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Allarme Save the Children: «Bambini intrappolati tra povertà educativa e crisi economica»

Dopo la chiusura delle scuole a seguito dell’emergenza sanitaria e l’adozione del sistema della didattica a distanza circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti. La mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport, attività artistiche e di uscire con i propri coetanei, li rinchiude sempre di più in un isolamento sociale

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Con la didattica a distanza circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti (foto Agf)

Dopo la chiusura delle scuole a seguito dell’emergenza sanitaria e l’adozione del sistema della didattica a distanza circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti. La mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport, attività artistiche e di uscire con i propri coetanei, li rinchiude sempre di più in un isolamento sociale


5' di lettura

Emergenza coronavirus significa anche bambini e adolescenti intrappolati tra crisi economica e contrazione delle opportunità educative. È quanto mette in evidenza Save the Children in occasione del lancio della campagna “Riscriviamo il Futuro” e di un nuovo intervento programmatico che intende raggiungere 100.000 bambine, bambini e adolescenti in 30 città in Italia.

Circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti
È anche l’occasione per presentare un’indagine realizzata per l’organizzazione dall’istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori , che include un 39,9% del totale che è in condizioni di fragilità socio-economica anche a causa della Crisi Covid-19. Da questa fotografia viene fuori che dopo la chiusura delle scuole a seguito dell’emergenza sanitaria e l’adozione del sistema della didattica a distanza circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti e, quasi 1 su 10 tra gli 8 e gli 11 anni non segue mai o quasi le lezioni a distanza.

Il 39,9% dei genitori boccia la didattica a distanza
Secondo i genitori, la didattica a distanza ha peggiorato il ritmo scolastico dei figli nel 39,9% dei casi. In particolare, tra i genitori in maggiore difficoltà socio-economica in Italia molti sono quelli che vorrebbero un aiuto più consistente da parte degli insegnanti (72,4%) e un accesso più semplice alla didattica a distanza (71,5%) perché ritengono le attività scolastiche più pesanti per i loro figli (63,4%), difficili (53,9%), eccessive (46,7%).

Rischio isolamento sociale
La mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport, attività artistiche e di uscire con i propri coetanei, inoltre, rinchiude sempre di più bambini e ragazzi in un isolamento sociale: la metà dei ragazzi intervistati (51%), infatti, preferisce svagarsi navigando su internet, il 37% stando sui social e il 18% giocando online con persone che non conosce, in un mondo che ormai vive sulla rete e che spesso è popolato anche da pericoli che non possono essere sottovalutati.

L’allarme economico
All’allarme educativo se ne affianca uno economico. Dei circa 9,5 milioni di lavoratori che nel mese di marzo non hanno potuto lavorare, 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, di cui la metà con figli a carico, dove pertanto è venuta a mancare l’unica entrata economica . Un impatto travolgente per il quale, sottolinea il rapporto di Save the Children, 1 milione di bambini in più oggi rischiano di scivolare nella povertà assoluta, andandosi così ad aggiungere agli attuali 1,2 milioni di minori attualmente certificati in condizioni di povertà assoluta ed innalzando la percentuale dall’attuale 12% sino al 20%.

Quasi un bambino su dieci non segue le lezioni a distanza
Dal report di Save the Children viene fuori che circa 1 minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. Ssecondo gli ultimi dati Istat a disposizione, più di 4 minori su 10 vivono in abitazioni sovraffollate, privi di spazi adeguati allo studio, e il 12,3% non ha un computer o un tablet in casa per seguire le lezioni a distanza, percentuale che arriva al 20% nel Mezzogiorno. Tra i bambini e ragazzi che invece possono disporre di questi strumenti, il 57% si vede costretto a condividerlo con gli altri componenti della famiglia. Solo il 30% dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza, peraltro, presenta competenze digitali elevate ed idonee all'uso delle piattaforme online.

Per 6 genitori su 10 servirà supporto ai figli quando torneranno in aula
L’indagine di Save The Children delinea la situazione anche dal punto di vista di madri e padri. Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica , passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12. Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe “le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”, opzione che comunque è gradita dal 39,1% dei genitori intervistati. D’altronde sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi.

L’intreccio tra povertà educativa e crisi economica
Una fotografia della povertà educativa che si alimenta, in un circolo vizioso, con quella della crisi economica che ha impoverito ulteriormente le famiglie. Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell'emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio , al punto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli.

Il 44,7% delle famiglie ha dovuto ridurre le spese alimentari
L’indagine condotta dall’organizzazione mostra come molto concrete siano state le conseguenze economiche del Covid-19 sulla vita delle famiglie: quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Un dato ancora più allarmante se si considera che prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili beneficiava del servizio di mensa scolastica per i propri figli e per quasi tutti loro (40,3%) questo servizio era esente o quasi da pagamenti. Una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette e una su quattro (26,3%) anche quello dell'affitto o del mutuo. Il 21,5% delle famiglie non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie per mancanza di soldi. Una famiglia su cinque ha dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.

Quasi raddoppiati gli aiuti da parte dello Stato
Per le famiglie più fragili dal punto di vista socio-economico, gli aiuti da parte dello Stato sono quasi raddoppiati: era il 18,6% dei genitori a beneficiarne prima delle restrizioni dovute al Covid e il 32,3% durante il lockdown, dato che include il reddito di cittadinanza e altri supporti da parte di amministrazioni pubbliche. Se le realtà del Sud e delle Isole sono quelle che hanno conosciuto l'aumento più significativo, in percentuale, delle domande accettate di reddito di cittadinanza a fine marzo rispetto al mese di gennaio e quindi di sostegno economico agli individui a rischio povertà – si evince da una delle mappe contenute nel rapporto – la provincia di Trento è ottava in classifica, con Milano e Roma che si trovano ben al di sopra della media nazionale.

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