I TRASPORTI

Alleanze e nuove tecnologie per una mobilità sostenibile

Accordo tra Eni e Toyota per favorire la diffusione di veicoli a cella combustibile che combinano idrogeno e ossigeno per produrre elettricità

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Accordo tra Eni e Toyota per favorire la diffusione di veicoli a cella combustibile che combinano idrogeno e ossigeno per produrre elettricità


3' di lettura

Se l’idrogeno rappresenta una nuova frontiera su cui puntare, allora un contributo importante può arrivare anche dai trasporti su cui convergono molti degli sforzi messi in campo per ridurre le emissioni. Ecco perché, seppure a macchia di leopardo, le tecnologie a idrogeno cominciano a prendere piede nel trasporto pubblico - con alcune grandi città, come Parigi, Londra e Amsterdam, che hanno già avviato una svolta in tal senso -, ma anche tra le industrie che mettono insieme le forze per stimolare il cambio di rotta verso una mobilità a basse emissioni di carbonio. È la via intrapresa da Eni e Toyota che hanno siglato nel 2019 due accordi di partnership per favorire la diffusione di veicoli a celle a combustibile che combinano idrogeno e ossigeno per produrre elettricità. Gli accordi prevedono inoltre che Eni realizzi due nuove stazioni di servizio, la cui progettazione è già stata ultimata e per le quali si attendono i permessi per la costruzione (la conclusione dei lavori è fissata entro il 2021).

La prima sorgerà a San Donato Milanese, dove l’idrogeno sarà prodotto in sito da elettrolisi e compresso, utilizzando l’acqua come materia prima per poi renderlo disponibile per la flotta di auto Mirai che Toyota metterà in servizio. La seconda, invece, sarà realizzata a Venezia dove, nel settembre scorso, Eni, sempre in asse con Toyota, ha sottoscritto un’intesa con il Comune di Venezia. L’idrogeno sarà approvvigionato, non appena verrà completato l’impianto “waste to hydrogen”, nella bioraffineria Eni a Porto Marghera dove il gruppo si è alleato con NextChem, la controllata di Maire Tecnimont per la chimica verde. L’impianto erogherà l’idrogeno per la flotta Mirai e gli autobus del servizio pubblico cittadino.

Nel giugno 2019, Eni e il “braccio” di Maire Tecnimont hanno infatti firmato un accordo di partnership per lo studio e la realizzazione di una tecnologia di conversione, tramite gassificazione ad alta temperatura e a bassissimo impatto ambientale, di rifiuti solidi urbani e plastiche non riciclabili per la produzione di idrogeno e metanolo, la cui fattibilità è stata appunto valutata per l’impianto di Porto Marghera. L’idrogeno nella bioraffineria di Venezia è considerato dal gruppo indispensabile per la produzione di biocarburanti attraverso la tecnologia Ecofining che consente di rimuovere l’ossigeno dalle cariche vegetali, dagli oli usati di frittura, da grassi animali e da altri scarti con cui viene prodotto il biodiesel Hvo. Lo studio di ingegneria in corso prevede quindi la realizzazione, presso l’impianto, di un impianto di gassificazione ad alta temperatura del plasmix (mix di plastiche attualmente non riciclabili) e Css (combustibile solido secondario) per la produzione di idrogeno. E percorsi analoghi, in cui l’economia circolare contribuisce a sviluppare soluzioni per la mobilità sostenibile a partire da scarti e rifiuti, sono in pista anche presso la raffineria di Livorno e l’impianto di Gela, anche grazie alle partnership sottoscritte dal gruppo con Utilitalia, Conoe (Consorzio nazionale oli e grassi vegetali e animali esausti) e RenOils che si occupa della corretta gestione di oli, grassi vegetali e animali alimentari esausti, ma anche con diverse multiutility incaricate della raccolta e del trattamento dei rifiuti.

Accanto ai biocarburanti ottenuti dallo sfruttamento di scarti e rifiuti, Eni ha poi promosso anche l’uso di terreni marginali testando in Tunisia la coltivazione di ricino su terreni predesertici in modo da ottenere una biomassa idonea per le bioraffinerie e per la produzione di biocomponenti per il gasolio. E, sempre in un’ottica di sostenibilità ambientale, l’azienda sta poi lavorando sul recupero di biomasse e scarti della filiera agricola e zootecnica per produrre biometano e per sostenere l’intera catena del valore attraverso accordi di collaborazione con il Consorzio italiano biogas, Coldiretti e Confagricoltura e il dialogo costante con le aziende produttrici di biogas. Senza tralasciare l’impegno sul metano tra i carburanti alternativi a più basso impatto ambientale e su cui il gruppo vanta una posizione ormai consolidata, come pure lo sforzo sul fronte della mobilità elettrica (dove Eni ha, tra l’altro, un piano quadriennale di installazione di colonnine di ricarica in circa 350 stazioni di servizio) e del car sharing, il servizio partito nel 2013 da Milano e oggi attivo anche a Roma, Firenze, Torino e Bologna con circa 950mila iscritti (a fine 2019, ultimo dato disponibile) e una media di 400 iscrizioni al giorno.

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