,6% nel 2020 sia equilibrata e persino prudente».

ITALIA IN BILICO TRA RIPRESA E RECESSIONE

Le previsioni del CsC per l'Italia. Variazioni percentuali. ((*) In percentuale del PIL - Fonte: elaborazioni e stime Centro Studi Confindustria su dati ISTAT, Banca d'Italia)

L’Italia, ricorda l’indagine del Centro Studi di Confindustria, è ormai l’unico paese dell’Eurozona, insieme alla Grecia, a non aver recuperato il calo degli anni della crisi. L’economia italiana è ancora sulla soglia della crescita zero: secondo CsC, rischia di scivolare nella recessione in caso di eventuali nuovi shock che, soprattutto dal fronte estero, sono sempre possibili, come mostra l'elevatissimo grado di incertezza sui mercati. L’anello debole è, oggi ancor più, la domanda interna.

Se l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit, il prodotto interno lordo crescerebbe dello 0,4 per cento nel 2020, ma il rapporto deficit/Pil sarebbe pericolosamente vicino al 3 per cento, retroagendo sulla crescita: rimarrebbe al di sotto di questa soglia solo se i risparmi acquisiti dal minor utilizzo di Quota 100 e Reddito di cittadinanza andassero interamente a riduzione strutturale del deficit.

Legge bilancio: 2020 anno svolta se avvio taglio cuneo significativo
Il 2020, continua CsC, «può essere un anno di svolta a patto che il dividendo dei tassi d’interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati e avviare in modo significativo la riduzione del peso fiscale sui lavoratori». Per la prossima Manovra il CsC ha fatto due simulazioni circa la riduzione del cuneo fiscale allo studio del Governo: una che estende il bonus 80 euro agli incapienti che costerebbe 2 miliardi e funzionerebbe come incentivo al lavoro da modulare insieme al Reddito di cittadinanza; l’altra che rimodula lo scaglione Irpef dal 27% al 23% e riguarderebbe 23 milioni di lavoratori con un costo di 7,9 miliardi.

PER APPROFONDIRE - Consulta il dossier “Verso la manovra”

Per il 2020 Pil in ribasso di 0,4 punti rispetto alle stime di primavera
Per il 2020, lo scenario del CsC prevede una revisione al ribasso del Pil di 0,4 punti rispetto alle stime di primavera. Ciò è dovuto alla peggiore dinamica attesa per la seconda metà del 2019, alla dinamica inferiore alle attese del commercio mondiale (a causa dell'intensificarsi delle tensioni protezionistiche e dell'incertezza geoeconomica) e il peggioramento maggiore del previsto dell'attività produttiva in Germania, primo mercato di sbocco per i prodotti italiani.

Con sterilizzazione Iva Iva tasso di crescita leggermente positivo
Fin qui lo scenario a politiche invariate. Secondo una simulazione realizzata dal CsC con il modello macro-econometrico, nel caso di annullamento della clausola di salvaguardia con finanziamento integralmente a deficit e quindi di non aumento delle aliquote IVA nel 2020, dell'economia italiana registrerebbe un +0,4 per cento di Pil, rispetto alla crescita zero stimata nello scenario di base; il deficit in rapporto al Pil, però, sarebbe molto più alto, pari al 2,8 per cento, rispetto all'1,7 per cento del baseline. Lo scenario di base del CsC è, necessariamente, realizzato a politiche invariate, ovvero scontando il rincaro Iva.

Conti pubblici 2019 meglio di NaDef
In uno scenario che registra alcuni punti di debolezza, c’è un elemento positivo. «Nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno - si legge nell’indagine - i conti pubblici non ne stanno risentendo». Il deficit/Pil scenderà all’1,8% nel 2019 e, con l’aumento dell’Iva, scenderebbe ancora per arrivare all’1,7%. Ma considerando le intenzioni del Governo di sterilizzare l'incremento, nel 2020 il deficit è previsto risalire al 2,8%. Alcuni fattori, dalle entrate al calo dello spread ai risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza, «hanno influito sui risultati di quest’anno che appaiono migliori di quanto indicato nella NaDef di inizio ottobre»: questo «permette di avere un deficit tendenziale per il 2020 che, anche senza aumento Iva, rimarrà sotto soglia 3% del Pil».

GUARDA IL VIDEO - Def, manovra da 30 miliardi: no aumento Iva e lotta all’evasione

Dinamica fiacca per i consumi: spesa verso lo zero
La spesa delle famiglie italiane è prevista crescere dello 0,3 per cento quest'anno e fermarsi vicino allo zero il prossimo (-0,2 per cento). I consumi delle famiglie sono caratterizzati già negli ultimi trimestri da una dinamica fiacca. E gli indicatori congiunturali sono coerenti con un andamento ancora debole nei mesi estivi: le immatricolazioni di auto sono in lieve aumento, l'ICC (indicatore dei consumi di Confcommercio) è in diminuzione; i giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo hanno in parte recuperato,ma restano su livelli ridotti.

