contraffazione

Allarme moda: cresce il business dei falsi ed è record di sequestri

di Marta Casadei


La moda che verrà: Milano e Parigi dettano i temi dell’autunno-inverno 2019-20

3' di lettura

Cappellini in canvas con logo Gucci e l’inconfondibile banda in gros grain rossa e verde. Ma anche zainetti in nylon nero con l’etichetta Prada e portafogli con il monogram Louis Vuitton stampato. Non è raro vedere questi o altri prodotti in bella mostra per le vie delle città d’arte italiane, esposti su lenzuoli bianchi stesi sul marciapiede, non lontano dai negozi nei quali sono venduti (a ben altre cifre) i prodotti originali. La contraffazione, perché di questo si tratta, è un fenomeno che affligge il mondo della moda e del lusso made in Italy in modo sempre più marcato.

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Lo dicono i dati della Guardia di Finanza, impegnata in prima linea nella lotta ai falsi: se nel 2006 i prodotti di moda sequestrati dalle Fiamme Gialle erano stati “solo” 14,3 milioni, tra gennaio 2017 e maggio 2018 si è saliti a oltre 68 milioni. Una “medaglia d’argento” (la moda è seconda per numero di prodotti requisiti dietro il segmento beni di consumo) poco lusinghiera . «I prodotti contraffatti rappresentano circa un quarto del totale dei beni complessivamente sequestrati riconducibili al settore moda - spiega il colonnello Paolo Borrelli, capo Ufficio tutela uscite e mercati del III Reparto operazioni del comando generale della Gdf - gli altri sono relativi a violazioni della sicurezza sui prodotti, diritto d’autore e tutela del made in Italy. Il mercato della contraffazione si caratterizza per assoluta dinamicità e adattabilità; ha visto sfumare i confini nazionali e ha beneficiato della delocalizzazione delle produzioni. Dal 2014 al primo semestre 2018 abbiamo eseguito più di 50mila interventi nel settore». Interventi che partono dai venditori abusivi e segiono le “tracce” dei falsi fino a dogane, magazzini e aziende.

I NUMERI DELLA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE
I NUMERI DELLA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE
I NUMERI DELLA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Ad accrescere il fenomeno è stata senza dubbio la diffusione di piattaforme virtuali che vendono beni contraffatti o “copie fedeli”. L’elenco degli e-store è lungo e alcuni sono perfino dotati di pagamenti Paypal, customer service e procedure di reso: un “ambiente” sofisticato, del tutto simile a un e-store di lusso, ben diverso da quello dei venditori abusivi che vendono borse contraffatte (di bassa qualità) sulla spiaggia o per strada.

Il web garantisce ai contraffattori (o a chi commercializza prodotti falsi) anonimità e facilità di aprire e chiudere gli e-store. E la rete di falsi online è difficile da smantellare, considerato che la transnazionalità degli illeciti porta con sé una serie di limiti di giurisdizione e di competenza: «I nostri reparti speciali operano uno screening di Internet e del dark web, ma l’esplorazione è orientata principalmente all’individuazionedi identità collegate al territorio nazionale o aggredibili tramite la cooperazione internazionale». Ad ogni modo, «tra il 1°gennaio 2017 e il 31 maggio 2018, sono stati chiusi più di 500 siti internet che commercializzavano prodotti falsi», conclude il colonnello.

A confermare la sempre maggiore diffusione della contraffazione nel settore è Pierluigi Roncaglia, managing partner di Spheriens, studio legale che ha un team di 10 avvocati al lavoro solo sugli aspetti penali: «I casi stanno aumentando: noi ne trattiamo circa 1.500 l’anno. L’incremento non è legato alla crescente attenzione verso il tema, ma all’aumento del business dei falsi, soprattutto grazie a Internet». Sul web si trovano non solo le copie, ma anche i falsi registrati, contro cui Spheriens si è battuto (vincendo in Cassazione) per conto del marchio Louis Vuitton.

La contraffazione non ha solo un impatto sul fatturato dei brand (che, nel 46% dei casi, hanno ammesso l’incidenza nel Global Business Survey 2018 di MarkMonitor), ma anche sul territorio, complice la perdita di potenziali posti di lavoro e ricavi: nella sola Lombardia, secondo un’elaborazione di Confcommercio su dati Ocse e Indicam, circa 17mila ogni anno.

Del resto, stima la Camera di commercio di Milano, Lodi e Monza Brianza, la contraffazione mette a rischio il lavoro di 28mila imprese nella sola Lombardia, dove il settore moda-lusso tocca i 17 miliardi di fatturato. «Il reato di contraffazione è espressione di vere e proprie attività criminali organizzate che generano un impatto molto negativo sul tessuto economico e sociale, sia locale che nazionale, in termini di perdita di fatturato, di gettito fiscale, di mancata occupazione e di reimpiego di risorse di provenienza illecita, a danno del mercato , con gravi ripercussioni sulla sicurezza dei lavoratori e dei consumatori», ha detto Luca Bertoni, consigliere della Camera di commercio.

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