ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE TAPPE DELLA VICENDA

Seggiolini antiabbandono, un anno tra polemiche e ritardi

L’obbligatorietà dei car alert per i seggiolini dei bimbi doveva partire a luglio 2019. Ma mancava il decreto attuativo, non conforme alle regole Ue. Poi lo sblocco e la circolare sugli obblighi che spiazza produttori e famiglie

di Laura Cavestri


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(ANSA)

2' di lettura

I sistemi di allarme per i seggiolini dei bambini da 0 a 4 anni esistono da alcuni anni (in particolare, i modelli d’allarme più semplici, quelli che non prevedevano app). Sinora però non c’è mai stata una norma nazionale che li omologasse. Così, sulla spinta di alcuni rari ma tragici episodi di cronaca, un anno fa, il Parlamento ha approvato la legge 1 ottobre 2018, n. 117, che ha disposto l’obbligo di dotarsi di «sistemi di ritenuta salva bebè per chiunque risieda in Italia e trasporti bambini fino a 4 anni».

La legge 117/2018
L’obbligatorietà doveva partire dal luglio 2019, ma in realtà è slittata perchè prevedeva l’emanazione di un decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplinasse le caratteristiche tecniche dei dispositivi, in modo da stabilirne le regole per l’omologazione.

Il decreto attuativo avrebbe dovuto essere pronto entro 60 giorni, cioè entro il 27 dicembre 2018. Ma la bozza del ministero, allora gestito da Danilo Toninelli, fu inviata all’ufficio Tris – cioè il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione Europea – solo il 21 gennaio 2019.

Lo stop a Bruxelles
Un passaggio non veloce nè indolore. Perchè lì si è bloccata per incompatibilità con le norme Ue. Il nodo principale, i sensori da porre sotto la seduta del bambino. Se integrati nei nuovi modelli, bene. Se da acquistare e aggiungere, non devono compromettere la stabilità del bambino sul seggiolino. Inoltre, per funzionare emettono onde radio e quindi potrebbe essere necessario verificarne la compatibilità elettromagnetica. Infine, i sistemi omologati in Italia devono essere adatti a circolare in tutti i Paesi membri della Ue.
In estate, una revisione dello schema di decreto ha permesso di avere il placet della Commissione europea e, ad agosto, quello del Consiglio di Stato.

Il Dm Infrastrutture e il «colpo di scena»
Si è così arrivati all’oggi, con l’approvazione, da parte del ministero dei Trasporti, ora guidato da Paola De Micheli, del Dm Infrastrutture 2 ottobre 2019 (pubblicato il 23 ottobre), che entra in vigore il 7 novembre. Ma da questa data sarebbero dovute diventare obbligatorie solo le caratteristiche tecniche, cui produttori e acquirenti avrebbero dovuto conformarsi, lasciando 120 giorni per mettersi in regola.

Invece, la circolare del ministero dell’Interno 300/A/9434/19/109/12/3/4/1, diramata nel pomeriggio del 6 novembre, esplicita l’obbligo di dotarsi dei dispositivi da subito, pena sanzioni.

Una novità che spiazza anche i produttori. E che secondo il nuovo articolo 172 del Codice della strada, prevede: 81 euro di multa, la decurtazione di 5 punti dalla patente e la sua relativa sospensione da 15 giorni a due mesi, se si è colti a commettere la stessa infrazione più di una volta nell’arco di 2 anni.

DOCUMENTO / La circolare sull’entrata in vigore e le caratteristiche tecniche ufficiali


Riproduzione riservata ©
  • Laura CavestriRedattrice di Economia

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese e tedesco

    Argomenti: export, contraffazione, brevetti, Ue

    Premi: L'Attendibile 2018 (Il premio di Assolatte)

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