sostenibilità

Allarme microfibre nei mari: quelle di poliestere hanno raggiunto anche il Polo Nord

Uno studio canadese conferma che i lavaggi dei capi sintetici stanno inquinando anche le acque più remote del pianeta. Ecco cosa possiamo fare per ridurre il nostro impatto

(DFO Jean Mensa)

3' di lettura

Le isole di rifiuti di plastica che fanno parte ormai di mari e oceani sembravano relegate a certe zone del pianeta, le più prossime a coste densamente popolate e pertanto inquinate. Ma le correnti hanno spinto le insidiose microplastiche, derivate dallo sfaldamento di tali rifiuti, ma anche dai nostri scarichi domestici, fino alle acque più remote, come quelle del Mare Artico.

«Fibre di tessuti sintetici stanno inquinando le acque dell’Artico in modo dilagante»: queste le conclusioni dello studio “Pervasive distribution of polyester fibres in the Arctic Ocean”, frutto della ricerca di un gruppo guidato dalla ong canadese Ocean Wise, che ha trovato 96 agenti contaminanti in ben 97 campioni raccolti in 71 regioni dell’Artico, incluso il Polo Nord, a una profondità di 3-8 metri, quella che ospita la maggior parte della fauna marina.

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Stephanie Wang, ricercatrice del Plastic Lab di Ocean Wise, analizza microplastiche al microscopio (Credit: Ocean Wise)

Sarebbero appunto le correnti a portare verso Nord le microfibre prodotte dall’Europa e dal Nord America: «Con le fibre di poliestere abbiamo creato una nube in tutti gli oceani del mondo», ha detto Peter Ross, che guida lo studio ed è docente di Scienze della terra, dell’atmosfera e degli oceani all’università di British Columbia.

Le fibre sintetiche costituiscono circa il 92% dell'inquinamento da microplastiche che si trova nelle acque del Mare Artico: il 73% di esse sono di poliestere, e somigliano, dice lo studio, a quelle usate nei tessuti e nell'abbigliamento. La zona più inquinata è risultata essere quella dell’Artico orientale, dove arrivano particelle dai Paesi che si affacciano sull’Atlantico.

Immagine al microscopio di fibre plastiche trovate nel Mare artico (Credit: Ocean Wise)

La ricerca mette in evidenza il ruolo cruciale dell’industria tessile e delle acque di scarico domestiche. Sempre Ocean Wise nell’ottobre 2019 aveva pubblicato uno studio nel quale si stimava che ogni anno i lavaggi domestici di Stati Uniti e Canada riversassero negli oceani 878 tonnellate di microfibre di plastica: il report “Me, My Clothes and the Ocean: The role of textiles in microfiber pollution” era stato realizzato in collaborazione con quattro produttori di abbigliamento outdoor (Patagonia, MEC, REI e Arc'teryx).

Lo scorso giugno uno studio dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), in collaborazione con un team di ricercatori sudafricani e australiani, aveva già denunciato questa invasione di microfibre, ma sottolineando che solo l’8% di esse era sintetico, il resto era naturale, come lana e cotone: lo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato 916 campioni di acqua di mare durante cinque spedizioni internazionali condotte in 617 località.

«Mentre la produzione globale di fibre tessili, naturali incluse, è più che raddoppiata in tutto il mondo negli ultimi 20 anni, raggiungendo 107 milioni di tonnellate prodotte nel 2018, quelle sintetiche dominano il mercato del tessile solo a partire dalla metà degli anni '90», aveva commentato Giuseppe Suaria, ricercatore del Cnr-Ismar e coordinatore dello studio.

(Fonte: Ihs Markit)

Sempre il Cnr, stavolta in collaborazione con l’università di Plymouth, ha dimostrato come il semplice indossare tessuti in poliestere possa rilasciare nell’ambiente una quantità di microfibre tre volte maggiore di quella rilasciata da un lavaggio: 900 milioni all’anno contro 300.

Se probabilmente non sarà mai possibile sostituire tutte le fibre sintetiche con quelle naturali, tuttavia questi dati sono un forte richiamo per le industrie tessili a creare fibre sintetiche che siano più “smart” e resistenti all’usura. Da parte nostra, possiamo dare un contributo seguendo cinque regole suggerite dalla stessa Ocean Wise:

1. Lavare i capi meno spesso
2. Comprare tessuti durevoli e limitare il fast fashion
3. Usare una lavatrice a carico frontale (usa meno acqua ed energia di una a carica dall’alto)
4. Comprare un filtro per la lanugine da mettere in lavatrice
5. Chiedere alle aziende di abbigliamento di usare e produrre tessuti resistenti. E che questo è importante per i consumatori

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