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Allarme Onu: aumento di oltre 3 gradi delle temperature medie. Sale rischio alluvioni e carestie

Secondo il rapporto annuale dell’Unep sulle emissioni globali di gas serra, servono maggiori sforzi e investimenti per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

di Gianluca Di Donfrancesco


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Da «surriscaldamento globale» (Global Warming) ad «allerta globale» (Global Warning)

2' di lettura

Moltiplicare subito gli sforzi e gli investimenti per scongiurare gli effetti drammatici del surriscaldamento globale: è l’appello lanciato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) a meno di una settimana dall’inizio della Cop 25, che si terrà a Madrid tra il 2 e il 13 dicembre. Lunedì 25, un’altra agenzia Onu, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), ha avvisato che le concentrazioni medie di anidride carbonica nell’atmosfera a livello globale hanno raggiunto un nuovo picco.

Oltre la soglia dei 3 gradi
Martedì 26, l’Unep ha presentato il suo Emissions Gap Report, che ogni anno misura di quanto sarebbe necessario tagliare le emissioni di gas serra per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5° rispetto ai livelli pre-industriali e fa il punto sulla situazione. Il responso è una bocciatura secca: se anche gli impegni presi fino a questo momento dai Paesi venissero rispettati in pieno, la temperatura media aumenterebbe di 3,2° gradi entro la fine del secolo.

Verrebbe così mancato l’obiettivo indicato dall’accordo di Parigi del 2015, che puntava appunto contenere a 1,5 gradi il surriscaldamento globale. Come hanno recentemente sottolineato gli scienziati dell’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, un innalzamento della temperatura media mondiale oltre questa soglia aumenterebbe intensità e frequenza dei disastri ambientali registrati negli ultimi anni: ondate di calore, siccità, carestie, alluvioni, scioglimento dei ghiacci.

Allo stato attuale, ci si aspetta, però, che le temperature aumentino fino a 3,4-3,9 gradi.

Fare di più...
Per evitarlo, gli scenziati dell’Unep raccomandano di tagliare le emissioni di gas serra del 7,6% ogni anno nel decennio alle porte, quello tra il 2020 e il 2030. A tal fine, gli impegni climatici degli Stati (i Nationally Determined Contributions - Ndc) devono essere «aumentati di almeno cinque volte», se si vuole rispettare il target di riscaldamento globale di 1,5 gradi (di tre volte solo per restare entro la soglia dei 2 gradi di aumento medio della temperatura).

    Le emissioni di gas serra sono salite dell’1,5% all’anno nell’ultimo decennio, nonostante gli avvertimenti e le campagne di sensibilizzazione. Nel 2018, le emissioni totali, comprese quelle legate all’agricoltura, hanno raggiunto 55,3 gigatonnellate di CO2 equivalente.

    I Paesi del G20 rappresentano collettivamente il 78% delle emissioni globali, ma sette di loro non hanno ancora messo in atto politiche per raggiungere gli attuali Ndc, scrive l’Unep. Tra questi ci sono gli Stati Uniti di Donald Trump, che hanno deciso di abbandonare l’Accordo di Parigi (gli altri sei sono Australia, Brasile, Canada, Giappone, Corea del Sud, Sudafrica).

    ...e agire in fretta
    Per gli scenziati dell’Unep, limitare l’aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi è ancora possibile. Ma bisogna agire subito, come ha sottolineato il direttore esecutivo, Inger Andersen. Ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporterebbe infatti la necessità di adottare tagli più rapidi e quindi più costosi e più difficili.

    Le energie rinnovabili e l’efficienza energetica sono gli ingredienti chiave: per fare un esempio, l’elettrificazione dei trasporti potrebbe ridurre le emissioni di CO2 del settore del 72% entro il 2050.

    La trasformazione necessaria per centrare l’obiettivo dell’aumento di 1,5 gradi della temperatura mondiale richiede, secondo l’Unep, investimenti per 1.600-3.800 miliardi di dollari l’anno tra il 2020 e il 2050.

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