Confcommercio

Allarme per le spese obbligate, mangiano il 43% dei consumi delle famiglie

La spesa per l’abitazione drena quasi 4.100 euro pro capite, il record dal 1995. Continuano a pesare gli effetti della pandemia e il riequilibrio tra consumi obbligati e commercializzabili e tra beni e servizi è rinviato ai prossimi anni

di Enrico Netti

(AdobeStock)

3' di lettura

L’effetto Covid continua a minacciare la ripresa dell’economia e, dopo l’annus horribilis del 2020, si profila un 2021 ancora molto difficile soprattutto sul fronte dei consumi precipitati, ai minimi da 15 anni durante il lockdown. La crisi portata dalla pandemia ha inciso pesantemente sui bilanci familiari con un impatto prosegue anche nel 2021, con le spese obbligate che si “mangiano” il 43% dei consumi delle famiglie. Solo per l’abitazione, tra affitti e utenze, si spenderanno 4.074 euro pro capite, dato più alto dal 1995. È l’allarme lanciato dall’Ufficio Studi di Confcommercio che ha pubblicato un’analisi sulle spese obbligate delle famiglie tra il 1995 e il 2020. «L’economia è in ripresa ma i danni provocati dalla pandemia sono ingenti, soprattutto i consumi crollati ai livelli più bassi degli ultimi quindici anni. Continuano, invece, ad aumentare le spese obbligate, in particolare quelle relative all’abitazione che nel 2020 hanno toccato il massimo storico assorbendo quasi un terzo della spesa complessiva delle famiglie - commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che avverte - occorre superare al più presto l’emergenza sanitaria con i vaccini per consolidare il clima di fiducia, precondizione necessaria per rafforzare la crescita economica e sostenere i consumi». Nonostante il parziale recupero dei consumi in alcuni segmenti nei primi mesi del 2021, evidenzia l’Ufficio Studi di Confcommercio, le spese obbligate si confermano la principale voce di spesa assorbendo il 42,8% dei consumi totali che, in termini monetari, significano 7.291 euro pro capite e tra queste spese, sono quelle legate all’abitazione ad incidere maggiormente arrivando a “mangiarsi” tra affitti, manutenzioni, bollette di luce, acqua e gas, smaltimento rifiuti ben 4.074 euro per persona, la cifra più alta mai raggiunta dal 1995. All’interno dei consumi commercializzabili invece (9.741 euro pro capite nel 2021) «la componente principale è rappresentata dai beni - viene precisato nell’analisi - con una quota sul totale consumi pari al 40,3% (in lieve riduzione rispetto al 41,1% del 2020), mentre recuperano i servizi passando dal 15,6% del 2020 al 16,9%, stessa quota di spesa destinata agli alimentari».

L’impatto negativo sui consumi calcolato per quest’anno da Confcommercio segue un 2020 in cui l’effetto Covid ha compresso le spese libere, con i servizi scesi al 15,6% del totale consumi (il minimo dal 1995), e aumentando le spese obbligate (quasi il 44%, il livello più alto dal 1995) arrivate a 7.168 euro annue pro capite. Nell’analisi viene evidenziato che in questa prima parte del 2021 si è già assistito al tentativo, per quanto possibile, di cercare di riequilibrare le spese tra obbligati e commercializzabili e tra beni e servizi. Un riequilibrio che però - viene sottolineato dall’associazione - non potrà avvenire nel 2021, anno nel quale si cercherà solo di recuperare tutti gli spazi possibili per alcuni segmenti di domanda, soprattutto tra i servizi commercializzabili. Servizi che sono stimati rappresentare, nel 2021, in termini di valore il 16,9% della domanda. Per quanto riguarda i beni commercializzabili che lo scorso anno, pur in ridimensionamento in volume, hanno visto crescere la propria incidenza ad oltre il 41% della spesa delle famiglie, nell’anno in corso è attesa essenzialmente una ricomposizione al suo interno. È attesa, infatti, dopo la decisa crescita registrata nel 2020, una stasi della domanda relativa all’alimentazione domestica a fronte di un recupero, seppure parziale, degli acquisti di autovetture e per l’abbigliamento e le calzature.

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