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Allarme vaccino antinfluenzale in Lombardia: campagna a rischio stop, riprenderà dal 15 dicembre

Fornitura da 200mila dosi in ritardo, nuove distribuzioni tra dieci giorni. Si teme che i prodotti non siano sufficienti per gli operatori sanitari

di Sara Monaci

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Fornitura da 200mila dosi in ritardo, nuove distribuzioni tra dieci giorni. Si teme che i prodotti non siano sufficienti per gli operatori sanitari


4' di lettura

La campagna vaccini antinfluenzale in Regione Lombardia è a rischio. Potrebbe essere interrotta per almeno una settimana e riprendere - se arriverà l’ultima fornitura attesa da 200mila dosi - il 15 dicembre.

È l’allarme lanciato durante una riunione tra dirigenti dell’Agenzia di tutela della Salute (Ats) di Milano e i medici di base. Quanto detto, riportato nei documenti di riepilogo dell’incontro, sottolinea la penuria di dosi. «I vaccini non arrivenno prima del 10 dicembre e la campagna vaccinale riprenderà il 15 dicembre anche nei centri vaccinali, che hanno già terminato i loro vaccini». Viene inoltre sottolineato che «arriveranno dosi inferiori a quelle richieste» e che verranno distribuite «nei centri vaccinali delle Asst e quindi i dottori sono pregati di andare a prendere lì le loro dosi, non in farmacia».

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Al momento, riepilogando i numeri che la stessa Regione Lombardia ha fornito lo scorso 24 novembre attraverso una comunicazione interna ai direttori generali di Ats e Asst, sono già stati distribuiti 1,3 milioni di vaccini ai Medici di medicina di base e altre 250mila dosi alle Asst . A conti fatti, a fine dicembre, si dovrebbe arrivare ad un totale di 2,4 milioni di vaccini (di cui 500mila garantiti ai bambini tra 0 e 6 anni).

Il timore per gli operatori sanitari

In base al cronoprogramma, sarebbe previsto l’arrivo per metà dicembre di 200mila nuove dosi, che le Ats dovrebbero gestire. Entro il 30 novembre dovevano essere distribuite 200mila dosi, di cui 40mila già consegnate. Poi si parla genericamente di altre 504mila dosi in distribuzione e in fase di consegna. Probabilmente la distribuzione del 30 novembre è rimasta ferma e i tempi si sono allungati. Pertanto molti medici di medicina generale, che mediamente hanno ricevuto circa 230 dosi per studio, si trovano costretti a fermare il lavoro di vaccinazione, in attesa di ulteriori dosi. Da precisare che mediamente ogni studio medico segue tra i 500 e i 600 pazienti, quindi le dosi sono inferiori al fabbisogno teorico. Ben oltre la metà dei lombardi potrebbe rimanere senza vaccino antinfluenzale, se tutti ne facessero richiesta.

I vaccini dovrebbero essere garantiti, gratuitamente, ai bambini dagli 0 ai 6 anni; agli ultra 65enni, ai soggetti fragili e con patologie, alle donne in gravidanza e al personale sanitario. Secondo alcuni medici c’è timore che non tutto il personale sanitario verrà sottoposto a vaccinazione, e su questo la Regione Lombardia dovrà provvedere rapidamente.

La lettera ai pm del governatore

Intanto il governatore Attilio Fontana ha scritto, su questo tema, una lettera alla procura di Milano, in cui sottolinea «Il timore di intraprendere iniziative o decisioni suscettibili del vaglio di legittimità da parte della magistratura paralizza di fatto l’opera dei funzionari di Aria (la centrale acquisti della Regione Lombardia) che si rifiutano di acquistare a trattativa privata salvo che il presidente Fontana ottenga l’autorizzazione della procura».

Secondo la lettera dei legali di Fontana ai magistrati anticipata dal Corriere della Sera, l’attività della centrale d’acquisto è di fatto paralizzata dai timori delle inchieste, al punto da ostacolare la trattativa con una società svizzera per l’acquisto di 350mila dosi di vaccino antinfluenzale, merce tanto rara quanto ricercata anche in Lombardia. La Regione è in emergenza per il vaccino contro l’influenza, sulla cui mancanza «c'è ampia polemica», si legge nella lettera, secondo cui «è urgente e vitale assumere le iniziative più efficaci», in modo che il governatore possa «avvalersi delle prerogative attribuitegli nelle situazioni di emergenza» e, «come soggetto attuatore, acquistare i vaccini a trattativa privata».

Il documento non è una richiesta di «salvacondotto », concludono i legali, ma una semplice informativa, con cui si comunica ai pm che Fontana si appresta ad assumersi la responsabilità di comprare i vaccini a trattativa privata.

Il caos delle dieci gare

La fornitura di vaccini in Lombardia ha avuto non pochi problemi. Le prime gare sono state bandite solo a maggio, prima ad prezzo troppo basso (4,5 euro a dose), con risultato nullo, e poi con un’ulteriore tentativo “correttivo” andato deserto. Da allora sono seguiti altri otto bandi, gestiti da Aria. La decima gara è quella assegnata a Falkem Swiss, alla cifra monstre di 26 euro a dose. C’è stata anche la gara, a settembre, per il potenziale acquisto di una partita da 400mila dosi dalla Cinese LifeOn, ma il prodotto si è rivelato non certificato dall’Aifa. Consegna annullata. E intanto la procura su questa vicenda ha avviato un’inchiesta conoscitiva.

Sulla vicenda si è già aperto da tre mesi lo scontro politico a Palazzo Lombardia. L’opposizione ha denunciato la situazione, con il Pd in prima linea. «Siamo arrivati alla fine della campagna vaccinale e ancora non è chiaro dove le persone che ancora non si sono vaccinate debbano andare, mentre le quantità rischiano di non coprire tutti i richiedenti», dice la democratica Carmela Rozza che per prima ha messo sotto la lente la vicenda delle gare fallite. L’assessore al Welfare Giulio Gallera ha sempre difeso l’operato della Regione, parlando di circa 3 milioni di dosi garantite.

La risposta della procura

Dopo la lettera inviata dal governatore della Lombardia Fontana alla procura, è arrivata la risposta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. «L’approvvigionamento dei vaccini, così come di altre forniture pubbliche, è di responsabilità esclusiva della pubblica amministrazione. La Procura non ha alcun ruolo al riguardo. Non è quindi la magistratura che blocca l'azione amministrativa». La procura non intende replicare alla lettera. «La magistratura - dice - ha il ruolo di verifica della legalità dell’azione amministrativa in relazione all'eventuale commissione di reati».

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