I primi studi

Allarme per la variante Mu, ecco cosa sappiamo finora

L’Agenzia europea dei medicinali discuterà direttamente con gli sviluppatori dei vaccini l'efficacia dei preparati attualmente in uso

di Nicola Barone

I dati dei vaccinati al 9 settembre 2021

3' di lettura

È una rincorsa continua ai modi con cui il virus muta in parte delle sue caratteristiche. Se gli scienziati restano concentrati sulla variante divenuta dominante in tutto il mondo, la Delta, si moltiplicano allo stesso tempo gli sforzi per individuare tempestivamente quella che potrebbe prenderne il posto. Ora nell'obiettivo sta entrando con forza la Mu, variante identificata per la prima volta in Colombia a gennaio dalle caratteristiche in corso di approfondimento quanto a maggiore trasmissibilità e più bassa protezione immunitaria.

Preoccupa per capacità di eludere le difese

I virus si evolvono costantemente e molte nuove varianti spesso svaniscono. La continua diffusione di SARS-CoV-2 ha generato un alfabeto greco di varianti - un sistema di denominazione usato dall’Organizzazione mondiale della sanità per seguire le nuove mutazioni del virus che causano il Covid. La variante Mu (B.1.621 secondo la nomenclatura scientifica) è stata classificata il 30 agosto scorso come «di interesse» (Voi) dall’Oms, e a giudizio di Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale dell’Ema, «potrebbe essere potenzialmente più preoccupante perché potrebbe mostrare un potenziale rischio di fuga immunitaria». L'Agenzia europea dei medicinali discuterà direttamente con gli sviluppatori di vaccini l’efficacia dei sieri contro la variante Mu. «Ma non abbiamo dati che dimostrino che la variante si stia diffondendo in vasta scala o che ci sia la possibilità che superi la variante Delta come ceppo dominante».

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Dai ricercatori giapponesi studio sul sito bioRxiv

La Mu e anche la sua versione avanzata (B.1.621.1) sono risultate «altamente resistenti» sia agli anticorpi generati dall’infezione naturale con il virus originario di Wuhan, sia a quella indotti dai vaccini. Questo stando a una ricerca coordinata dall’università giapponese di Kyoto e online sul sito bioRxiv, che ospita gli articoli in attesa dell’esame da parte della comunità scientifica. «Dimostriamo che la variante Mu è altamente resistente sia ai sieri dei convalescenti, sia a quelli degli individui vaccinati con BNT162b2», ossia il vaccino Cominarty (Pfizer/BioNTech), scrivono i ricercatori giapponesi, coordinati da Keiya Uriu e Izumi Kimura, entrambi dell’Università di Tokyo. In particolare si è osservato che la variante Mu è 12,4 volte più resistente rispetto ai sieri dei convalescenti e 7,5 volte rispetto a quelli degli individui vaccinati. «I nostri risultati aiuteranno a valutare meglio il rischio posto dalla variante Mu sia per i vaccinati sia per coloro che hanno avuto l’infezione, come per la popolazione mai esposta al virus SARS-CoV-2».

Otto le mutazioni sorvegliate speciali

Gli esperimenti che hanno permesso di giungere a queste conclusioni sono stati condotti utilizzando la tecnica degli pseudovirus, come spiegato dal virologo Francesco Broccolo dell’Università di Milano Bicocca. «È stata cioè utilizzata solo la proteina Spike della variante Mu e delle altre varianti con le quali è stata confrontata. In questo modo si evita di utilizzare il virus intero, che sarebbe pericoloso», a detta dell’esperto. Questo ha permesso di calcolare la resistenza della variante verso gli anticorpi naturali e quelli indotti dai vaccini e di capire «che le mutazioni che rendono particolarmente aggressiva la variante Mu sono otto. Fra queste si notano la E484K, la stessa presenti nelle varianti Beta e Gamma, la N501Y presente anche nell’Alfa e la D950N, presente nella Delta». Di queste mutazioni, prosegue, «la più importante, che sembra ridurre la sensibilità a vaccini e anticorpi, è E484K, individuate nelle due varianti più temute per la capacità di eludere i vaccini».

I numeri della prevalenza in Italia

I dati della banca internazionale Gisaid indicano che la Delta rappresenta circa il 93% delle sequenze genetiche di SARS-CoV-2 in Italia, in leggera flessione rispetto al il 98,5% registrato all’inizio di settembre. La circolazione delle altre varianti al momento si è ridotta notevolmente: l’Alfa (B.1.1.7) in una settimana si è ridotta dallo 0,5 allo 0,2% e la Gamma (P.1) dallo 0,2% a zero. A zero anche tutte altre varianti segnalate recentemente, ossia Beta (B.1.351), Eta (B.1.525), Iota (B.1.526), Kappa (B.1.617), Lambda (C.37 + C.37.1) e Mu (B.1.621 + B.1.621.1).

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