agricoltura a rischio

Allarme per la cimice asiatica Il Friuli aspetta lo sblocco dei fondi

La regione è stata la prima in Italia ad aver attivato i risarcimenti per le imprese ma ora, senza una deroga alle normative Ue, non sono possibili nuovi stanziamenti

di Micaela Cappellini


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Le larve della cimice asiatica

3' di lettura

Nel Latisanese, vicino a Lignano Sabbiadoro, ci sono frutteti di mele e di pere dove quest’anno è andato perduto il 100% del raccolto. A Fiumicello, dalle parti di Grado, le pesche inutilizzabili sono il 50%. E oltre al danno, c’è la beffa: alle perdite - pesantissime - sulle vendite, gli agricoltori devono aggiungere i costi per la raccolta dei prodotti danneggiati. Che sul mercato non possono essere immessi, ma nemmeno sul terreno possono restare, altrimenti si rischiano problemi fitosanitari ulteriori.

Questi sono solo alcuni dei danni che l’invasione delle cimici asiatiche sta causando all’agricoltura del Friuli Venezia Giulia. Secondo gli addetti ai lavori, le perdite per i contadini della regione ammontano a una trentina di milioni.

La cimice asiatica, là dove si avventa sulla frutta, crea delle macchie nere che spesso la rendono inutilizzabile anche per essere spremuta e trasformata in succhi

Il Friuli non è nemmeno la regione più colpita. Tutto il Nord Italia è sotto scacco, le associazioni degli agricoltori hanno chiesto l’intervento della Ue e del governo italiano, la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha annunciato lo stanziamento nella manovra di 80 milioni di euro per il risarcimento ai coltivatori. Soltanto in Emilia Romagna, i danni subiti dai produttori di pere sarebbero di 120 milioni di euro. «Però il Friuli Venezia Giulia ha un altro primato negativo: è la regione italiana con la più alta presenza di cimici a infestarne in territorio», racconta Danilo Merz, direttore regionale della Coldiretti.

Il Friuli è però anche la prima regione italiana a essere intervenuta a sostegno dei suoi agricoltori già nel 2016, quando sui raccolti di mele, pere, pesche - ma anche di asparagi - cominciarono a comparire i primi danni evidenti da cimice asiatica. «Tre annifa - racconta Merz - la Regione fece una legge con cui furono stanziati un milione di euro per risarcire gli agricoltori danneggiati, e 800mila euro per favorire l’installazione di reti antinsetto, al momento l’unico rimedio utile per contrastare la cimice».

Già, perchè il metodo più efficace sarebbe l’introduzione e la diffusione della cosiddetta vespa samurai, un insetto antagonista. Peccato che per importarla dall’estero - la vespa samurai non è una specie autoctona - serve un lungo iter normativo: «Il presidente della repubblica ha firmato il decreto - spiega il direttore Coldiretti - ora si attendono i pareri tecnici di tre ministeri. Nella migliore delle ipotesi, le prime vespe samurai arriveranno solo a gennaio».

Purtroppo, però, quello del 2016 è stato uno stanziamento una tantum: «E non poteva essere altrimenti - spiega Merz - se un fondo viene creato con la motivazione della calamità naturale, i regolamenti Ue impongono che sia necessariamente straordinario e quindi non può essere replicato negli anni». Ecco perché le regioni del Nord Italia, Friuli in prima linea, stanno facendo pressing per chiedere una deroga alla clausola dell’una tantum: altrimenti, mantenendo la “cimice asiatica” come motivazione, non sarà possibile attivare nessun nuovo fondo regionale. E in Friuli, invece, i fondi ci sarebbero anche.

Un’alternativa c’è, ed è quella di chiedere un finanziamento al fondo di rotazione per le imprese. Per quanto la portata del contributo sia decisamente ridotta: «Dal fondo però - ricorda Merz - si può soltanto ottenere prestiti decennali a tasso zero, non finanziamenti a fondo perduto». E le assicurazioni private, sono una via percorribile? «Il Fondo di solidarietà nazionale - spiega il dirigente Coldiretti - ha effettivamente incluso il danno da cimice asiatica tra gli eventi assicurabili. Peccato però che nessuna assicurazione privata da allora si sia detta disponibile ad assumersi questo rischio». Le polizze insomma da quest’anno potrebbero esistere, eppure non ce ne sono.

A livello regionale, l’unica cosa che la giunta può fare è dunque quella di unirsi al coro delle altre regioni colpite e continuare a chiedere una deroga per potere stanziare altri fondi. Intanto, i danni alle coltivazioni non si fermano: «In alcune aree - racconta Merz - quest’anno è andato perduto il 100% del raccolto e questo nonostante la presenza delle reti antinsetto. Un po’ perché dai buchi antigrandine delle reti spesso passano anche le cimici». E un po’ perché le reti stesse si sono rivelate più un danno che altro: avvolgendo per intero le piante, dalla cima alle radici, finiscono per limitarne la traspirazione. Con il risultato che, mentre diminuiscono le cimici, aumentano le malattie fungine.

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