intervista

Aneri: «Allarme ristorazione. Un terzo è a rischio»

Secondo Giancarlo Aneri, l’evoluzione della crisi porterà alla chiusura di un terzo della ristorazione italiana entro il 2021 e i più penalizzati saranno gli stellati

di Enrico Netti

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(IMAGOECONOMICA)

Secondo Giancarlo Aneri, l’evoluzione della crisi porterà alla chiusura di un terzo della ristorazione italiana entro il 2021 e i più penalizzati saranno gli stellati


2' di lettura

«Veri» ristoranti italiani all’estero, «veri» ambasciatori della enogastronomia italiana. È questa l’equazione di Giancarlo Aneri, presidente della Aneri Vini e della Aneri Caffé. La prima è una cantina che produce prosecco di Valdobbiadene e nel veronese l’esclusivo Amarone mentre la torrefazione è una storica pmi toscana.

Ritorno alla ristorazione tradizionale
«A causa della pandemia di Coronavirus i ristoranti italiani nel mondo hanno chiuso dappertutto per 2 o 3 mesi e con la ripartenza quelli importanti devono cambiare progetto perchè il mondo si è rivoluzionato - spiega Aneri -. La nuova tendenza è verso un modello di ristorazione tradizionale, di una volta, ovvero piatti legati alla semplicità e l’indispensabile qualità delle materie prime impiegate. A soffrire saranno soprattutto i locali stellati rispetto ai ristoranti tradizionali perché i clienti riserveranno una maggiore attenzione al costo e saranno in numero inferiore». Una evoluzione che secondo l’imprenditore porterà alla naturale chiusura di un terzo della ristorazione italiana entro il prossimo anno e i più penalizzati saranno gli stellati. «Lo dico perché spero che il nostro Governo prenda in considerazione questo momento tragico per programmare un aiuto economico riservato a tutti questi nostri ambasciatori, in Italia e nel mondo, per ridurre il rischio delle chiusure - avverte Aneri -. Si deve creare una rete di sicurezza perché continuino ad avere un ruolo determinante nel fare conoscere la qualità dei prodotti tipici italiani». Inoltre non è solo una questione di fare conoscere i nostri prodotti ma riuscire a trasmettere le sensazioni e i sapori al cliente una volta che ha varcato la soglia del locale.

Gli esempi da imitare
«Un esempio da prendere - continua l’imprenditore - è ”Le Stresa”, ristorante parigino frequentato dall’elité francese e internazionale, che accoglie l’ospite con un assaggio di prosciutto di Parma, di Parmigiano Reggiano e un bicchiere del mio prosecco». Una evoluzione che negli ultimi 20 anni ha permesso alla vera ristorazione italiana nel mondo di avere più successo perché le grandi specialità italiane arrivano direttamente nel locale nell’arco di 24-48 ore con la stessa freschezza che si può avere in una qualsiasi città italiana.
«Produco circa 500mila bottiglie di vino tra prosecco e amarone, e nel 2019 ho esportato il 30% della produzione contro il 5% del 2009 ed è un trend destinato a continuare a crescere soprattutto sull’onda lunga dei prodotti biologici “made in Italy” che sempre più stanno conquistando i mercati internazionali» aggiunge Aneri prima di parlare del caso di Carlo Distefano, il ristoratore più importante del Regno Unito titolare di 28 locali “Carlo’s” nel mondo di cui 20 in Inghilterra. Oggi Distefano raccomanda che il prosecco biologico ha un futuro e così è diventato ambasciatore delle grandi cose buone italiane.

Aumento della produzione di vino biologico
Quest’anno Aneri aumenterà la produzione di vino biologico: «quadruplicherà - precisa - e aumenterà il volume delle esportazioni che puntano al mercato cinese e quello statunitense, i più importanti al mondo. Nei prossimi mesi consolideremo anche le posizioni in Germania dove è particolarmente apprezzato il Prosecco». Inoltre i vini Aneri sono tra i pochi vini al mondo serviti nei pranzi ufficiali tra capi di Stato e primi ministri. Ottime credenziali per presentare al mondo l’autentica ristorazione italiana.

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