Investimenti in frenata
Gli investimenti fissi lordi sono previsti crescere a ritmi discreti nel 2019 (+1,9 per cento), per rallentare poi nel 2020 (+1,4 per cento). Nel 2019 la dinamica della spesa in macchinari e apparecchiature risulta piuttosto volatile. Ha seguito la tempistica degli incentivi fiscali sugli acquisti di questa tipologia di beni. Al robusto calo nel primo trimestre è seguito un significativo rimbalzo nel secondo, in gran parte spiegato dalla reintroduzione del superammortamento da aprile. Il rimbalzo potrebbe rivelarsi temporaneo, seguito da una correzione nei mesi estivi, tenuto conto dell'ulteriore peggioramento delle valutazioni degli imprenditori.

Industria in difficoltà, meno i servizi
Nel 2019 la dinamica dell'attività industriale in Italia dovrebbe risultare di poco negativa. La produzione, infatti, è attesa in calo anche nel terzo trimestre, in misura meno intensa rispetto al precedente. Dunque, prosegue la diminuzione in atto fin da inizio 2018, con l'unica eccezione di inizio 2019. Questa dinamica debole è dovuta in prevalenza alla diminuzione della produzione di beni strumentali e intermedi. Viceversa, i beni di consumo, soprattutto quelli durevoli, hanno dato un contribuito positivo, che ha evitato una maggior caduta dell'attività industriale.

Export in moderata crescita
Nello scenario CSC le esportazioni italiane di beni e servizi, dopo un rallentamento nel 2018, tornano ad aumentare a ritmi moderati: +2,6 per cento nel 2019 e +2,2 per cento nel 2020), ma comunque molto meno che nel 2017. Le importazioni registrano una crescita meno robusta, specie nell'anno in corso: +1,5 per cento nel 2019 e +2 per cento nel 2020.

Reddito di cittadinanza sotto le attese: impatto sui consumi smorzato
Per il Rdc, ricorda CsC nel report, nella relazione tecnica al provvedimento si stimavano 1 milione e 200mila nuclei beneficiari, già da aprile 2019. In quel primo mese di erogazione della carta acquisti, al contrario, le domande accolte si sono attestate a meno della metà (560mila), pari a circa il 70 per cento delle oltre 800mila domande presentate a marzo (primo mese di acquisizione). Nei mesi successivi il flusso di domande presentate è progressivamente diminuito e anche il tasso di accettazione è calato, al 60 per cento. Assumendo che le domande complessivamente presentate nella seconda parte dell'anno si attestino intorno alle 200mila e che il tasso di accettazione rimanga sugli ultimi livelli osservati, a fine 2019 i nuclei beneficiari saranno circa 1 milione, quindi 200 mila in meno del previsto. Con un numero inferiore di nuclei beneficiari a fine anno e visto che una parte di questi non riceveranno tutte le nove mensilità previste dalla relazione tecnica, CsC stima che il Rdc impegnerà 1,6 miliardi in meno quest'anno (dei 5,6 stanziati) e 1 miliardo in meno l'anno prossimo. Ciò implica che anche l'impatto atteso sui consumi sarà smorzato, specie quello previsto per il 2019.

PER RDC MENO BENEFICIARI DEL PREVISTO NEL 2019

Numero cumulato di domande accolte nel 2019. Dati in migliaia. (Fonte: elaborazioni e stime Centro Studi Confindustria su dati INPS)

PER RDC MENO BENEFICIARI DEL PREVISTO NEL 2019

Quota 100: il grosso delle domande a inizio 2019
Per l'altra misura che ha caratterizzato l'esperienza di governo M5S-Lega, “Quota 100”, CsC stima che a fine 2019 i beneficiari della misura saranno circa il 35 per cento in meno rispetto a quanto previsto. Secondo i monitoraggi pubblicati dall'Inps, al 6 settembre 2019 (ultimo aggiornamento disponibile) erano pervenute 176mila domande, di cui il 53 per cento il primo mese. Il boom iniziale riflette le richieste di pensionamento di chi già possedeva i requisiti a fine 2018, mentre da allora sono arrivate e arriveranno solo le domande di chi, via via, li maturerà.

Le proposte sul piano fiscale: serve riforma pro crescita
Che fare? CsC propone alcune soluzioni. Tra queste, sul piano fiscale, un accorpamento delle aliquote Irpef sui primi scaglioni, con conseguente rafforzamento dei redditi medi, soprattutto quelli da lavoro dipendente che sono attualmente penalizzati rispetto a svariati regimi sostitutivi per altre forme di reddito. Nel caso si renda assolutamente necessario per la tenuta dei conti pubblici e per evitare altre misure recessive intervenire sull’attuale struttura dell’Iva, continua CsC, bisognerebbe finalizzare l’intervento sui singoli beni consumati prevalentemente dalle famiglie con redditi elevati, attenuando o comunque non aumentando l’incidenza dell'imposta sulle famiglie a basso reddito, che hanno tipicamente una maggiore propensione al consumo. È inoltre necessario rafforzare gli incentivi fiscali sui premi di risultato in funzione incremento di produttività; ampliare gli incentivi all’inserimento lavorativo dei giovani. Infine, la lotta all’evasione, tramite l’incentivazione dell’uso della moneta elettronica, in particolare con il meccanismo del cashback, e con l’estensione dell'obbligo di fatturazione elettronica.

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