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Allarme World Bank: crisi epocale, in recessione anche i Paesi emergenti

Pil in calo del 5,2% nel 2020, quarto peggior tracollo da 150 anni, con un rimbalzo del 4.2% per il 2021. Per gli Emergenti prima recessione dal 1960, milioni di persone a rischio indigenza

di Gianluca Di Donfrancesco

Il debito pubblico reggerà l'impatto della pandemia?

Pil in calo del 5,2% nel 2020, quarto peggior tracollo da 150 anni, con un rimbalzo del 4.2% per il 2021. Per gli Emergenti prima recessione dal 1960, milioni di persone a rischio indigenza


2' di lettura

Una recessione senza precedenti, l’aveva definita l’Fmi ad aprile, quando si era ancora nelle fasi iniziali della pandemia da coronavirus. E ora arriva la conferma, l’ennesima, della Banca mondiale: in un rapporto appena diffuso, l’istituto prevede per l’economia globale il crollo più violento dalla Seconda guerra mondiale. Se le contrazioni più marcate si registreranno tra i Paesi avanzati, gli Emergenti accuseranno la prima recessione dal 1960 (anno di inizio della serie storica), con milioni di persone a rischio indigenza.

Il Pil pro capite diminuirà in oltre il 90% dei Paesi

Nel 2020, il Pil mondiale potrebbe diminuire del 5,2% (e il commercio del 13%), nella quarta recessione più grave degli ultimi 150 anni, dopo quelle del 1914, del 1930-32 e del 1945-46 (date associate ai due conflitti mondiali e all’ascesa dei regimi totalitari). Il rimbalzo previsto per il 2021 è del 4,2 per cento. Le economie emergenti e in via di sviluppo subiranno una flessione del 2,5 per cento. Il Pil pro capite diminuirà in oltre il 90% dei Paesi, spingendo tra 70 milioni e 100 milioni di persone in condizioni di estrema povertà (con meno di 1,9 dollari al giorno di reddito), ha affermato Ceyla Pazarbazioglu, vicepresidente della Banca mondiale. Il calo medio del Pil pro capite sarà del 3,6%. «Questa è la prima recessione dal 1870 innescata esclusivamente da una pandemia» ed è ancora in corso, ha detto Pazarbazioglu. Se in Europa la malattia sembra progressivamente sotto controllo, Paesi come Brasile, Russia e India vedono aumentare i contagi. Dato il clima di incertezza, «ulteriori correzioni al ribasso sono molto probabili», ha concluso Pazarbazioglu.

L’impatto vero con i dati del secondo trimestre

Lo stesso avviso lanciato dall’Fmi, quando ad aprile aveva previsto un calo del Pil mondiale del 3% (anche se calcolato con metodologia diversa). Il Fondo aggiornerà le sue stime il 24 giugno, ma ha già più volte indicato che la crisi si è rivelata peggiore di quanto immaginato due mesi fa. Secondo gran parte degli analisti, i cali visti in molti Paesi nel primo trimestre del 2020 non riflettono del tutto l’impatto del blocco economico deciso per fermare il contagio, che ha fatto sentire la sua forza soprattutto tra aprile e maggio. Bisognerà pertanto aspettare i dati del secondo trimestre. Secondo la Banca mondiale, la flessione per le economie avanzate sarà del 7%: a guidare il crollo c’è l’Eurozona, con un calo del 9,1% (+4,5% nel 2021). Gli Stati Uniti registreranno una flessione del 6,1% (+4% nel 2021). Storica recessione per l’India: la Banca mondiale prevede una flessione del 3,2%. Salva il segno «più» la Cina, che continuerà a crescere, seppure di appena l’1%, ai minimi dal 1976.

Un secondo lockdown avrebbe effetti devastanti

Rispetto a questo scenario-base (che assume il continuo calo dei contagi e la revoca progressiva del lockdown a giugno, con alcune misure di controllo in vigore anche nel terzo trimestre), la Banca mondiale ne ha elaborati due alternativi. Se la pandemia persistesse più a lungo, imponendo il proseguimento o la reintroduzione del lockdown per altri tre mesi, il Pil globale si ridurrebbe di quasi l’8% quest’anno e il rimbalzo nel 2021 sarebbe molto contenuto. Se al contrario il lockdown potesse essere in gran parte revocato nel breve termine, la contrazione sarebbe del 4%, comunque più del doppio rispetto alla crisi finanziaria globale del 2009.

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