L’incontro

Alleanza di 12 Paesi per promuovere in sede Onu la dieta mediterranea

Spiega il segretario generale del ministero degli Esteri Elisabetta Belloni: «Sono lieta di annunciare che Cipro, Croazia, Grecia, Marocco, Portogallo, Spagna ma anche Giordania, Libano, Tunisia, Egitto e San Marino hanno voluto istituire con l’Italia un’alleanza per i princìpi della dieta mediterranea»

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

Un’alleanza tra 12 paesi per promuovere una diffusione su scala globale della dieta mediterranea. Ad annunciarlo - alla Fao a Roma nel corso dell’incontro «Oltre 2mila anni di Dieta Mediterranea: un viaggio dagli antichi romani al riconoscimento Unesco del 2010. La dimensione culturale del cibo» organizzato dalla Rappresentanza permanente italiana all’Onu a Roma - è stato il segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni.

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L’incontro è stato il primo di una serie di appuntamenti che Fao e Governo italiano organizzeranno fino al 2020 in occasione del decennale del riconoscimento Unesco della dieta mediterranea come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità riconoscimento avvenuto a Nairobi il 16 novembre del 2010.

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Spiega il segretario generale della Farnesina Belloni: «Sono lieta di annunciare che Cipro, Croazia, Grecia, Marocco, Portogallo, Spagna ma anche Giordania, Libano, Tunisia, Egitto e San Marino hanno voluto istituire con l’Italia un’alleanza per i princìpi della dieta mediterranea. Un’alleanza aperta che auspichiamo possa estendersi ad altri Paesi e che punta a promuovere uno stile di vita, una cultura dell'alimentazione su basi scientifiche che cioè ha dimostrato di dare benefici in termini di salute, benessere sociale ed economico».

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Aggiunge la Belloni: «Ciò che ci proponiamo non è un mero esercizio intellettuale ma dimostrare la validità scientifica della dieta mediterranea come modello di sviluppo agricolo e di alimentazione sostenibile, che contribuisca agli obiettivi dell’Agenda 2030. La prossima settimana, inoltre, inizierà l’Assemblea generale delle Nazioni Unite che andrà avanti per molti mesi. Ci saranno occasioni per poter valorizzare l'iniziativa che abbiamo lanciato oggi sull’alleanza della dieta mediterranea, non solo in eventi Onu ma nei contatti bilaterali con i leader degli altri Paesi, per poter promuovere il sistema Italia».

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E gli obiettivi di valorizzazione della Dieta Mediterranea sono stati sposati anche dal direttore generale della Fao Qu Dongyu. «La dieta mediterranea – ha aggiunto Dongyu - promuove la produzione alimentare locale, incoraggia l'agricoltura sostenibile, tutela il paesaggio e ha un basso impatto ambientale, e va difesa, al pari di altre diete sane dalle nuove abitudini di nutrizione moderne che prevedono soluzioni alimentari veloci. Occorre invece tutelare gli alimenti e gli stili di alimentazione tradizionali dei diversi paesi e che invece spesso rischiano l'estinzione».

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Un nuovo tentativo si sta facendo largo quindi, per valorizzare la Dieta Mediterranea a quasi dieci anni dall’importante riconoscimento Unesco. Una nuova iniziativa che prende le mosse stavolta dalle rappresentanze diplomatiche dei paesi coinvolti e che punta a compiere concreti passi avanti nel solco delle iniziative Onu dei prossimi mesi. Un contesto e degli obiettivi quindi completamente diversi dalle iniziative che negli scorsi anni sono nate anche in Italia (da ricordare il Forum sulla Dieta Mediterranea di Imperia) e che si sono spesso scontrate con le difficoltà, anche burocratiche, di utilizzare a fini commerciali il prestigioso riconoscimento Unesco.

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Questa nuova iniziativa parte da un aspetto chiave: la valenza culturale del cibo. «Il cibo e l’alimentazione – ha spiegato il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio – sono da tempo percepiti come qualcosa che va molto al di là del sostentamento. E la valenza culturale è legata a doppio filo alle tradizioni che in un paese dalla storia millenaria come l’Italia sono molto forti e variegate. Ma oltre alla valenza culturale del cibo, auspico che si parli di più anche di cultura del cibo. Che si chiarisca che il fitto e capillare sistema dei controlli sugli alimenti che opera in Italia quasi azzera i rischi per la salute umana a dispetto dei tanti allarmi che vengono lanciati a sproposito (come quelli sul grano Ogm che di fatto non esiste). Come è necessario che si arrivi a una diversa percezione dei mercati internazionali e degli accordi commerciali bilaterali. L’Italia è un paese esportatore. Ed è quantomeno contradditorio chiedere di promuovere la cultura alimentare italiana, anche mediante la dieta mediterranea, e poi non sostenere le intese commerciali come il Ceta che di certo consentiranno all'Italia di esportare di più e ai prodotti made in Italy di raggiungere un maggior numero di consumatori».

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