Le tensioni Bruxelles-Mosca

Allarme Ue: rischio escalation in Ucraina, 150mila soldati russi alla frontiera  

Dal capo della diplomazia Borrell stime preoccupanti e quasi doppie rispetto a quelle della Nato.Ma Bruxelles per ora non vara sanzioni contro Mosca

di Beda Romano

Mezzi militari ucraini schierati in Donbass

3' di lettura

Dopo l’Alleanza atlantica nei giorni scorsi, sono stati i Ventisette a esprimere «grande preoccupazione» per la crescente mobilitazione di militari russi alla frontiera con l’Ucraina. L’ammasso di truppe è «il più massiccio mai registrato al confine» tra i due Paesi, ha affermato l’Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Josep Borrell. Nuove sanzioni contro il governo russo, tuttavia, non sono per ora all’ordine del giorno.

«Il più grande spiegamento mai visto»

«C’è un evidente rischio di escalation alla luce del dispiegamento di 150mila militari russi alla frontiera con l’Ucraina. Questo è il più grande dispiegamento mai visto. È preoccupante. Non siamo al riparo da un incidente», ha affermato il capo della diplomazia europea Borrell dopo una video-riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione. L’uomo politico spagnolo ha rifiutato di rivelare la fonte delle sue informazioni, parlando della presenza di truppe, armamenti e ospedali da campo.

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Il dato di 150mila soldati è il doppio rispetto agli 80mila citati la settimana scorsa dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che allora aveva attribuito la stima a Kiev (si veda Il Sole 24 Ore del 14 aprile). Da anni la regione ucraina del Donbass è in mano a separatisti pro-russi. Più volte, Mosca ha detto che è pronta a intervenire se dovesse temere per la sicurezza dei suoi cittadini. Il governo russo ha concesso con generosità la propria cittadinanza ai residenti in Ucraina orientale.

Il rischio di un incidente

«La grande preoccupazione tra i ministri degli Esteri è che la situazione sfugga di mano – analizza un diplomatico a Bruxelles –. Se la catena di comando sui due lati della frontiera è ferrea le tensioni, volute probabilmente per motivi nazionalistici sia in Ucraina che in Russia, sono gestibili. Se invece manca un controllo dal centro, c’è il rischio di un incidente sul terreno». Già nel 2014 la Crimea è stata strappata all’Ucraina e annessa alla Russia.

«Il rafforzamento della presenza militare russa alla frontiera deve cessare. Chiediamo un allentamento delle tensioni», ha detto l’Alto Rappresentante a nome dei Ventisette. Partecipando alla riunione ministeriale, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha chiesto all’Unione europea nuove sanzioni contro la Russia. Su Twitter, ha precisato: «L’elemento chiave è la preparazione di una nuova serie di sanzioni settoriali. Le sanzioni individuali non sono più sufficienti».

Ue cauta su nuove sanzioni

In questo momento, tuttavia, i Ventisette non hanno intenzione di percorrere questa strada, controversa e accidentata, ha detto Josep Borrell. Misure sanzionatorie sono state introdotte in marzo, per via della vicenda di Alexei Navalny, l’oppositore politico al presidente Vladimir Putin incarcerato in Russia (si veda Il Sole 24 Ore del 23 marzo). Nello stesso modo, i Ventisette non hanno intenzione di imitare a tappeto la Repubblica Ceca nell’espulsione di 18 diplomatici russi, accusati di spionaggio.

Il caso Navalny

A proposito dello stesso Navalny, alla terza settimana di uno sciopero della fame in una prigione russa, l’Alto Rappresentante si è limitato a ribadire che «le autorità russe devono assicurargli l’assistenza di medici professionisti». In buona sostanza, i Ventisette appaiono in difficoltà nei confronti della Russia. Non possono permettersi che il caso Crimea si ripeta, con l’annessione del Donbass per esempio; al tempo stesso temono di contribuire a una drammatica escalation.

Giro di vite sulla giunta di Myanmar

Sempre ieri i Ventisette hanno deciso un giro di vite in Myanmar (l’ex Birmania) dove le forze armate hanno preso il potere in febbraio. Nuove sanzioni sono state decise contro 10 militari della giunta e due società – la Myanmar Economic Holdings Public Company Limited e la Myanmar Economic Corporation Limited - che assicurano il finanziamento del governo (si veda Il Sole 24 Ore del 23 marzo). Così facendo l’Unione europea segue l’esempio del Regno Unito e degli Stati Uniti.

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