ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe previsioni di luglio

Allarme Fmi: ripresa precaria nel 2020. Per l’Italia crescita allo 0,1%

di Gianluca Di Donfrancesco

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3' di lettura

La crescita mondiale resta debole, azzoppata dalle tensioni sul commercio e dal rischio geopolitico. E il Fondo monetario internazionale abbassa, anche se di poco, le previsioni fatte ad aprile, quando aveva già tagliato le stime di ottobre 2018. Nell’aggiornamento di luglio del World Economic Outlook, il Fondo taglia dello 0,1% le stime sia per il 2019 che per il 2020, portandole rispettivamente al 3,2% e al 3,5%. Con l’avvertenza che la ripresa attesa per l’anno prossimo è «precaria» e che le probabilità di un peggioramento della congiuntura superano quelle di un miglioramento.

CRESCITA DEBOLE

Le previsioni dell'Fmi. Variazione annua del Pil e differenza sulle stime di aprile. Dati in %

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Politiche sbagliate
Scelte ed errori di natura politica «hanno giocato un ruolo importante nel dare forma a questi risultati, non ultimo attraverso l’impatto sulle aspettative dei mercati e sulla fiducia delle imprese». Il report del Fondo monetario è esplicito nell’individuare le cause dell’indebolimento della congiuntura: l’escalation delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino a maggio (quando la Casa Bianca ha alzato al 25% i dazi su 200 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina), i conseguenti timori per la possibile disarticolazione delle catene di fornitura globali e le tensioni geopolitiche - e qui vengono citate espressamente le sanzioni Usa contro l’Iran - hanno fiaccato la fiducia dei mercati.

La sorpresa Usa
In un quadro di generale fragilità, spiccano proprio gli Stati Uniti: per quest’anno, il Fondo prevede una crescita del 2,6%, vale a dire lo 0,3% in più rispetto alle stime di aprile. Dietro questa accelerazione inattesa, spiega il report, ci sono i robusti dati dell’export e soprattutto l’accumulazione di scorte da parte delle imprese, mentre la domanda interna e le importazioni si sono mostrate più deboli. Nella seconda metà dell’anno, gli Usa potrebbero allora rallentare e nel 2020 la crescita è vista frenare all’1,9%.

L’Eurozona tiene
Le stime di crescita sono dell’1,3% quest’anno e dell’1,6% nel 2020, leggermente meglio del previsto. La Germania, che nell’anno in corso soffre il calo della domanda esterna e degli investimenti, nel 2020 potrebbe rialzare la testa, con una crescita dell’1,7%. L’economia tedesca (ed europea) sembra insomma potersi lasciare alle spalle la zavorra della crisi dell’auto, onda lunga del diesel-gate.

Il quadro resta sostanzialmente invariato per l’Italia: questo significa la conferma della stagnazione nel 2019 (crescita allo 0,1%) e del rimbalzo allo 0,8% nel 2020 (ma inferiore al previsto 0,9%). Confermate anche le incertezze legate alla situazione dei conti pubblici e il prezzo che queste impongono su investimenti e consumi.

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La Cina frena
Per la seconda economia al mondo, il Fondo prevede un rallentamento un po’ più marcato, sia quest’anno, quando il Pil si potrebbe fermare al 6,2%, che nel 2020 (6%). Il ritocco, scrive il Fondo, è da attribuire alla guerra dei dazi che ha aggiunto pressione su un sistema già alle prese con una frenata strutturale e una elevata esposizione al debito.

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Il commercio soffre
Brusca la frenata del commercio, che nel 2019 è visto decelerare al 2,5%, dal 3,7% dell’anno scorso. Rispetto alle previsioni di aprile, la correzione al ribasso è di quasi un punto percentuale. Per il 2020, l’Fmi continua a stimare una ripresa (al 3,7%), ma più debole dello 0,2% rispetto a quanto stimato ad aprile. Le aspettative sul commercio mondiale scoraggiano gli investimenti, insieme al clima di incertezza generato dallo scontro a colpi di dazi tra Stati Uniti e Cina (con quello potenziale tra Stati Uniti e Unione Europea ancora sullo sfondo).

Il Fondo torna a ribadire l’appello a non ricorrere ai dazi per riequilibrare i saldi commerciali bilaterali e a rafforzare la Wto, sbloccando lo stallo che rischia di paralizzare il suo tribunale e modernizzando le regole dell’organizzazione.

Ripresa precaria e bassa inflazione
La ripresa attesa per il 2020 è «precaria» ed esposta a una serie di rischi, già più volte indicati dall’Fmi: una ulteriore escalation nella guerra commerciale; la prolungata incertezza sui conti pubblici e il peggioramento delle dinamiche del debito nei Paesi in forte disavanzo; l’intenisificarsi della crisi economica e finanziaria in Paesi emergenti come Argentina e Turchia; una brusca frenata dell’economia cinese. Oltre ai rischi geopolitici, che proprio in queste settimane si stanno riacutizzando attorno alla vicenda del programma nucleare iraniano, con una serie di incidenti nello stretto di Hormuz.

L’Fmi sottolinea ancora una volta che tutti i Governi devono mettere in campo politiche economiche inclusive, rafforzare la capacità di reagire agli shock e affrontare i vincoli alla crescita della produttività.

In un quadro di domanda debole e di conseguente bassa inflazione, il Fondo promuove le politiche monetarie accomodanti annunciate nelle economie avanzate (Usa e Ue in testa).

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