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Allarme Smi al Governo: 6.500 imprese a rischio, per la ripresa servono 8 miliardi

Indagine della Liuc presentata al premier e ai ministri dell’Economia e Lavoro, con stime a breve e medio termine per evitare una voragine di 70mila posti di lavoro nella filiera

di Giulia Crivelli

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2' di lettura

Una filiera lunga e atipica rispetto a tanti altri settori, perché fatta da imprese manifatturiere di ogni dimensione, che coprono ogni passaggio del tessile-abbigliamento (TA), dalla trasformazione delle materie prime ai prodotti che arrivano nei negozi in Italia e nel mondo. Una filiera atipica nonché unica in Europa per integrità e qualità. Forte, perché è composta da 45mila aziende capaci di occupare 450mila persone perché al TA è riconducibile il 10% degli investimenti in ricerca. Forte, ma anche fragile, perché il settore è stato, insieme al turismo e alla ristorazione, il più colpito dal Covid e fatica a vedere la ripresa.

«Il primo semestre sarà negativo e sul secondo non ci sono certezze», spiega Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia, la componente più importante di Confindustria Moda per addetti, imprese e fatturato. «Non abbiamo mai chiesto aiuti a pioggia né crediamo nell’economia sussidiata. Ma dopo un anno di pandemia sappiamo di aver bisogno di sostegno dal Governo e dai ministeri competenti per il nostro settore – aggiunge Vago –. Non è una spesa, bensì un investimento per l’economia italiana e per l’immagine del nostro Paese nel mondo».

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Il dossier presentato al premier Draghi e ai ministri Franco (Economia), Giorgetti (Mise), Orlando (Lavoro) e Di Maio (Esteri) è il frutto di un lavoro di mesi con l’università Liuc, basato a sua volta su serie econometriche di anni e che permettono non solo di analizzare il presente, ma di fare previsioni a breve e medio termine. «La parte della filiera che ha sofferto di più è quella a monte, che ha storicamente meno margini ed è fatta da aziende di dimensioni minori rispetto al valle, molte delle quali messe in ginocchio da un anno di entrate a picco e di ricorso al credito – aggiunge il presidente di Smi –. Uso l’immagine perché credo sia chiara a tutti, ma la uso in senso unicamente positivo: dal nostro Dossier, oltre a investimenti di privati, potrebbe venire uno stimolo, per il Governo e per l’azione coordinata dei ministeri, a creare una “mini Iri” del tessile-moda, in cui i capitali pubblici servono a sostenere le idee, la competenza, la tecnologia, il know how artigianale accumulato da decenni da singoli imprenditori o aziende».

Nell’arco dei prossimi tre anni, in assenza di interventi a sostegno della filiera, il TA potrebbe perdere 70mila posti di lavoro (-17,8%) e circa 6.500 imprese (il 15%) rischierebbero la chiusura. «Proponiamo investimenti complessivi per circa 8 miliardi, fatti da interventi di emergenza, strategici di medio periodo e di lungo periodo – ha spiegato Vago sulla scorta dei dati elaborati dalla Liuc –. Un primo pacchetto da 2 miliardi riguarda la cassa Covid e un contributo a fondo perduto proporzionale alla perdita d’esercizio. Il secondo pacchetto, da 4 miliardi, riguarda, in particolare, i contributi alla sostenibilità (2 miliardi) e il sostegno all’innovazione creativa e per la realizzazione dei campionari delle collezioni. Il terzo pacchetto, da due miliardi, fa riferimento a interventi tra 3 e 5 anni su circolarità, digitalizzazione e recupero della competitività».

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