l’andamento della pandemia

Allarme Sardegna, in tre mesi da 5 a 80 focolai. Ed è rissa tra i sindaci e l’assessore leghista sulla gestione dell’emergenza

Il numero dei focolai è cresciuto in miniera esponenziale, passando dai 5 dell'estate agli attuali 79. L'impennata dei contagi ha fatto scattare le restrizioni. Soprattutto nei piccoli centri, dato che i nuovi casi si registrano nei comuni minori

di Davide Madeddu

4' di lettura

Da isola Covid free a regione con contagi in crescita, focolai nei piccoli centri e semi lockdown locali. In mezzo poi la polemica tra maggioranza e opposizione, assessore alla Sanità e sindaci alle prese con la stagione autunnale dell'emergenza sanitaria. È abbastanza problematico l'autunno sardo ai tempi del Covid 19. A certificare un'esplosione di contagi, con una crescita del 150 per cento rispetto a giugno e luglio è la Federazione dei medici internisti ospedalieri che hanno trattato il 70 per cento dei ricoverati covid. Tra il 29 giugno e il 5 luglio si contavano appena 0,67 casi di Covid ogni 100mila abitanti. Nella settimana dal 14 al 20 settembre, invece, l'incidenza è salita a 32,57. Dato dovuto, secondo i medici, al rilassamento estivo.

Focolai in crescita a quota 79

Anche il numero dei focolai è cresciuto in miniera esponenziale, passando dai 5 dell'estate agli attuali 79. E tra questi ce ne sono poi 29 che hanno iniziato a esplodere nell'ultima settimana. E l'impennata dei contagi ha fatto scattare le restrizioni. Soprattutto nei piccoli centri dato che i nuovi casi si registrano nei comuni minori. Proprio per evitare al massimo i contagi l'amministrazione comunale di Aidomaggiore in provincia di Oristano ha emanato un'ordinanza che prevede un lockdown locale con chiusura uffici, scuole. Restano aperti i servizi essenziali. Altre restrizioni a Orune, comune di 2200 abitanti in provincia di Nuoro dove si registrano 109 contagiati. Un fatto che ha spinto il comune a chiudere le scuole e lanciare un ulteriore appello ai cittadini a rispettare le regole. Stesso discorso a Gonnesa nel Sud Sardegna dove i contagiati sono 31 e il sindaco ha chiuso le scuole e disposto la chiusura di bar e ristorazione a partire dalle 18.30.

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Quattro decessi a Cagliari

Alta attenzione anche negli altri centri. A iniziare da Cagliari, dove il sindaco ha prorogato sino al 15 ottobre le ordinanze emanate il 31 luglio e il 13 agosto relative alle misure di prevenzione da attuare negli spazi aperti e nei luoghi chiusi. Quattro i nuovi decessi. Tra questi, due uomini a Cagliari, 78 e 93 anni, e una donna di 90 anni del sassarese. In tutto le vittime sono 154. Inoltre si registrano 51 nuovi casi, 37 rilevati attraverso attività di screening e 14 da sospetto diagnostico. In totale sono stati eseguiti 190.647 tamponi, con un incremento di 3.127 test rispetto all'ultimo aggiornamento. Sono invece 101 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (-1 rispetto all'ultimo dato), mentre resta invariato il numero dei pazienti n terapia intensiva: 19. Le persone in isolamento domiciliare sono 1.941. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.668 (+16) pazienti guariti, più altri 17 guariti clinicamente.Sul territorio, dei 3.900 casi positivi complessivamente accertati.

Le critiche dell’opposizione

Attorno all'emergenza Covid scoppia anche la polemica politica con l'opposizione di centrosinistra all'attacco. «La maggioranza ha priorità diverse rispetto all'emergenza sanitaria in corso» è l'accusa degli esponenti dell'opposizione. Per gli esponenti della minoranza le questioni sono due: «A fronte di un aumento di casi non corrisponde un aumento dei posti letto in terapia intensiva, tutto ciò aggrava la situazione dei tempi d'attesa per le visite ambulatoriali per i pazienti non Covid, si va fino a oltre un anno di attesa». Dall'opposizione anche la segnalazione del fatto che «l'incremento dei contagi tra i giovani rischia di diventare il vero problema». Nel mirino dell'opposizione anche l'app Sardegna sicura, definita da Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari «nulla di più di google map». «Siamo a settembre, i problemi veri - sono le parole di Zedda - arriveranno col freddo e con il combinato disposto Covid-l'influenza ordinaria che determinerà tanta confusione».

La replica della giunta regionale

Accuse respinte dall'assessore regionale Mario Nieddu della Lega: «Il piano per l'emergenza Covid-19, adottato dalla Sardegna e approvato dal ministero della Salute, prevede un incremento della capacità delle terapie intensive e sub-intensive, con un'attivazione progressiva dei posti letto che vada di pari passo con la necessità di assistere un numero crescente di pazienti». Nieddu, che i giorni scorsi aveva contestato i sindaci rimarca che «non abbiamo mai abbassato la guardia contro il virus, ma non dobbiamo dimenticarci che esistono anche pazienti con altre patologie a cui il nostro sistema sanitario ha il dovere di fare fronte. Le attrezzature a nostra disposizione sono in numero sufficiente per consentirci di dare una risposta che sia adeguata all'emergenza nella sua evoluzione. Stiamo seguendo lo schema già collaudato durante la prima fase dell'epidemia, che ci ha consentito di affrontare al meglio la situazione».

La posizione dell’Anci

A parlare, sia a titolo personale, ma anche a nome dell'Anci, è Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente dell'associazione dei comuni. «Personalmente ho espresso pubblicamente le mie preoccupazione sull'evoluzione della pandemia in Sardegna non per fare “allarmismo” ma per richiedere di calibrare interventi e per far prendere coscienza a tutta la collettività sarda dei rischi a cui potremmo andare incontro se non si torna a comportamenti responsabili da parte di tutti - dice -. Abbiamo fatto notare anche recentemente le difficoltà dei sindaci nell'avere in tempi decenti da ATS gli esiti dei tamponi processati al fine di concorrere positivamente - e ritorna la leale collaborazione - a tracciare adeguatamente i contatti dei positivi senza far trascorrere le settimane». Non solo, il presidente dell'Anci ricorda anche un'altra richiesta dei sindaci: «Abbiamo posto la necessità che non siano i sindaci a imporre dei “lockdown” locali come sta avvenendo ad Orune, Gavoi e Aidomaggiore, ma che ci sia una strategia condivisa poichè il virus non ha confini: se non si ragiona con Bitti, Nule e altre comunità il lockdown di Orune rischia di essere fine a se stesso; lo stesso vale per Gavoi: bisogna ragionare con Ollolai, Lodine e Fonni se si vuole essere efficaci sul livello territoriale».


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