credito e famiglie

Allarme mutui, il fondo di garanzia rischia di restare a secco

di Maximilian Cellino


Spread, gli effetti sui mutui già in essere e su quelli da stipulare

3' di lettura

Oltre novantamila finanziamenti per la casa in quasi 4 anni per un ammontare complessivo che supera i 10 miliardi di euro: raramente uno strumento nato per favorire l’accesso al credito delle famiglie italiane ha mostrato di svolgere la propria funzione in modo altrettanto egregio. Eppure il «Fondo di garanzia per i mutui per la prima casa» istituito presso il Mef e operativo dal 2015 rischia di chiudere i battenti di qui a poche settimane, complice l’esaurimento delle risorse a suo tempo stanziate dal Governo e proprio nel momento in cui le richieste hanno sperimentato un vertiginoso aumento.

Per il funzionamento dello strumento, che offre ai cittadini garanzie per l’accensione di prestiti ipotecari per l’acquisto o la ristrutturaziione dell’abitazione principale nella misura del 50% dell’importo erogato, erano stati destinati 650 milioni di euro, successivamente ridotti di 100 milioni, che sono stati appunto sufficienti per coprire il fabbisogno fino a questo momento. In base agli ultimi dati forniti dal gestore Consap e aggiornati al 25 settembre scorso ben 90.170 operazioni di mutuo sono state ammesse ai benefici per un controvalore di circa 10,1 miliardi di euro.

Il fatto che il 58% delle garanzie complessive siano state offerte a giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni dimostra come il Fondo abbia effettivamente svolto una funzione di tutela sociale nel confronto di soggetti che altrimenti avrebbero incontrato difficoltà nell’accedere al credito bancario. E la crescita del numero delle richieste, che dopo un avvio in sordina superano ormai in media le 300 unità al giorno, conferma da una parte la sempre maggior popolarità del fondo e dall’altra la sua attuale importanza e necessità.

Un invito al Governo per rifinanziare il Fondo all’interno della Manovra è stato lanciato dal direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, che due settimane fa davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha sottolineato il duplice risultato finora ottenuto: «favorire l’acquisto della prima casa per molte famiglie, soprattutto composte da giovani di età inferiore ai 35 anni, senza che siano richieste ulteriori garanzie oltre all’ipoteca sull’immobile da adibire ad abitazione principale e sostenere il mercato immobiliare residenziale».

All’invito si sono unite anche le associazioni dei consumatori: «Chiediamo di aprire un confronto tra i vari soggetti per omogeneizzare le regole e aggiornarle per aumentare le opportunità da offrire ai cittadini consumatori», ha proposto Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum, sottolineando fra l’altro la necessità di «integrare nel sistema di tutela dei mutui per l’accesso al bene primario della casa le recenti pattuizioni che permettono il blocco della restituzione del capitale con il solo pagamento degli interessi».

Da allora non si hanno però notizie di proposte particolari sul tema da parte del Governo. Il paradosso è che soltanto in 14 casi fra le decine di migliaia di richieste finora esaudite sono state avviate le richieste di escussione della garanzia: in altre parole il denaro stanziato per il fondo resta pressoché per intero ancora accantonato e soltanto una cifra verosimilmente inferiore al milione di euro è andata a gravare sul bilancio dello Stato.

Sulla base delle indicazioni di Consap, di questo passo e senza ulteriori iniezioni il fondo rischia di chiudere i battenti addirittura entro fine anno o al massimo nei primi giorni del 2019. In teoria una cifra compresa fra i 150 e i 200 milioni, sottolineano fonti finanziarie, sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno per i successivi 12 mesi: poco più di una goccia nell’Oceano della Finanziaria.

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