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Alleanza Pd-M5S alla prova, scricchiola il centrodestra

Assente alle elezioni del 2017, l’asse tra dem e 5 Stelle vive in 18 capoluoghi su 26. Da Palermo a Viterbo e Verona. Salvini e Meloni divisi in sette città

di Barbara Fiammeri e Emilia Patta

Letta a Speranza: "Superiamo le divisioni del 2018"

3' di lettura

«Stavolta giochiamo fuori casa», ammette il responsabile Enti locali del Pd Francesco Boccia. Già, perché dei 26 capoluoghi di provincia che andranno al voto il 12 giugno ben 20 sono ora nelle mani del centrodestra (4 sono anche capoluoghi di Regione: Genova, l’Aquila, Catanzaro e Palermo, di cui si è scritto su queste colonne il 21 aprile).

Alleanza Pd-M5s in 18 capoluoghi al voto su 26

E mentre la storica coalizione di centrodestra comincia a dare segni di cedimento, con la rivalità tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni che in alcuni casi porta a candidature diverse, il campo largo che faticosamente il segretario del Pd Enrico Letta sta cercando di costruire in vista delle politiche del 2023 - nonostante le divergenze con Giuseppe Conte sulla politica internazionale - è ai suoi primi vagiti: assente nel 2017, l’alleanza tra i dem e i 5 stelle è diventata realtà nel 50% dei casi alle amministrative di ottobre e ora si avvia a concretizzarsi nell’80% dei capoluoghi - assicura Boccia - con anche il primato di candidate donne: 9 contro 3. «L’accordo è chiuso in 16 città, e in due stiamo per chiudere, quindi arriveremo sicuramente a 18 su 26».

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Gli ultimi accordi chiusi

Un’alleanza in crescita dunque, quella tra M5s e Pd, considerando anche che il M5s non presenterà sempre il simbolo (ad esempio nelle venete Padova e i pentastellati saranno ospitati nelle liste del candidato sindaco sostenuto dal Pd: a Padova l’uscente Sergio Giordani e nella città di Giulietta e Romeo l’ex calciatoreVerona Damiano Tommaso, entrambi sostenuti anche da Italia Viva di Matteo Renzi e da Azione di Carlo Calenda). Chiuso negli ultimi giorni l’accordo tra Pd e M5s ad Alessandria, Asti, La Spezia, Pistoia, Taranto e Messina, le trattative sono ancora in corso a Gorizia, Como, Frosinone, Rieti, Viterbo e Barletta.

Geometria variabile

Il M5s non farà invece parte del campo largo a Monza, Cuneo, Belluno, Piacenza e Pisa. E naturalmente in quasi tutte le città dove non ci sono i 5 Stelle ci sono i renziani e Azione, che addirittura a Genova hanno deciso di appoggiare il sindaco uscente del centrodestra Marco Bucci, mentre la sinistra di Leu si conferma l’alleato del Pd più affidabile. Letta e Boccia sono comunque riusciti nel miracolo di fare il campo larghissimo, dal M5s a Italia Viva, almeno in due città: Lodi e Pistoia.

Centrodestra senza intesa in 7 capoluoghi

Anche sul fronte del centrodestra i numeri dicono che su 26 comuni capoluoghi di provincia in 19 Lega, FdI e Forza Italia si presenteranno compatti. Ma i numeri non dicono tutto. Quei 7 Comuni in cui il centrodestra potrebbe alla fine sostenere candidati diversi sono la spia più evidente dell’implosione della coalizione. L’epicentro è la Sicilia, dove non solo a Palermo ma anche a Messina si moltiplicano le candidature mentre si cerca di trovare l’intesa su quella che è la vera posta in gioco: la scelta di riconfermare o meno Nello Musumeci alla guida della Regione per la quale si voterà a ottobre.

Caos in Sicilia

A Messina Matteo Salvini è dovuto intervenire personalmente per riportare ordine nel suo partito che in prima battuta aveva dichiarato di sostenere il candidato di Forza Italia e Udc, Maurizio Croce. Invece alla fine il Capitano ha promosso la candidatura di Federico Basile, che non è leghista ma fedelissimo di Cateno De Luca, il sindaco uscente che punta ora ad aggiudicarsi la poltrona di Musumeci difesa senza se e senza ma da Giorgia Meloni. E infatti FdI né a Messina né a Palermo è disponibile a un’intesa che non preveda anche la riconferma dell’attuale presidente della Regione.

Le divisioni in Veneto

Ma anche salendo verso Nord l’aria che tira è pesante. A Viterbo i candidati del centrodestra potrebbero alla fine essere addirittura 4. La rottura provocata dalla sfiducia al sindaco uscente Giovanni Arena non si è infatti sanata. E divisi si presenteranno anche a Verona. Nella città scaligera Forza Italia a ore ufficializzerà il sostegno all’ex sindaco ed ex leghista Flavio Tosi, mentre Lega e FdI hanno raggiunto l’accordo per la riconferma dell’attuale primo cittadino Federico Sboarina, recentemente approdato nelle fila del partito della Meloni. Si dice che FdI in questo modo si sarebbe convinta a dare a sua volta il via libera a Padova a Francesco Peghin, che la Lega aveva già ufficializzato.

Il caso Parma

In questo domino rientra anche il caso Parma dove ancora (ma le quotazioni sono favorevoli) non è stata ufficializzata la candidatura dell’ex sindaco Pietro Vignali, che ha il sì di Lega e Fi e attende quello di Fdi.

Riflettori sulle politiche del 2023

Chiaro che in ballo non c’è infatti solo la scelta dei candidati sindaci. Tutti si muovono guardando già alle politiche del 2023. I ripetuti incontri a due tra Salvini e Berlusconi confermano che l’ipotesi di trasformare il “centrodestra di governo” in un’unica formazione politica è sul tavolo: con l’evidente obiettivo di sbarrare a Meloni la strada di Palazzo Chigi in caso di vittoria della coalizione.

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