nuvole nere sul comparto

Allarme sanità, nel Def “buco” da 1,6 miliardi nel 2019

di Barbara Gobbi


Def: crolla la crescita, arriva la promessa della flat tax ai ceti medi

4' di lettura

La spesa sanitaria che per il 2019 supera i 118 miliardi di euro, corrispondenti a una crescita del 2,3% rispetto ai 115,41 miliardi del 2018 - con un aumento di ben 2.651 milioni sull'anno precedente rispetto al miliardo previsto dalla legge di Bilancio - è il primo campanello d'allarme che suona a leggere il Def presentato nei giorni scorsi dal Governo. Non certo l'unico: per gli anni successivi preoccupano le revisioni al ribasso del Pil rispetto a quanto preventivato nell'autunno scorso dalla Nota di aggiornamento al Def (Nadef). A fronte di una crescita del Pil ipotizzata, solo sei mesi fa, in un +3,1% nel 2019, +3,5% nel 2020 e +3,1% nel 2021, le previsioni del Def - precipitate all'1,2% per quest'anno (-1,9%), al 2,6% per il prossimo (-0,9%) e al 2,5% per il 2021 (-0,6%) – renderebbero molto ardue le promesse di un aumento delle risorse per la sanità pari rispettivamente a 2 e a 1,5 miliardi.

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Stime incongruenti rispetto alle risorse
A fare le pulci alle cifre scritte nero su bianco nel Documento di economia e finanza approvato nei giorni scorsi dal Governo è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Che precisa: «Il Def 2019, se da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall'altro aumenta le preoccupazioni per la sanità per tre ragioni fondamentali: innanzitutto, per il 2019 le stime sono incongruenti con le risorse assegnate dalla legge di Bilancio; in secondo luogo, se le stime per il 2020-2021 sono allineate con gli incrementi previsti del Fondo sanitario nazionale, questi oltre che alla sottoscrizione di un Patto per la Salute, ancora in stallo, sono legati a utopistiche previsioni di crescita economica; infine, su tutto aleggia lo spettro della clausola di salvaguardia, ovvero il blocco di 2 miliardi di euro di spesa pubblica in caso di deviazione dall'obiettivo di indebitamento netto, che probabilmente colpirà la sanità come paventato dall'Ufficio parlamentare di bilancio dopo la pubblicazione della manovra».

SPESA SANITARIA 2015-2018 Fonte: Def 2019

Spesa sanitaria non al passo con l’inflazione
La spesa sanitaria resta inferiore all'inflazione. Il commento amaro è dietro l'angolo: anche se le stime fossero corrette – spiegano ancora dalla Fondazione Gimbe - la spesa sanitaria non potrà coprire nemmeno l'aumento dei prezzi sia perché cresce meno del Pil nominale, sia perché l'indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all'indice generale dei prezzi al consumo. “In altre parole – puntualizza Cartabellotta – la crescita media della spesa sanitaria dell'1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal Def 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al Ssn lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del Pil del 2,5% per il triennio 2020-2021». Un'ipotesi che oggi sembra davvero troppo rosea: «Delle cifre assolute riportate nel Def – afferma ancora Cartabellotta – è bene non fidarsi, soprattutto nel medio termine, perché le risorse assegnate alla sanità dalle Leggi di Bilancio risultano sempre inferiori alle stime del Def sulla spesa sanitaria». Ad esempio, per il 2018 la stima di 121,3 miliardi di euro di spesa sanitaria del Def 2014 è precipitata a 117,7 miliardi con il Def 2015, quindi a 116,2 miliardi con il Def 2016 e a 115,1 miliardi con il Def 2017. Per arrivare a un finanziamento reale di 113,4 miliardi di euro con la legge di Bilancio 2018».
Rapporto spesa sanitaria/Pil al ribasso.

PREVISIONE DELLA SPESA SANITARIA 2019-2022 Fonte: Def 2019

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Il rapporto con il Pil
Nel Def 2019 inoltre il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane identico al 2018 (6,6%) per 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. «Queste previsioni – afferma Cartabellotta – smentiscono l'inversione di tendenza incautamente annunciata dal Premier Giuseppe Conte nel giugno 2018 in occasione del discorso per la fiducia e sono identiche a quelle dei Def (e dei Governi) precedenti, dove all'incremento atteso della crescita economica corrisponde sempre una riduzione del rapporto spesa sanitaria/Pil. Questa strategia di finanza pubblica documenta inequivocabilmente che per tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, compreso il cosiddetto Governo del Cambiamento, la sanità non ha mai rappresentato una priorità politica. Infatti, quando l'economia è stagnante la sanità si trasforma automaticamente in un bancomat al portatore, mentre in caso di crescita economica i benefici per il Ssn non sono proporzionali, rendendo di fatto impossibile un rilancio del finanziamento pubblico».

Nuvole nere sulla sanità
Deficit in arrivo per la Sanità? A leggere il Def e considerando che il 2019 è ormai ben avviato, mentre del Patto per la salute da sottoscrivere entro il 31 marzo scorso non c'è ancora traccia concreta - una riunione ministero della Salute-Regioni è fissata per mercoledì 17 aprile, ma non sarà risolutiva - sulla sanità sembrano addensarsi nuvole nere. Sotto forma di domande pressanti: la prima è se l'aumento di 2.651 milioni di spesa sanitaria che il Def stima per quest'anno certifichi per l'anno in corso un aumento del deficit per la sanità di 1.651 milioni di euro. La seconda domanda è dove trovare le risorse per la sanità, a cominciare dal miliardo - ma le risorse non sono state vincolate in legge di Bilancio - da destinare innanzitutto allo sblocco dei contratti del personale sanitario. Le Regioni sono preoccupate: chissà se accetteranno di firmare un Patto per la salute senza soldi, in assenza di certezze sulle coperture.

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