crisi e rating

Allarme Moody’s sull’Italia: un Governo debole aumenta i rischi sul rating

L’agenzia non tema elezioni anticipate, ma la fragilità del Conte bis mette in pericolo l’efficace utilizzo del Recovery Fund

di Maximilian Cellino

(Bloomberg)

2' di lettura

Nel giorno in cui la pressione su BTp e spread torna a farsi sentire è Moody’s a dare voce al mercato, rinnovando i timori su quanto la crisi di Governo (o la persistente debolezza dell’esecutivo guidato da Conte dopo il voto parlamentare) possa influenzare l’efficace utilizzo dei fondi in arrivo dall’Europa. E condizionare così da una parte anche la crescita futura, dall’altra anche il merito di credito del nostro Paese, che ha un rating sul debito pubblico sempre in bilico sull’orlo del junk (o «spazzatura»).

Governo ancora in carica, di fronte a sfide sempre più importanti

Pur riconoscendo che l’attuale governo rimarrà in carica, l’agenzia di rating riconosce come Conte sia stato «lasciato con una posizione parlamentare indebolita, non essendo riuscito a ottenere la maggioranza assoluta al Senato» proprio alla vigilia di sfide politiche di vitale importanza «sia nel gestire l’attuale fase della pandemia, sia nel garantire l’assorbimento efficace e tempestivo dei fondi di ripresa dell’UE, elemento chiave per migliorare il basso potenziale di crescita dell’Italia».

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Next Generation Eu: un piano da 200 miliardi...

Certo, l’ipotesi di elezioni anticipate tanto temuta in Europa resta improbabile anche secondo Moody’s, che però punta il dito sulle sfide che il Governo dovrà inevitabilmente affrontare «in merito alla governance e all’assegnazione dei fondi Ue per la ripresa dalla

pandemia, questioni che sono state il catalizzatore del periodo più recente di instabilità politica». L'Italia, ricorda l’agenzia, «riceverà più di 200 miliardi di euro, circa il 12% del PIl atteso nel 2021, in sovvenzioni e prestiti entro il 2026 dal piano Next Generation EU (Ngeu) e sarà il principale destinatario nell’Ue in termini nominali».

...pari a 5 anni di spesa pubblica

Le somme, proseguono gli analisti, sono significative, «equivalenti a più di cinque anni di spesa per investimenti pubblici, e probabilmente stimoleranno la crescita economica dell'Italia se spesi in modo produttivo». Ma tutto questo può avvenire soltanto se «le autorità italiane seguiranno le misure pianificate per snellire i processi di investimento pubblico e per migliorare l’efficienza degli appalti pubblici e della pubblica amministrazione in generale».

Sfruttato appena il 39% dei fondi negli ultimi 5 anni

Ed è proprio questo il maggior punto di attenzione, perché le esperienze passate non sono delle migliori nel nostro Paese. «Le questioni di governance e allocazione sono di fondamentale importanza perché il tasso di assorbimento dei fondi strutturali dell’Ue da parte dell’Italia è stato debole», avverte Moody’s, ricordando come nel periodo 2014-2020 il tasso di assorbimento sia stato finora appena del 39%, uno dei più bassi dell’Ue, mentre per il 2019 la Corte dei conti europea ha rilevato come soltanto il 30,7% dei fondi sia stato erogato.

Senza un piano efficiente rating a rischio nuovi declassamenti

«Prevediamo che l’Ngeu rimarrà il principale obiettivo politico del governo fino alla scadenza del suo mandato nel maggio 2023» conclude l’agenzia di rating, che non risparmia quindi il richiamo al nostro Governo: «Poiché le politiche che sostengono e stimolano efficacemente la crescita economica fanno parte di una strategia più ampia per contenere e ridurre il rapporto debito/PIL nel tempo - avverte Moody’s - l’incapacità dell’Italia di sfruttare queste risorse per aumentare il potenziale di crescita a lungo termine dell'economia eserciterebbe probabilmente una pressione al ribasso sul suo profilo di credito». E l’Italia è appunto già sull’orlo del baratro junk.


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