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Allarme inflazione: rischio aumento dei prezzi anche in bar e ristoranti

Secondo un sondaggio Fipe sarà difficile evitare gli aumenti. Solo il 24% degli esercenti dichiara che manterrà i prezzi allo stato attuale per un altro anno

di E.Sg.

(davit85 - stock.adobe.com)

2' di lettura

Dal rischio rincari non sono certo immuni bar e i ristoranti: a mettere in guardia da un possibile aumento di listini e menu è la Fipe-Confcommercio che ha interrogato su questo punto i gestori dei pubblici esercizi italiani: oltre 9 imprenditori su dieci lamentano un incremento dei prezzi delle materie prime, in particolare su prodotti ittici, frutta, carni e ortaggi. «L’aumento medio dei soli prodotti alimentari – nota la Fipe – è del 10% ma il 36,4% degli intervistati registra incrementi persino superiori.L'inflazione in costante crescita non risparmia nemmeno la ristorazione e i prezzi delle materie prime schizzano alle stelle».

«La spinta inflazionistica degli ultimi mesi è senza dubbio causata da molteplici fattori – sottolinea l'Ufficio Studi –. L'andamento anomalo delle condizioni meteo che ha colpito le produzioni ortofrutticole, le restrizioni imposte nei vari Paesi a causa della pandemia, fenomeni geopolitici che hanno impattato in modo significativo sui costi dell'energia, hanno provocato un generalizzato aumento dei prezzi».

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«Non mancano, tuttavia – continua Fipe – neppure alcuni fenomeni speculativi pronti a sfruttare gli squilibri tra domanda e offerta generati dalla ripresa dell'economia mondiale. Fino ad ora i ristoratori hanno assorbito questi aumenti senza scaricarli sui consumatori, ma non potrà essere ancora così a lungo».

Sul probabile aumento dei listini che potrebbe verificarsi già nei primi mesi del 2022 incide, oltre all'inflazione acquisita dalla filiera e l'impennata dei costi dell'energia, anche il fatto che il 43% delle imprese non ritocca i prezzi da oltre di un anno. Il 76% dichiara che li aggiornerà tra la fine dell'anno e la prima parte del 2022 ma non manca chi, il 24% del totale, continuerà a tenerli bloccati per almeno un altro anno.


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