sovraffollamento dei cieli

Allarme dallo spazio: i satelliti in orbita sono ad alto rischio di hackeraggio

Mettono a rischio la ricerca astronomica, ma soprattutto potrebbero essere utilizzati come armi improprie dagli hacker

di Leopoldo Benacchio

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Mettono a rischio la ricerca astronomica, ma soprattutto potrebbero essere utilizzati come armi improprie dagli hacker


4' di lettura

L'importante tema delle costellazioni di satelliti, previsti a decine di migliaia, per portare internet in ogni punto, letteralmente, del globo si arricchisce di due argomenti nuovi di discussione.

Il primo è che gli astrofisici europei e di altre Nazioni, con un lavoro molto preciso, hanno ridimensionato la paura che tutti questi satelliti, altrettanti punti luminosi nuovi in cielo, potessero rovinare per sempre non solo lo spettacolo delle stelle per l'umanità intera, ma anche la ricerca astronomica da terra. Intendiamoci il progresso ha sempre pro e contro e nessuno vuole fare il luddista, nemico a prescindere, il problema però c'è ed è grave. Ora però sappiamo quanto, quando e dove sarà più pesante come effetto.

Il secondo punto, probabilmente ben più rilevante, è che si incomincia a parlare di uso improprio di questi satelliti: possono essere facilmente hackerati, pare, e manomessi o addirittura essere usati come armi, improprie ma efficaci.

Orbite sovraffollate

Per fare un quadro sintetico su cui ragionare diciamo che alcune importanti compagnie americane, come SpaceX di Elon Musk, Amazon e OneWeb, stanno già mandando su orbite molto basse, dai 180 chilometri da terra fino ai 400, decine di satelliti. SpaceX ne ha già 242 ma l'ultimo lancio è quello di OneWeb il 7 febbraio, che ha spedito in cielo 34 satelliti in un colpo solo dalla base russa di Baikonur, in Kazakistan, ma in orbita ce ne sono già molti di SpaceX che intende circondare il mondo con una costellazione che potrà arrivare fino a 20.000 satelliti.

Si tratta di oggetti ben diversi da quanto siamo abituati a pensare: relativamente piccoli, sui 200 chili, e costruiti con l'ossessione del basso

costo ovvero con materiali e componenti COTS, reperibili sul mercato “off the shelf”, per essere prodotti e sparati nello spazio continuamente: pazienza se qualcuno non funzionerà, ne fanno tanti apposta per avere una ridondanza praticamente infinita.

Scopo: portare internet, e i servizi che interessano alle varie compagnie dappertutto, letteralmente, anche sulla punta dei vulcani della Patagonia o dell'Islanda. Per Amazon lo scopo è evidente, per SpaceX, quella che ne metterà in orbita a migliaia, lo scopo è fare cassa per finanziare la missione marziana cui Elon Musk tiene più della sua vita oramai.

Problemi di visibilità

Preoccupazione giustificata per gli astrofisici, impegnati nella costruzione di strumenti di nuova generazione, in particolare gli europei sono già avanti con l’ELT che sarà il più grande e importante telescopio di nuova generazione esistente al mondo, 40 metri di diametro, impresa in cui l'Italia, sia come scienza che come commesse industriali è in ottima posizione.

Questi satelliti, essendo bassi di orbita e purtroppo, molto riflettenti almeno i primi esemplari, stanno cambiando lo scenario del cielo e entreranno in ogni immagine astronomica da oggi in avanti.

Lo studio, ora in pubblicazione sulle riviste specializzate, mostra che l'impatto delle costellazioni su questi strumenti miliardari per lo studio dell'Universo c'è ed è pesante, anche se in molti casi gestibile con un aggravio di tempo, lavoro e costi.

«Stiamo lavorando come Unione Astronomica Internazionale con le principali industrie interessate, che mostrano finora collaborazione», dice Piero Benvenuti, già segretario generale dell'organizzazione e oggi advisor per questo problema. L'obiettivo a cui si lavora è ridurre al massimo la luminosità dei satelliti, dovuta al fatto che riflettono la luce solare se la loro posizione relativa è a favore dell'osservatore. 20 o 30.000 “stelle” in più, considerando che ne vediamo nei casi migliori 3.000 di quelle vere a occhio nudo, cambiano la scena di quel gran teatro di cui l'umanità ha sempre goduto la notte.

Facile, si potrebbe dire, basta dipingere i satelliti di nero. Se si fa così, però, assorbono molta più radiazione solare e si surriscaldano incredibilmente, anche a causa del calore interno sviluppato nel funzionamento che non riesce a dissiparsi, e si guastano in un lampo. «Si tratta di trovare il miglior equilibrio», conclude possibilista, ma realista sulla difficoltà, Benvenuti che preannuncia un convegno a settembre che metterà tutti gli attori insieme sotto l'egida dell'Ufficio Onu per l'uso pacifico dello Spazio.

A rischio di hacker

Oltre agli indubbi benefici per la disponibilità di Internet, e ogni altro uso che sicuramente verrà come servizio supplementare come l'osservazione della Terra e la sorveglianza, un altro aspetto importante di cui si parla nella comunità internazionale è legato al cybersecurity che in questi satelliti, costruiti con materiale reperibile nei magazzini specializzati alla portata di tutti, sarebbe prossima allo zero.

Molti di questi satelliti sono dotati di piccoli motori per le correzioni di rotta, ma che potrebbero anche essere controllati da un hacker che li potrebbe usare come bombe improprie o verso terra o, più probabilmente, verso altri grandi satelliti o addirittura la stazione spaziale internazionale.

Precedenti ce ne sono: nel 1998 qualcuno prese possesso illegalmente del satellite americano-tedesco Rosat, costato mezzo miliardo di marchi tedeschi, e lo puntò verso il Sole, bruciando pannelli e batterie e rendendolo in un attimo un rottame. Anche ai satelliti Skynet inglesi toccò la sorte di essere presi in custodia da hackers terrestri al cambiare del millennio, e i casi simili sospetti ma non confermati sono parecchi. Costi contro sicurezza, un bilancio che viviamo anche nelle nostre case quando cambiamo ad esempio la porta di entrata.

Sempre più presente nelle discussioni anche il problema diciamo politico del monopolio: le orbite possibili per i satelliti non sono affatto infinite, come potrebbe pensare un profano della complicata materia, e se queste due costellazioni veramente riusciranno a mettere 30.000 satelliti in orbita non ci sarà spazio più per nessuno e gli Usa avranno conquistato un altro monopolio di fatto.

Urge insomma una discussione e maggiore impegno da parte di un soggetto terzo, anche qui forse l'ufficio Onu per lo Spazio con sede a Vienna, Unoosa per normare in modo semplice, non burocratico ma efficiente e innovativo l'accesso allo spazio. La concorrenza fa bene anche oltre i Bastioni di Orione.

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